Gian Enrico Rusconi : “Uniti nell’odio per la Merkel, tanti gli europei con B.”

Ombra nera, secondino d’Europa, pietra invece che cuore. Esiste solo la Germania nelle piazze di Lisbona e di Roma, di Atene e di Parigi. Traghetta odio, mangia rancore, diviene vessillo della finanza amorale perché detiene il codice dei soldi, e usa la leva del potere immemore dei suoi crimini, irresponsabile della memoria, perfino della Shoah.
Gian Enrico Rusconi, politologo torinese, è tra gli italiani più accreditati a Berlino.
Nella sua doppia cittadinanza culturale, vive la rabbia italiana e lo stupore tedesco.
Perchè ci detestano così tanto? É una domanda ricorrente e sconsolata. É un chiodo conficcato nella carne viva di una società in salute, civile, democratica. Perchè ci trattano in questo modo? A Berlino se lo chiedono senza riuscire a darsi una risposta. Loro hanno semplicemente rispettato gli impegni, chiedono agli altri di fare altrettanto.


É la loro rigidità per noi inspiegabile, abituati come siamo a promettere e dimenticare, e ripromettere e di nuovo scordarcene.
Siamo nel campo del ritratto psicologico di una nazione, ma qui si illustra un paradosso del quale dobbiamo tener conto. La Germania è indubitabilmente il Paese dove la democrazia funziona meglio. I poteri non si sovrappongono, non interferiscono e riescono a sviluppare un’energia positiva e una partecipazione piena alla cosa pubblica. Si disse, al tempo dell’euro, che finalmente la Germania sarebbe stata ingabbiata, nel senso di essere tenuta più agevolmente a bada, con la moneta unica. Oggi invece scopriamo, senza nemmeno tentare di ricordare cosa abbiamo affermato all’inizio di questa avventura, il contrario: è l’euro che ha permesso alla Germania di uccidere l’Europa”.
E l’antagonismo politico diviene prima inimicizia poi ritorsione e quindi offesa: dobbiamo abituarci in questa campagna elettorale italiana a sentire chiamare i tedeschi di nuovo nazisti?
È questa la più grande, spaventosa ignominia. Auschwitz è divenuta per loro oramai una forma di religione civile. Un cammino iniziato più di trent’anni fa e maturato nella quasi totalità della società. Certo, restano i neonazisti, ma sono frange estreme e del tutto ininfluenti rispetto al monumentale processo di responsabilità e di recupero della memoria. Si deve ritornare indietro di cinquant’anni per documentare forme di silenzio, di inerzia. Perciò le parole di Berlusconi sono state vissute come becerume, pensiero inquinato e sporco oltreché offensivo.
Gli italiani non hanno idea di quale immagine negativa si ha in Germania di Berlusconi e del berlusconismo.
Gli italiani hanno consentito che reggesse per vent’anni. E lo hanno applaudito a lungo.
“E i tedeschi segnalano questa corresponsabilità, la ricordano sempre, non si capacitano di come ancora oggi gli sia permesso di parlare. Non è plausibile per loro, non è concepibile. Punto.
I nostri difetti sono così enormi, come pure le responsabilità, da essere divenuto un segno caratteristico della nostra identità nazionale. Però anche a Berlino un principio di autocritica dovrebbe manifestarsi. Il rigorismo ha condotto la Grecia alla fame, il sistema capitalistico è collassato senza che seguisse una minima riflessione politica.
È vero, concordo. Devo dire che segni di inquietudine, domande del tipo: dove abbiamo sbagliato, come possiamo fare per alleggerire il peso di questa incomunicabilità, stanno iniziando ad essere visibili. Quel che manca in Germania è l’opposizione alla gestione della Merkel, alla sua perfetta manutenzione del sistema. É la socialdemocrazia che non riesce a manifestare un pensiero, ad aprire un varco, illustrare un processo riformatore.
In Germania non esiste opposizione.
Purtroppo no. E si è persa la società degli intellettuali, la revisione critica del presente. C’era Kohl ma c’è stato Schmidt, persino Schroeder ha fatto percepire minime identità progressiste. Adesso non c’è più niente. Merkel è una donna forte che governa bene, ma conserva tratti marcatamente populisti. Chi le si oppone? Il niente. E questo non va bene.
Se il 25 maggio dovesse essere eletto un Europarlamento dichiaratamente antitedesco?
Temo quel giorno. Perchè credo che la Germania rifiuterebbe decisamente l’idea di acquistare gli eurobond per finanziare il debito, per esempio. Temo che possa andare nel senso opposto di quel che a Roma si paventa: e cioè che siano i tedeschi a decidere di abbandonare l’euro, costruire una doppia moneta e abbattere ogni sogno di unità europea. É una possibilità concreta, un pericolo reale. 

Non c’è davvero un’alternativa?
Esiste la possibilità, in ragione di un voto sempre critico ma più articolato, che si apra un varco alla riflessione, alla rimeditazione della strategia tedesca. Certo che quel Paese adesso ci guarda con sfiducia. Aveva scommesso tutto su Monti e ha perso. Adesso sta zitto e non ha parole (a me sembra che non abbia neanche voglia) di giudicare Renzi, il nuovo italiano che avanza.

da: Il Fatto Quotidiano 30 aprile 2014

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