Coronavirus, vorremmo che i medici fossero eroi invincibili. Ma chi viola le regole consuma questo capitale umano

Notizia dalla provincia di Foggia: festa di compleanno in un agriturismo, cento invitati. Fuggi fuggi dopo l’intervento della polizia.

580 ieri, 630 oggi e la statistica ci dice che il trend continuerà ad essere nelle prossime settimane – due/tre settimane – ancora crudele. Perché i morti che verranno, e saranno tanti, rappresenteranno la coda funesta di un contagio che forse avrà raggiunto nei giorni precedenti il cosiddetto plateau, il piano alto della curva, prima di flettersi verso il basso. I morti che verranno saranno figli anche del deterioramento delle cure, dell’assistenza che si farà tardiva, del peso insopportabile che medici e infermieri hanno da mesi sulle spalle. È questo capitale umano che va in fumo e progressivamente si nebulizza, riduce le sue performance e così le urgenze, quando divengono massa critica, regrediscono al regime ordinario. Si fa il possibile, ma quel possibile di oggi è sempre un pochino meno di ieri e quello di domani sarà ancora un pochino di meno di quel che si è fatto oggi.

Vorremmo che i medici fossero eroi, vorremmo che ci salvassero tutti e in qualsiasi condizione, per qualunque emergenza, a qualunque età. E non vorremmo mai che si sentissero stanchi, storditi dalla fatica, irretiti dalla paura di prendere il posto di coloro che stanno curando.

Invece anche il capitale umano si consuma, anche le competenze, quando sono messe di fronte a una prova troppo superiore dell’energia disponibile si infiacchiscono.

Perciò la pandemia è la forma più organizzata di aggressione alla solidarietà e persino alla compassione. I cento partecipanti alla festa di compleanno di cui abbiamo letto sono il crudelissimo stigma di una società che nel gioco altrettanto crudele dell’indifferenza scorge l’avvenire.

Da: ilfattoquotidiano.it

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