L’amore analfabeta del Grande Fratello Vip

Nell’età dell’odio e del rancore sociale, figlio della paura e di una nuova povertà che avanza, c’era solo un luogo in cui la parola “amore” figurava in testa alla classifica: la casa del Grande Fratello che per fortuna ieri si è chiusa. Un teatro televisivo e tanti teatranti che hanno inflitto a questa parola, testimonianza del più enorme sentimento umano, una umiliazione continua.

Cristiano Malgioglio, capo della speciale squadra omicidi dell’alfabeto, l’ha distribuita come fosse una pizzetta da asporto: amore di qua e di là. Amore a chiunque e a prescindere. Essendo Malgioglio in quella casa il leader (e dunque fatevi due conti) la truppa, soprattutto quella femminile, si è sentita in diritto di prodursi nell’emulazione. Parlavano delle unghie? “Ma tu amore lo sai che…”; della fame: “Amore non ce l’ha fatto più”; dei vestiti: “Amore, ho freddo”; della cucina da rassettare: “Amore, chi pulisce?”.

È finito il Grande Fratello Vip ed è finito anche l’abuso di una parola magnifica ridotta a scarto analfabeta della televisione.

da: ilfattoquotidiano.it

Tutti in Alabama, dove il voto si compra

L’Alabama è tra gli otto Stati più poveri degli Usa. In Alabama la legge prevede che il diritto di voto venga sospeso come pena accessoria anche per molti reati comuni. In Alabama il prossimo 12 dicembre si voterà per eleggere uno dei due rappresentanti nel Senato di Washington. Ma sono 286.266 le persone – come ci ricorda un bel reportage di Internazionale – che lo potranno fare solo a condizione di riscattare col denaro il loro diritto di voto, perduto a seguito di una condanna. Essendo per lo più poveri e per lo più neri, pochissimi di loro lo faranno. Fossero italiani troverebbero di sicuro tanti candidati generosi a fare da garanti pronta cassa. E noi sicuramente parleremmo del mercatone all’ingrosso dei partiti acquistati con carta di credito, dell’outlet dei diritti civili, della vergogna eretta a legge.
Ecco, solo per consigliare questo: quando parlate dell’America come della frontiera della modernità, della civiltà, della tolleranza, pensate che c’è New York ma anche l’Alabama.

da: ilfattoquotidiano.it

Se questo è un uomo

Marcello Pizzi da anni si prendeva cura dell’ospedale della sua città, Isernia, depredato dagli sprechi, derubato della sua identità di presidio sanitario efficiente e universale. L’ospedale negli ultimi tempi era divenuto uno scheletro, svuotato nei posti letto, nelle divisioni chirurgiche, nel laboratorio di analisi. Anche il corpo di Marcello, negli ultimi tempi, si era ammalato. Ieri non ce l’ha fatta più.

Non avendo più posti disponibili nella morgue dell’ospedale, la bara è stata posta in uno stanzino, a fianco dei rifiuti. La moglie aveva supplicato di trasferirlo altrove, chiesto un minimo di umanità. La direzione del nosocomio ha opposto un netto rifiuto.

E così a Marcello, che ha combattuto contro la sporcizia del potere, è stata riservata la più disumana delle sorti possibili: dentro una bara, a mezzo metro da cumuli di spazzatura.

E questo è un uomo?

da: ilfattoquotidiano.it

Ostia, le conseguenze di un naso rotto

A volte il bene è figlio del male. Grazie al naso rotto, di proprietà del collega Daniele Piervincenzi, lo Stato si è accorto:

a) che esiste Ostia

b) che anche a Ostia esiste la mafia

c) che la mafia del litorale è capeggiata dalla famiglia Spada (ieri arrestato anche il guardaspalle di Roberto, quello della testata).

Noi invece ci siamo accorti:

a) che la Rai benché abbia 1700 giornalisti in organico e due miliardi di introiti l’anno, realizza i suoi migliori programmi affidandoli a ditte esterne;

b) che Daniele Piervincenzi non è un giornalista Rai, come falsamente affermato, ma un precario retribuito da una società terza appaltatrice del programma;

c) che la Rai ingaggia sistematicamente, con la qualifica di programmisti-registi, altri centinaia di colleghi lucrando enormi guadagni ed evadendo in modo clamoroso il fisco;

d) che – infine – lo Stato dichiara di combattere la precarietà e il lavoro nero affidando alla sua più grande società pubblica il mandato di coltivare la precarietà e il lavoro nero.

da: ilfattoquotidiano.it

Se Trump assomiglia sempre di più a Razzi

King Jong-un è senza alcun dubbio il nemico più pericoloso dell’Occidente. Lo dice Trump, lanciando il consueto missile nucleare dalla piattaforma parolaia di Twitter. Non volendo dubitare della pericolosità del dittatore nord coreano, e nemmeno della ferocia con cui governa il triste destino della sua gente, ci interroghiamo su un punto: la Corea del Nord ha rotto i ponti con tutti, anche i cugini cinesi mostrano serie difficoltà nelle relazioni. Nel mondo resta solo il nostro Antonio Razzi ad avere frequentazioni di alto livello con quel governo. Non per svilire il ruolo del presidente Usa ma è sufficientemente accertato che il nostro Razzi spara cazzate in un numero infinitamente inferiore di quelle che in tutti questi mesi ha pronunciato Trump. Perché non tentare l’ultima carta?

da: ilfattoquotidiano.it

Un fascista è per sempre

Un fascista è per sempre. Prima agiva al coperto, preferendo la notte al giorno. Ha provato con la luce e ha visto l’effetto che faceva sfilando in corteo. Ad Ostia ha proseguito con una operazione simpatia, offrendo pacchi alimentari agli sventurati. Successone elettorale! E allora ha ripreso la via maestra e ieri a Como l’irruzione in un’assemblea per illustrare il decalogo del buon patriota. Ha però tenuto le mani a posto. Resta l’ultimo scatto d’orgoglio: la prova del manganello. Chissà domani.

da: ilfattoquotidiano.it