Prostituzione&Italia

prostituzioneFLAVIA PICCINNI

Uomini e donne nude, sulle strade, davanti agli occhi dei bambini, davanti agli occhi degli anziani, preservativi per terra, preservativi dentro i cassonetti, preservativi ovunque. Lo scenario apocalittico che descrivono giornali e televisioni è quello della guerriglia del sesso che si combatte ogni notte a bordo strada. Protagonisti sono prostitute e clienti che adesso tornano all’attenzione pubblica a causa del puntuale dibattito sul futuro dell’orgasmo a pagamento.
Quartieri a luci rosse? Ghetti? Espulsioni?
Sono queste alcune delle alternative possibili per evitare la schiavitù sessuale e se la discussione verrà affrontata in Parlamento ad agosto, si sprecano piani per regolamentare, debellare o semplicemente dimenticare l’amore a pagamento.
Spicca la proposta di Mara Carfagna, ministro delle Pari Opportunità, che propone di legalizzare l’esercizio in case chiuse e spiega quanto siano inutili i fogli di via per le prostitute fermate in strada. Continue reading

Quelle nomine fatte in casa

aslMARCO MORELLO

Mentre la Regione Lazio si arrabatta tra complessi piani di rientro e articolati tagli alle spese per tamponare le voragini nei conti, le singole aziende sanitarie non perdono occasione per andare controcorrente e tirare fuori dal cilindro grappoli di nomine. Violando, in alcuni casi, basilari principi di legalità e trasparenza. L’ultimo esempio in ordine temporale riguarda la Asl Roma E, che ha conferito da pochi giorni due incarichi quinquennali rinnovabili di direttore responsabile di Unità operativa complessa. E che, negli ultimi due mesi, ha pubblicato sul suo portale aziendale dieci bandi per altrettanti posti di rilievo.
«La mano destra non sa più cosa succede alla sinistra, tutto è fatto “alla paesana”», commenta prima di entrare nel merito il vicepresidente del Consiglio Regionale del Lazio Bruno Prestagiovanni. Che si è accorto di alcune irregolarità procedurali e, per fare chiarezza sulla vicenda, ha presentato una interrogazione urgente a risposta scritta. Il punto da cui partire è la normativa vigente in materia di incarichi di struttura in ambito sanitario, la quale obbliga «a procedere a un avviso pubblico da pubblicare sulla Gazzetta Ufficiale, sulla base di una rosa di candidati selezionati da un’apposita commissione», come spiega Stefano Santoli, consulente di diritto pubblico. L’Asl Rm E, invece, si sarebbe limitata a renderli disponibili on line, utilizzando la vaga dizione di «avvisi di selezione interna». Continue reading

Ogni doppia maledetta poltrona

doppiapoltronaNon vorrebbero, però sono costretti a ritirare due stipendi. Uno di loro, il senatore Cosimo Latronico (Pdl), con una eccellente dose di autoironia, dichiara: “Mi sento una vittima di questo privilegio”.
Succede sempre. All´inizio della legislatura un numero di neoparlamentari, questa volta sono trentanove, stenta a lasciare il vecchio incarico. Non sa, non ha capito, o se ha capito non ha correttamente compilato il modulo, o ancora non ha compiutamente registrato l´obbligo che gli deriva dall´articolo 122 della Costituzione che purtroppo esiste e recita: “Nessuno può appartenere contemporaneamente a un Consiglio o a una Giunta regionale e ad una delle Camere del Parlamento”. Per dirla tutta, trascina il vecchio mandato e lo assomma al nuovo. Era consigliere regionale, e per un pochetto di settimane, quattro, otto, dodici, se lo tira via e lo acclude, come fosse un altro benefits, a quello attuale di senatore o deputato. Doppio lavoro e fin quando dura, anche, a norma di legge, doppio stipendio.
Ma tutto, è questo il bello!, contro la sua volontà. Egli infatti spesso comunica nei termini la propria volontà di optare per il Parlamento ma il consesso che lascia resiste, prende tempo. E le dimissioni, per essere efficaci, hanno bisogno di un voto. Facile direte. Invece è pratica che inghiotte settimane se non mesi. Non è affatto semplice accertare quel che è già accertato e definire quel che, insomma, è già abbondantemente definito: cassare il tizio che si è trasferito a Roma e nominare Caio, primo dei non eletti. Questi ritardi consentono ai cumulanti di cumulare, lo dice la parola stessa, anche il reddito: con i due stipendi si raggiunge e si supera abbondantemente i ventimila euro mensili. Per alcuni (assessori e presidenti di Consiglio regionali) il cumulo è ancora più ricco.Continue reading

Mia sorella

miasorellaMANUELA CAVALIERI

“Prima di tutti vennero a prendere gli zingari e fui contento perché rubacchiavano.
 Poi vennero a prendere gli ebrei e stetti zitto perché mi stavano antipatici.
 Poi vennero a prendere i comunisti ed io non dissi niente perché non ero comunista.
 Un giorno vennero a prendere me e non c’era rimasto nessuno a protestare”

Bertold Brecht
Berlino 1932

Tredici. Una cifra vuota di significato.
L’abbiamo distrattamente ascoltata senza troppa costernazione. In fondo non erano italiani onesti e timorati. Solo clandestini. Senza storia, senza volto, senza anima.
Sono morti giovedì in acque libiche, 150 miglia a sud di Lampedusa. Li ha uccisi la speranza. Quella che li aveva spinti a lasciare la loro terra in cerca di un futuro migliore per i loro figli.
Si erano affidati ad un barcone fatiscente provveduto da criminali senza scrupoli. Avevano venduto case e proprietà per pagarsi la traversata.
Una roulette: gli scafisti sono sempre pronti a lasciarti affogare in caso di pericolo.
Non è un accidente isolato. Lo scorso 19 marzo dalla Libia parte un peschereccio con 380 clandestini. Nordafricani, egiziani, senegalesi, nigeriani, somali. Donne e  bambini a bordo. Direzione Lampedusa. Qualcosa va storto e la nave comincia a imbarcare acqua. Questa odissea postmoderna si consuma in otto ore. Diciassette le vittime ufficiali, una quarantina in realtà. È l’affondamento di una barca fantasma, formalmente mai salpata. Continue reading

“Brunetta non si dimette? E io mi imbestialisco”

ghediniTutto fatto. Cioè tutto concordato, deciso, verbalizzato. “Dunque – disse Berlusconi – chi viene al governo si dimette da parlamentare”. Annuirono tutti e attesero la nomina. Trascorse due settimane, il primo a rendere esecutivo l´impegno è stato Franco Frattini. Con una lettera al presidente della Camera il ministro degli Esteri ha comunicato le sue dimissioni da deputato. Poi ne ha scritta una seconda. Sempre al presidente della Camera: “Ritiro le dimissioni”.
Nel centrodestra si festeggia. Queste piccole questioni di poltrone e indennità sono poco rilevanti. Per tutti, o quasi. Famoso per la tigna con la quale scava nelle carte processuali, Niccolò Ghedini, avvocato di Berlusconi e frequentatore assiduo dei suoi segreti, sarà ricordato anche come il deputato più antipatico che sia mai esistito.
Lei mette paura, incute sospetto. E poi parla con chi non dovrebbe e soprattutto quando non dovrebbe.
“Mi lapideranno”.
Faranno bene perché queste cose devono rimanere riservate.
“Parlo perché è giusto. Gli impegni presi si rispettano. Io avvertii e chiesi prima che il governo si formasse. Ma tu, nel caso ci andassi, ti dimetteresti da parlamentare?”Continue reading

Ciliegie, munnezza e una “radio libera”

jatevenneSERENELLA MATTERA

Radio libere. Anni ’70. Giovani pronti a cavalcare la liberalizzazione dell’etere per dare voce a impegno civile, idee, bisogni, sogni. Mezzi poveri e voglia di dire. Ma soprattutto qualcosa da dire, qualcosa per cui lottare, qualcuno contro cui lottare. Una “causa”, si diceva una volta. Se ricorrono questi elementi si torna sempre lì, con strumenti diversi. Un pc, una webcam, una prolunga e qualcuno cui scroccare la connessione a internet. E magari un gazebo fornito dal Comune e una protesta che ti fa sentire in trincea.
Quando è iniziata la tregua tra amministratori locali e governo, i cassonetti rovesciati a mo’ di barricate hanno lasciato il posto agli stand della “Sagra della ciliegia”, frutto di stagione elevato a simbolo di una rivolta silenziosa. Dalle parti della rotonda “Titanic”, luogo dal nome beffardo, sono stati allineati tende, banchetti e un grande palco. Sulla via che porta dove potrebbe nascere una discarica l’atmosfera è calma, gli animi bellicosi sono sedati, ma promettono nuova battaglia se il governo dovesse fare quel che ha promesso, sversare a Chiaiano tutta la “munnezza” di Napoli. Durante la tregua, però, le telecamere si allontanano, la gente si distrae, la protesta rischia di scomparire, agli occhi di chi abita fuori dal suo epicentro. E allora non resta che farsela in casa la tv, nelle orecchie il suono lontano di una radio libera.Continue reading

Vi dico un segreto

bigbrotherSABRINA PINDO

Due parole. Conflitto. Interesse. Singole, esistono ancora. Congiunte da una piccola preposizione invece non si sentono più. In tv, neanche a parlarne. Sui giornali, per l’amor del Cielo, no!
Parliamone invece di questa bestia nera: il conflitto d’interesse ci accompagna ancora, tutti i giorni, ma in maniera del tutto inspiegabile è sparito dal nostro vocabolario. Chi parla più dell’ingiustizia di essere al potere e nel contempo possedere gli organi di informazione che formano l’opinione del Paese? Oramai è fuori moda trattare l’argomento, assurdo persino usare queste parole. Hanno perso la speranza anche i maggiori esponenti del partito a lui avverso. Eppure viviamo questo problema ogni giorno, ciascuno nel proprio piccolo pezzo di mondo quotidiano.
Non ci credete? Vi sembra la solita storia dell’informazione manipolata che invece è liberissima di dire ciò che vuole anche contro al massimo esponente del partito avverso all’altro? Vi faccio un esempio facile facile e fresco fresco: Luigi De Magistris. Ve lo ricordate? È il magistrato da cui partì l’inchiesta Why not che indagava sulle interconnessioni tra l’alta politica, la criminalità organizzata, la massoneria deviata e una certa finanza con sede a San Marino. Non ricordate bene? Forse vi è più chiaro se facciamo un paio di nomi collegati a questa vicenda: Sandra Lonardo e Clemente Mastella. Strascichi giudiziari che hanno fatto cadere un governo. Questo sì che ve lo ricorderete! Continue reading

La forma dell’acqua

formaacquaFRANCESCA SAVINO

«Attraverso il deserto
andiamo già da lungo tempo»
Ernst Bloch

Hanno spostato un fiume. Come in una favola, in cui gli oggetti prendono la forma del tempo. C’è una terra che si chiama la “Verità”. Fra le case e i campi da coltivare, una discarica e le strade sterrate, nella Verità passa un torrente, il Cervaro. Cento chilometri da monte Gossateglia fino al golfo di Manfredonia. La traccia del corso d’acqua è scritta nel tempo, registrata da Plinio il Vecchio in “Naturalis historia”, e chiusa oggi in un’area protetta, soggetta a vincolo paesaggistico e idrogeologico. Poi ci sono loro. Dodici signori. Uno ha una ditta che si chiama Agecos, e smaltisce i rifiuti. Uno fa il chimico, uno l’agricoltore, uno il costruttore. Altri tre hanno un impianto di frantumazione. Gli altri viaggiano nelle loro aziende di trasporti. Lavorano tutti con la terra e sulla terra, qui nella Verità. C’è chi consuma, chi produce e anche chi crepa, ci sono i rifiuti da smaltire e una discarica che sta diventando troppo piccola per contenerli.
Scarti urbani, che dovrebbero provenire tutti dal vicino comune di Deliceto. Allora si fa una gara, e i nostri signori si mettono al lavoro. E la discarica si allarga, sì, ma non come dovrebbe. Gli scavi per realizzare il nuovo sito creano e portano a galla nuovi scarti, che andrebbero smaltiti in altri lidi: percolato di discarica, ma anche amianto e rifiuti urbani e speciali vengono invece ammonticchiati insieme, in un’area grande quanto il Circo massimo. Cinquecentomila metri cubi, un danno da milioni di euro per la discarica abusiva, forse, più grande d’Europa. Una strada di un chilometro viene costruita sui rifiuti, lascia passare i camion che li portano attraverso un piccolo ponte sul fiume Cervaro, deviato con i tubi e sommerso, in un’ansa, da decine di montagnole. Alte abbastanza da coprire gli alberi sulle rive dalle radici alla cima, studiate abbastanza bene da lasciare nello strato superficiale il materiale meno inquinante.Continue reading

Bondi chiede aiuto ad Alitalia

bondiCi sarà un modo per sopire la paura e infine digerirla. Ci sarà qualcuno, si è detto Sandro Bondi, che mi aiuti a salire su un aereo e mi costringa a restare seduto, con le cinture allacciate. Fermo, dritto, composto. E mi ricordi quel che scriveva Spinoza: “la paura non può essere senza speranza”. Solo chi subisce il terrore di volare può comprendere la straziante decisione del nostro ministro della Cultura. Nella sua vita stupefacente ha già sostenuto prove crudeli. Poco più che ragazzino al comando militare per gli obblighi di leva lo destinarono in Aeronautica: “Rimasi a terra tutto il tempo”. Vent’anni dopo scoccò la scintilla, il grande amore per Berlusconi. Si trasferì ad Arcore e obbligò moglie e figlio a seguirlo. La consorte resistette alcuni anni, poi migrò lontano. Boston, America. “Prendo la nave per andare a trovarla”. Coordinatore di Forza Italia, su e giù per lo Stivale: “Sapesse che strade, e quanti burroni…”.
L’innocua paura ha costretto quest’uomo gentile a sacrifici disumani, a notti insonni, e curve e cuccette puzzolenti. Fin quando ha potuto ha dunque resistito. Purtroppo però ogni resistenza si piega, ogni forza si consuma. Alla vista dell’agenda ministeriale, e delle mille miglia imposte dagli impegni di Stato, il più cocciuto, selvatico, irriducibile avversario dell’aereo ha chinato la testa. La sua resa non ha per fortuna testimoni, né occhi compassionevoli che possano raccontare lo sfinimento dell’anima e del suo corpo.Continue reading

Piccole radio crescono

radioCARLO TECCE

Informate il legislatore del Regio Decreto del 1912: il mondo s’è capovolto. All’epoca, alla genesi della comunicazione di massa, furono costituite due società private a capitale pubblico: la Radiofono Italiana e l’Italia Radio Audizioni Circolari. Prima della «Grande Guerra» e della «Grande Censura», le radio trasmettevano solcando infrastrutture statali e previa approvazione dei palinsesti da parte del Ministero delle Poste e delle Telecomunicazioni. Nessuno ci credeva. Nel 2008 convivono e sgomitano oltre duecento emittenti radiofoniche: da Radio Bella e Monella (Veneto) a Radio Maria, da Radio Babboleo (Puglia) a Radio Buon Consiglio. I riottosi anni ’70 sono la miscela esplosiva per scatenare la riproduzione della radio e con buona pace dello Stato, puntellato dalle assidue sentenze della Corte Costituzionale. La proliferazione della parole senza volto, evviva le nuove tecnologie, è nel pieno del suo splendore: il vecchio ripetitore, il pc casalingo e portatile, il telefonino. Guglielmo Marconi idolo degli ultrà: questa moda, però, nemmeno il legislatore del 1912 l’avrebbe pensata.Continue reading