
Il treno non è solo un vettore, ma un connettore di comunità. È il mezzo di trasporto più popolare e più sicuro. Dove passa il treno c’è vita. Il treno ha cucito l’Italia, l’ha resa unita fino a quando non si è deciso che le rotaie andavano mandate al macero.
Sono oggi più di ottomila i chilometri di binari morti, ferrovie corrose dalla ruggine, stazioni abbandonate ai cani randagi, lasciate alla rovina. E migliaia i chilometri di strade ferrate dove la manutenzione giunge col contagocce nell’idea – forsennata e perdente – che l’Italia debba viaggiare solo su gomma.
Cosicché si è scelta l’alta velocità come unico investimento possibile, naturalmente nei collegamenti tra le città maggiori e a un costo da vip, lasciando al sussidio regionale le migliaia di chilometri che servono i cittadini che ogni giorno devono spostarsi. Treni e binari hanno iniziato a perire sotto il peso del più completo disinteresse. C’è un’Italia perduta, abbandonata dagli occhi e dall’attenzione dei tanti che hanno governato, alla quale prima di ogni altra cosa è stato tolto il treno. Restano i binari, arrugginiti e oramai vinti dalle sterpaglie, a illustrare il tempo che è.



E torna, torna anche Raffaele Bonanni. Quasi fatta, quasi certo, quasi sicuro che l’ex segretario della Cisl oggi affermato broker assicurativo riesca a trovare una candidatura con Forza Italia nel suo Abruzzo. La foto dell’investitura lo immortala, il 20 dicembre scorso, al tavolo della presidenza della cena di gala di Forza Italia, accanto al coordinatore regionale del partito, Nazario Pagano.