E se Gomorra non fosse piaciuto?

toniservilloSERENELLA MATTERA

Perché Gomorra è fuori dagli Oscar? Come previsto e prevedibile, l’inattesa (almeno in Italia) esclusione dalle nomination del film di Matteo Garrone ha sollecitato la fantasia di molti. Improvvisate analisi di mercato, immotivati attacchi di vittimismo, accanto a più o meno improbabili teorie complottistiche. Colpa dei distributori americani del film. No, colpa di Domenico Procacci e della sua Fandango. No, poverino, non poteva farci niente: in realtà il sistema di selezione dei film stranieri è marcio.
A un certo punto è anche spuntata una sorprendente ipotesi: “E se Gomorra fosse ‘vittima’ di Daniele Piombi?”. Sì, proprio così: una ritorsione dell’Academy contro il (dimenticato) presentatore nostrano. Gli americani hanno contestato alla Rai l’utilizzo del marchio registrato ‘Oscar’, per il programma concorrente dei Telegatti: il “Premio regia televisiva – Oscar dell’anno”. Ma quel titolo se l’era inventato Piombi e evidentemente ci teneva, per cui l’anno scorso ha deciso di fare causa all’Academy. Di qui la teoria: l’esclusione di Gomorra sarebbe una non tanto sottile vendetta verso l’italico presentatore.Continue reading

Scuola e privilegi

(…) La scuola in Italia è rimasta un organismo schiettamente borghese, nel peggior senso della parola. (…) La scuola media e superiore, che è di Stato, e cioè è pagata con le entrate generali, e quindi anche con le tasse dirette pagate dal proletariato, non può essere frequentata che dai giovani figli della borghesia, che godono dell’indipendenza economica necessaria per la tranquillità degli studi. Un proletario, anche se intelligente, anche se in possesso di tutti i numeri necessari per diventare un uomo di cultura, è costretto a sciupare le sue qualità in attività diversa, o a diventare un refrattario, un autodidatta, cioè (fatte le dovute eccezioni) un mezzo uomo, un uomo che non può dare tutto ciò che avrebbe potuto, se si fosse completato ed irrobustito nella disciplina della scuola. La cultura è un privilegio. La scuola è un privilegio. E non vogliamo che tale essa sia. Tutti i giovani dovrebbero essere uguali dinanzi alla cultura. Lo Stato non deve pagare coi denari di tutti la scuola anche per i mediocri e deficienti, figli dei benestanti, mentre ne esclude gli intelligenti e capaci, figlioli dei proletari. (…) Al proletariato è necessaria una scuola disinteressata. Una scuola in cui sia data al fanciullo la possibilità di formarsi, di diventare uomo, di acquistare quei criteri generali che servono allo svolgimento del carattere. Una scuola umanistica, insomma, come la intendevano gli antichi e i piú recenti uomini del Rinascimento. Una scuola che non ipotechi l’avvenire del fanciullo e costringa la sua volontà, la sua intelligenza, la sua coscienza in formazione a muoversi entro un binario a stazione prefissata. Una scuola di libertà e di libera iniziativa e non una scuola di schiavitù e di meccanicità. Anche i figli dei proletari devono avere dinanzi a sé tutte le possibilità, tutti i campi liberi per poter realizzare la propria individualità nel modo migliore, e perciò nel modo piú produttivo per loro e per la collettività. (…) .

Scritti Politici
“Uomini o macchine?”, Avanti!, ediz. piemontese, 24 dicembre 1916, rubrica «La scuola e i socialisti».