Ma dov’eravate?
A Capo Nord.
E com’era Capo Nord?
Ricordo che faceva freddo e c’era vento.
Al nord fa freddo.
A me la nave non piaceva e non me ne vergogno a dirlo: soffro di mal di mare. E di quelle scampagnate in acqua non capivo la ragione.
Purtroppo quel che è fatto è fatto. Segretario Carmelo Barbagallo: da oggi lei è il capo del sindacato in crociera. La Uil tra le onde.
Che minchiata che abbiamo fatto.
Molte crociere, molte minchiate. Ma anche molte trattative sindacali.
Erano i compagni dei trasporti e quelli della pubblica amministrazione. Spingevano per lo sciopero ma Angeletti aveva un’altra linea. E fu trovato quel modo per discutere con un po’ di calma.
Helsinki?
Non ricordo di essere andato a Helsinki.
Capperi, è bellissima. E San Pietroburgo?
Mi pare di sì.
E trattavate per tutti i giorni della crociera?
Ma guarda un po’ se uno come me a sessantanove anni dev’essere trattato per chi brigava per fregarsi le vacanze a spese del sindacato.
Lei non brigava, era il numero due e ha risposto al comando dell’allora numero uno. Bisognava fare la crociera e basta. Crociera per finta, lavoro invece.
Mica tutto il giorno si lavorava? Le discussioni duravano due o tre ore, ma si riteneva che quel clima vacanziero potesse agevolarle (secondo me no).
Però lei, Barbagallo, è qui a risponderne.
Altroché se ne rispondo! Vado ovunque mi chiamino, cerco io di incontrare gli iscritti e sono io a scusarmi. L’errore è stato grande, ma le mie mani sono pulite.
Intanto però c’è questa grana dell’imputazione.
Mah.Continue reading

Dove c’è una capra c’è lui.
Evelina Christillin è l’unica donna al mondo che abbia posseduto più poltrone che rossetti da labbra. Valdostana di alto lignaggio, torinese di elezione, sorridente in qualsiasi condizione di luogo e di stato, sportivissima, devota della Juve, ma prima della Juve devota all’avvocato Agnelli, è moglie di Gabriele Galateri di Genola, ora presidente delle Generali. Spiritualmente veltroniana, si tiene alla larga dalla politica.
Un numero, il 13, racconta la partita doppia con il potere, la sua doppia vita di banchiere e di politico. Tredici anni a Via Nazionale e altrettanti tra Palazzo Chigi e il Quirinale. Non è precisamente un uomo del popolo, non ama la piazza, anzi ne ha paura (“soffro di agorafobia”), eppure se ne serve. Si dichiara servitore dello Stato, eppure – per obbligo di ufficio – si fa mediatore con chi dello Stato ha una concezione proprietaria. Carlo Azeglio Ciampi ha il merito di aver sopportato due crisi epiche della Repubblica: la prima monetaria e l’altra morale. Ha affrontato con buoni risultati la prima e gestito la seconda con la tecnica della riduzione del danno.
Il potere è stato conquistato dai mediocri. E la mediocrità è la cifra che unifica e identifica. Il mediocre non ha memoria e non ha futuro. Invece Fabio Mussi, che al liceo aveva tutti nove e dieci, brillante laureato in Filosofia e oratore di qualità, prima che riuscisse ad affermarsi come politico di primo piano (è stato capogruppo del Pds, poi ministro dell’Università) ha dovuto zappare l’orto di casa Pci per un ventennio. Oggi guarda dal divano di casa quel che succede nel Palazzo che ha abitato. Soprattutto guarda chi vi entra. “È la profondità del tempo che separa un talentuoso da un mediocre. Ora non c’è visione, non c’è manco la voglia di immaginare un futuro. Esiste l’urgenza dell’oggi, l’impegno flash, lo sguardo breve”.
Pinochet non avrebbe sfigurato in Venezuela e pure Chavez in Cile se la sarebbe cavata bene. Il colore, il sapore e anche l’odore delle dittature sono disgrazie che accompagnano il potere e a Luigi Di Maio che ha scambiato un Paese con l’altro, temiamo purtroppo anche una storia con l’altra, non abbiamo consigli da offrire. Anzi già ci rallegriamo per non aver scaricato sul suo social media manager, l’assistente che posta su Facebook e Twitter i pensieri e le opere del Capo, la responsabilità dell’infortunio. Se Di Maio avesse conosciuto a fondo la personalità sanguinaria di Pinochet è certo che non l’avrebbe utilizzata come pietra di paragone con l’attualità psichedelica renziana. S’è fatto forse suggestionare dall’abbraccio americano al referendum, dalla presa di posizione dell’ambasciatore Usa. E qualcuno gli avrà ricordato le ripetute ingerenze della presidenza Nixon contro il governo socialista cileno di Salvador Allende, organizzando e finanziando il colpo di Stato militare che ne seguì, con Pinochet (oppure Pinoscè?) all’assalto della Moneda, il palazzo presidenziale di Santiago.
Michele Santulli, anziano e sapiente antiquario di Arpino, ha lavorato anni alla ricerca dei fatti, dei nomi, dei volti: “È un immenso vaso di Pandora, una inestricabile ragnatela di profili umani, di donzelle chiamate alla posa”.