Invochiamo lo Stato di diritto, ma nei fatti preferiamo lo Stato di rovescio

 

Ultime notizie. E’ appena stato arrestato in Sicilia il manager “anti tangenti” Antonino Candela. E’ accusato di aver intascato mazzette per 260mila euro per una serie di forniture elettromedicali. Sembra un paradosso, una fantasticheria, ma purtroppo noi italiani siamo abituati a queste prove straordinarie della privata immoralità. Sappiamo che è possibile, non fatichiamo a crederci.

Perciò quando parliamo dell’efficienza degli altri Stati, dei soldi che in tempi di pandemia arrivano a chi ne ha bisogno in pochi giorni, anzi in poche ore, dei cantieri che si aprono in tempo e si concludono in tempo, facciamo finta di non sapere chi siamo e soprattutto dove viviamo.

In Svizzera, in Germania, nella maggioranza degli altri Paesi, il rapporto di fiducia tra lo Stato e i cittadini, è ancora integro. L’uno si fida dell’altro in una misura non paragonabile alla nostra. Se da noi lo Stato esibisce nei suoi ranghi personaggi così opachi, è ragionevole che la nostra stima per l’operato pubblico si riduca enormemente. Sfiducia ben corrisposta. Perché le forniture fraudolente, così come le autodichiarazioni false, le situazioni di disagio personale artefatte (quelle dei redditi non ne parliamo proprio), conducono ciò che resta dello Stato a puntellare con una miriade di prove della verità ogni volta che affermiamo un bisogno, finanche un diritto.

E così l’efficienza diviene deficienza, le regole si trasformano in gabbie invalicabili, la velocità della risposta pubblica un’idea bella e impossibile.

Per avere cento euro un cittadino svizzero deve attendere tre giorni, un cittadino italiano tre mesi.

Quel che è incomprensibile però è perché ci intestardiamo a voler emulare le migliori pratiche, quando noi stessi, in una quota considerevole, siamo pronti e così ben disposti verso le cattive?

Perché, dunque, invochiamo lo Stato di diritto se mostriamo con i fatti che ci piace così tanto lo Stato di rovescio?

Da: ilfattoquotidiano.it

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