Se la morte comincia a essere valutata come un inevitabile effetto collaterale dell’economia

“E i soldi?”. Finora eravamo abituati a valutare l’indice di contagio, il famoso Rt, come l’unica e ultima verità che ci liberava oppure ci chiudeva in casa. Invece ieri, nel continuo traccheggiamento governativo sul lockdown natalizio, proprio Giuseppe Conte ha sottoposto ai ministri la nuova questione cruciale. Più del contagio sono i soldi che impongono un lockdown leggero. Chiudere per troppo tempo significherebbe innalzare l’asticella dei ristori. Ma la cassa, dopo l’ultimo scostamento di bilancio, è vuota.

Perciò nella tragica lotta tra salute ed economia, cosa difendere per prima, la necessità si fa virtù e l’orizzonte si capovolge. Dobbiamo limitare l’emorragia economica, ridurre l’ampiezza dei sussidi, non deprimere gli affari già boccheggianti.

E allora quella dichiarazione che ci è parsa così disumana pronunciata due giorni fa dal presidente di Confindustria della provincia di Macerata sulla necessità di andare avanti e “pazienza” se perderemo per strada qualche altro nonno, si regge sul fondo di una verità che avanza, è condivisa ed è terribile.

La morte, che sei mesi fa ci atterriva, inizia a essere valutata come un doloroso ma inevitabile effetto collaterale dell’economia che deve riprendere la sua corsa.

Costi, per l’appunto, quel che costi.

Da: ilfattoquotidiano.it

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