Fenomenologia di Zangrillo

Che figata salvare vite umane mentre gli sciacalli che non hanno mai tenuto la mano a un malato sparano cazzate in televisione”. Questo testo, così curato nella forma, è del professor Alberto Zangrillo, primario anestesista al San Raffaele e medico personale di Silvio Berlusconi. Se è il linguaggio che svela l’uomo (“dimmi come parli e ti dirò chi sei”) allora siamo già alla top ten. Perché l’uomo in questione ci comunica, rinfrancato dalla “figata” di aver salvato la vita a un paziente, che in giro ci sono vari “sciacalli” travestiti da scienziati. Sarebbero suoi colleghi, se non fosse che Zangrillo medesimo ci garantisce il contrario e ci assicura che non solo “non hanno mai tenuto la mano a un malato”, ma “sparano cazzate” a raffica e per di più in televisione.

L’eccellenza scientifica, nella fluida esposizione zangrillesca, è visivamente riunita in un club di coglioni e purtroppo per noi anche parecchio stronzi. In definitiva sciacalli. L’intento supponiamo che sia pieno di buone intenzioni. Il professore infatti tenta, filologicamente, di separare il grano dal loglio, e contribuire alla buona sanità indicandoci per tempo i rischi che corriamo. Qui non c’è di mezzo solo il Covid e Zangrillo medesimo ci esorta a mantenere un rigido distanziamento quando, per disgrazia, dovessimo ricorrere alle cure ospedaliere e per sovrammercato dovessimo riconoscere tra i curanti qualcuno visto in tv.

Zangrillo ci garantisce che non potrebbe mai succedere perché gli “sciacalli” sono medici per modo di dire, scienziati senza clinica, chirurghi senza bisturi. Non è affatto detto però che presto sempre Zangrillo – dopo essersi consultato con Ippocrate – non pubblichi la lista dei medici cazzoni che sparano cazzate, e lo faccia parlando – per la virtù dell’empatia lessicale – proprio nel modo di un cazzone che spara cazzate.

Da: ilfattoquotidiano.it

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