M5s e la cravatta come programma

Quarant’anni fa al Carosello sfilava un bell’attore, Armando Francioli, elegantissimo con un cane di nome Lord al guinzaglio: era l’uomo in Lebole. L’Italia che veste bene, annunciava la pubblicità. I Cinquestelle, quando hanno deciso di illustrare le proprie virtù, saranno sicuramente andati negli archivi delle Teche Rai e, fulminati dall’uomo in Lebole, hanno scelto il loro testimonial. Non c’è altra spiegazione infatti alla proposta di candidare al governo più che un’idea una cravatta, quella di Luigi Di Maio. L’uomo in cravatta, giovane per di più, ed educatissimo, spiega all’Italia che anzitutto governerà da solo, forte del 40 per cento dei voti che gli saranno tributati. Lui e il movimento. Dovesse succedere per una disgrazia che la soglia non venisse raggiunta, si troverà in Parlamento chi ci sta a farlo governare. E chi ci sta? L’uomo in cravatta spiega sicuro: ci sta chi ci sta. Le idee non hanno pensiero, non hanno anima ma sono solo materia. Cosicché se ne fa un mucchietto, si pongono al centro dell’aula, e si offrono al palato degli avventori, che sarebbero i parlamentari. Loro assaggiano e decidono. Di destra, di sinistra, di centro. In alto, in basso, di lato. Ciascuno deciderà se votarle. Le idee sono dunque come la cravatta che i maschi indossano. Avete mai visto una cravatta progressista e una conservatrice?

da: ilfattoquotidiano.it

Dimmi chi sei e ti dirò che sinistra vuoi

Avete presente la domanda del parrucchiere: come li facciamo? E noi illustriamo il destino che abbiamo provvisoriamente dato ai nostri capelli. Magari usciti di lì, ci ricrediamo e decidiamo un ritorno al passato.

La sinistra si presenta infatti a noi con la stessa postura del parrucchiere con i nostri ciuffi ribelli. Come la pettiniamo stamattina questa benedetta sinistra? E come la gradisci? La vuoi sinistra-sinistra? Sinistra liberal o chic? Sinistra alla Renzi, cioè un po’ di destra? Alla D’Alema? Presuntuosa ma nobile? Sinistra operaista o riformista? Ti piace la sinistra radicale? E quella libertaria? O gradisci un tocco di liberismo?

La sinistra con le meches, molto mossa quindi massimalista e movimentata? O liscia e lunga, moderata e inclusiva. Con i boccoli, che sembra quasi di destra? O colorata, ambientalista, ecocompatibile: un po’ povera e un po’ ricca. Mille sinistre, cioè nessuna sinistra.

da: ilfattoquotidiano.it

Amazon, quel clic che è una sprangata sulla nostra libertà

Quando ci sveglieremo dal lungo sonno sarà tardi. Quando capiremo, tutti, che un nostro clic su Amazon è una sprangata contro il piccolo negoziante sotto casa, il libraio all’angolo, sarà tardi. Quando faremo il conto delle nostre tasse e verificheremo che sono calcolate fino all’ultimo centesimo, mentre quelle di Amazon si fermano al centesimo, sarà tardi. Quando Amazon diverrà il monopolista delle vendite online e detterà lui le regole e i prezzi ai produttori, sarà tardi. Quando, per esempio, non troveremo su Amazon i libri di Elena Ferrante perché la casa editrice non ha accettato di ridurre il prezzo di copertina del suo libro, sarà tardi. Come dite? E’ già successo?

da: ilfattoquotidiano.it

Ricchi, poveri e Trump, il Marchese del Grillo americano

La riforma fiscale di Trump che abbassa di 14 punti (dal 35 al 21%) l’imposta sulle società (la cosiddetta corporate tax), taglia quelle di successione e riduce la pressione al ceto sociale più ricco avrebbe come scopo di aumentare il Pil di almeno quattro punti, stando alle previsioni degli autori.

Nell’attesa di vedere quanta ricchezza effettivamente si distribuirà, abbiamo intanto una sola certezza: i ricchi si spartiranno da subito alcuni miliardi di dollari. Anzi se li spartiranno secondo la regola proporzionale del più ricco: chi ha di più avrà ancora di più. Del resto il presidente Trump declina la propria teoria del mondo secondo la memorabile frase del nostro Marchese del Grillo: “Io so io e voi non siete un cazzo!”

E così chi vive del proprio stipendio, la cosiddetta middle class, naturalmente dovrà accontentarsi di molto, ma molto meno. Ai meno abbienti e ai poverissimi, zero spaccato. Dovranno attendere ancora un giro, o forse due, oppure arrendersi al destino cinico e baro. Se le previsioni risulteranno, come già sembra, un numero da magia, avranno comunque la possibilità di tentare la carta della fortuna. Alle slot machine c’è la fila.

da: ilfattoquotidiano.it

L’albero di roma e il bosco di Milano

Qual è la differenza tra un albero e un bosco? Se non ci fosse Spelacchio di mezzo e la sua disastrosa fine, diremmo che un bosco vale cento volte di più, anzi seimila volte di più, di un singolo albero. E aggiungeremmo che tutta la nostra ammirevole attenzione e anche il dispiacere per l’immatura scomparsa dell’abete donato per Natale dalla Val di Fiemme a Roma, e comunque costato alle casse capitoline per trasportarlo e metterlo in posa circa cinquantamila euro, ci ha distratti dalla piantumazione di seimila alberi sani e belli per rendere verde l’area dell’Expo milanese. Il comune di Milano versò alla ditta appaltante, la Mantovani, 4,3 milioni di euro al fine di dare al tema della Terra, oggetto dell’Expo, le sue foglie colorate. La Mantovani chiamò in subappalto un’altra impresa a cui chiese di fare in sua vece il lavoro, versandole – a quanto è dato conoscere – solo 1,7 milioni di euro. Tutto fu fatto però nel migliore dei modi e così la Mantovani, felice e contenta, ebbe un sovrappiù di 2,6 milioni di euro da mettere in cassa. La procura della Repubblica indaga oggi il sindaco di Milano Beppe Sala per l’ingiusto vantaggio che avrebbe garantito all’impresa. Il sindaco risponde: “Difficile da capire questa accusa”. Difficile, sì.

da: ilfattoquotidiano.it

Spelacchio, l’albero disabile

Già il nome, Spelacchio, ricorda quei bastardini raccolti per strada, cani senza fissa dimora, bruttini e bisognosi d’affetto. E Spelacchio, da simbolo della goffaggine della giunta capitolina che persino in botanica si è fatta bocciare, sta lentamente acquisendo una sua insospettabile dignità.
Perché Spelacchio non è solo o non è più unicamente il segno dell’incompetenza di chi ha ordinato, pagandolo profumatamente, un abete natalizio improvvisato e stanco, ma un albero colpito dallo stress del lungo viaggio dalla val di Fiemme a Roma. Fosse stato di buona e robusta costituzione, fosse cioè morto lontano dai nostri occhi, appena dopo il Capodanno, non avremmo speso una parola. Invece sta cedendo ora, agonizza in piazza Venezia, proprio davanti all’Altare della Patria. Colpisce questa disabilità che coglie la natura al pari dell’uomo. Non siamo uguali noi, non lo sono gli abeti.
Spelacchio, riposa in pace.

da: ilfattoquotidiano.it

Diritti civili e incivili: se il Parlamento con una mano dà e con l’altra toglie

Davvero non si può dire che, in tema di diritti civili, questo Parlamento e il Pd non meritino approvazione e stima. Molte sono le norme divenute leggi dello Stato e che attengono alla nostra vita, alla libera scelta di ciascuno, alla dignità che deve assistere ogni nostro passo, fino alla fine dell’esistenza. Ma sappiamo che ogni diritto – all’apparenza assoluto e pieno – sa essere diseguale. La nostra condizione economica, il nostro statussociale, la capacità di conoscere, di sapere e semmai di resistere sono presupposti essenziali affinché ogni diritto sia vero.

E questo Parlamento, che con la mano sinistra ha consegnato alla società diritti sacrosanti, con la destra ha ridotto le basi perché essi siano pienamente esercitati. Il lavoro oggi fa sempre più rima con sfruttamento, la buona salute è il risultato della ricchezza familiare, la pensione pare oramai il privilegio di una generazione. Lo spreco e la corruzione restano un indiscutibile esercizio di potere, la politica un bonus per pochi intimi, le pari opportunità un effetto ottico, persino la modernità tecnologica è nelle mani di un monopolio inattaccabile, al quale nemmeno le tasse sono richieste.

Perciò i diritti, compresi quelli di civiltà, si perdono se si è più poveri e più deboli. E questo il Parlamento non lo sa. Oppure se lo sa non lo dice.

da: ilfattoquotidiano.it

Marcello Dell’Utri martire (e forse santo)

È in corso la settimana di celebrazione per l’elevazione alla santità di Marcello Dell’Utri e un ciclo di preghiere per commemorarne il martirio. Come è noto il teologo Gianfranco Micciché ha rivelato – suffragando l’affermazione con circostanze e dati – che la Corte di Cassazione non può sostituirsi a Dio, l’unico che – in teoria – dovrebbe giudicare sul bene e sul male. Vittorio Sgarbi, autore, tra le altre mille cose, del nuovo codice penale ha spiegato, sfogliando le sue nuove norme, che il reato per il quale è stato condannato Dell’Utri – associazione esterna alla compagine mafiosa – non esiste.

Egli è in carcere non per un fatto, ma per un misfatto dei giudici che, secondo il nuovo codice sgarbiano, dovrebbero essere immediatamente arrestati. “Insopportabile” (Miccichè + altri) che Dell’Utri sia tenuto in carcere, da condannato in via definitiva, assecondando il giudizio medico del collegio peritale e non quello dei consulenti di parte. La deriva giustizialista (Sgarbi + altri) apre la porta alla tirannia di una “inaudita cattiveria” (Miccichè + altri). Contro il sopruso Berlusconi ha appena schierato le sue televisioni. Presto si spera giungerà a dar man forte la Rai. Il Pd ha intanto offerto un segnale di vicinanza votando, con alcuni suoi deputati regionali, alla presidenza dell’Assemblea siciliana Gianfranco Miccichè in persona.

da: ilfattoquotidiano.it

I capelli di Severgnini e la dichiarazione dei diritti dell’uomo

C’è un ottimo motivo perché Beppe Severgnini tenga in grande considerazione lo shampoo e si vede. Sappiamo anche che le necessità minute, come per esempio i doveri quotidiani alla toilette personale, si sovrappongono fino ad oscurare, in tema di gerarchia dei valori, istanze appena più universali.

È anche colpa della pubblicità. Perché è certo che Severgnini, e tanti italiani come lui, avranno colto – quando si sono imbattuti nel logo e nel nome della formazione di Pietro Grasso – con vivo interesse il refrain shampista, nulla potendo nella scala dei ricordi e della conoscenza la trascurabile Dichiarazione dei diritti dell’uomo (art. 1 “Tutti gli esseri umani nascono liberi e uguali in dignità e diritti”).

Se è vero che nel dopoguerra la televisione ha dato una lingua comune a un Paese disunito e con cento dialetti, è certo che di questo passo la televisione – ieri sera Severgnini era ospite di Otto e mezzo – troverà il modo per restituirlo come l’ha trovato: analfabeta. L’unica fortuna, e il dettaglio si colga nella sua giusta dimensione, è che grazie proprio a Severgnini l’appellativo shampista, utilizzato da noi maschi con feroce sessismo nei confronti di donne ritenute di debole intelletto ma di virtuose fattezze fisiche, d’ora in avanti sarà utilizzabile nella versione unisex.

da: ilfattoquotidiano.it

Terremoto di Amatrice e dintorni. Progettisti geniali

Qui è una questione di puro talento. Volendo organizzare una vita decente per i terremotati di Amatrice, Arquata e gli altri comuni del centro Italia, la Protezione civile s’è affidata a un team di progettisti di notevole levatura. Non per nulla le casette, dotate di ogni comfort e di ultima generazione, sono costate un occhio della testa, sfiorando – nel tutto compreso della realizzazione (urbanizzazione e strutture) – i duemila euro a metro quadrato.
Si è pensato, per rendere più avvincente la sfida dell’uomo alla natura, di sistemare gli scaldabagni, i boiler dell’acqua, sui tetti. Il gelo della montagna ha però purtroppo vinto il primo round. Le condotte incredibilmente si sono ghiacciate e i terremotati di Arquata sono rimasti senza acqua calda. Aspettiamo adesso una seconda prova, senz’altro entusiasmante quanto la prima: la prova neve. Sì perché le porte di ingresso si aprono verso l’esterno. Non sappiamo quante, ma certo ci sono. L’idea farà parte anch’essa del pacchetto sfida: riuscirà il nostro terremotato, quando i fiocchi toccheranno terra e si accumuleranno davanti alla porta d’ingresso, ad averla vinta sulla neve? Il team di progettisti ha valutato che oltre i 1500 metri la forza della natura può sinceramente perdere la partita davanti ai Big Jim dell’appennino. Palestrati, muscolosi, molto virili. Non è stata neanche presa in considerazione l’eventualità che nei paesi di montagna s’invecchi.
E, se proprio, cavoli loro.

da: ilfattoquotidiano.it