Alla Camera arriva Lucrezia Mantovani. La soddisfazione di papà Mario, pluri inquisito

Da ieri la Camera dei deputati ha una nuova inquilina: si chiama Lucrezia Mantovani, ha 32 anni, milanese ed è il nuovo acquisto di Giorgia Meloni. Subentra infatti a Guido Crosetto, appena dimessosi dall’incarico. Lucrezia è figlia di Mario Mantovani, già eurodeputato (due volte), già senatore (una volta) già assessore alla Sanità della Lombardia, già arrestato per corruzione, turbativa d’asta e concussione, già indagato anche da altre procure con accuse similari, già devoto di Silvio Berlusconi. Mantovani, che con la sanità ha affari in famiglia (costruisce residenze per anziani), e nella sanità ha conosciuto le vette in politica, ha salutato la nomina della figliola, che dovrebbe essere, secondo le cronache, attivista del movimento “Noi repubblicani per il Popolo Sovrano”, con parole commosse e definitive: “Avete ridato l’onore alla mia famiglia e alla buona politica nonostante la cattiva giustizia”. What else?

da: ilfattoquotidiano.it

La moglie bruciata, il marito braccato, e quell’aiutino dalla malavita

Qualche giorno fa un uomo, agli arresti domiciliari, raggiunge la sua ex compagna a Reggio Calabria e per vendicarsi del fatto che lei, non sopportando più le violenze, l’ha lasciato, le dà fuoco davanti alla scuola in cui studiano i loro figli. Quell’uomo è statoprontamente arrestato mentre mangiava la pizza, seduto tranquillamente al tavolo. Si è saputo che non si era mai allontanato dalla città. La polizia ha illustrato con soddisfazione le tecniche di ricerca: pedinamenti, appostamenti nonché performanti “pressioni sul territorio” che evidentemente hanno subito fruttato. Tutte le polizie del mondo hanno informatori sul campo, diciamo così. In questo caso esponiamo un cattivo pensiero: non è che la malavita presidi così capillarmente il territorio al punto da valutare anche quando sia il caso – in presenza di un reato particolarmente odioso – di dare un “aiutino” alle forze dell’ordine per fargli fare bella figura?

da: ilfattoquotidiano.it

La strage dei buoni

Ieri un incidente aereo in Etiopia sono morti, tra gli altri, otto italiani e di essi sette impegnati in attività di cooperazione e assistenza, economica e culturale. Hanno già detto e scritto: è stata la strage dei buoni, perché quel volo era diretto a Nairobi dov’è in programma la conferenza internazionale dell’Unesco.

Diciamo sempre che i buoni sono di più dei cattivi, gli onesti più dei ladri, i generosi più degli avari, i competenti più degli ignavi.

Dovremmo applicare all’umanità il dispositivo del quantitative easing della Bce, inventare una formula per infiltrare i migliori e alleggerire il peso nella società dei peggiori, far prevalere i competenti tra i potenti, e i generosi sugli avari.

Dovremmo trovare un modo per dare una risposta all’assillo primordiale: perché, se i buoni sono in maggioranza, nel mondo la maggioranza degli umani, e dunque dei buoni, vive in povertà, milioni e milioni di persone subiscono la guerra, e tantissimi altri la fame, o l’ingiustizia o l’emarginazione. Per quale diavolo di motivo la bontà deve condurci all’inferno?

da: ilfattoquotidiano.it

Se anche il Nord bussa al reddito di cittadinanza

Due regioni del sud, Campania e Sicilia, due del nord, Lombardia e Piemonte, una del centro, il Lazio.

Sono i territori dai quali provengono la maggioranza delle domande per accedere al reddito di cittadinanza, numero che ha già superato quota centomila e che naturalmente crescerà ancora.

Certo, vale la demografia. Sono le regioni più popolose e dunque è ragionevole che in percentuale le domande provengano da lì. Queste prime cifre ci dicono anche altro: che il nord soffre, che i poveri esistono a Milano e a Torino, nelle cinte urbane e nelle piccole province.

E dunque dividere gli italiani in produttivi e assistiti è lo sciocco luogo comune che alimenta le cattive pratiche, produce i più radicati pregiudizi e quello sfondo in cui si specchiano i nostri vizi.

Il Nord non è solo fabbriche e finanzieri, ma anche emarginati, poveri e nuovi bisognosi. Il fatto che questa realtà venga a galla in virtù di una legge che, si era detto, sarebbe servita a cibare le nuove clientele meridionali, spiega quanto approssimata, superficiale e presuntuosa fosse l’analisi di chi divideva l’Italia tra lavoratori e nullafacenti, persone per bene e gran spreconi.

È anche una lezione per la Lega che mostra al mondo il Nord ma poi lo conosce poco.

da: ilfattoquotidiano.it

Nel Paese dei binari morti l’unica cosa che conta è il Tav

Di quanti minuti si compone un’ora? E voi, come impiegate il tempo? Nello Yemen le donne impegnano duecento milioni di ore al giorno, togliendole al lavoro, allo studio, al piacere, per raccogliere l’acqua pulita per la propria sopravvivenza e della loro comunità.

In Italia da giorni impegniamo quasi lo stesso tempo per parlare di Tav.

Se si fa il binario veloce saremo in Europa, se non si fa verremo ricondotti alla barbarie.

E quanto tempo utilizziamo invece per domandare i motivi che hanno portato i governi, tutti i governi, a fare arrugginire settemila chilometri di strade ferrate?

Settemila, Non settecento. Non sette.

Siamo il Paese dei binari morti e neanche lo sappiamo. Non ci interessa, abbiamo altro a cui pensare. Ieri i barconi, oggi il Tav. Domani chissà.

Guardiamo le lucciole e le scambiamo per lanterne.

da: ilfattoquotidiano.it

Quel selfie chiesto da Mattarella che ha il valore di un esempio civile

“Posso farmi una foto con lei?”. “Ma certo Presidente, volentieri”. La foto che vedete qui ritrae Iacopo Melio con Sergio Mattarella. Iacopo, giornalista e scrittore, è stato appena insignito della nomina a Cavaliere al Merito. ‘Eroe civile’ per la sua battaglia contro le barriere architettoniche e ogni altro ostacoloche chi vive la disabilità – oltre la malattia – deve affrontare. La foto è stata scattata nel salone delle feste del Quirinale durante la cerimonia del conferimento dell’onorificenza. Il selfie l’ha chiesto il presidente della Repubblica al premiato. Questo piccolo e semplice atto di riguardo è un indizio prezioso che misura la statura di un uomo politico, la sua capacità di dare a uno scatto il valore dell’esempio. Di indicarci la via.

da: ilfattoquotidiano.it

Legittima difesa, Salvini il finto tonto: non riesce a fermare i cattivi e così delega noi a farlo

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Un pregiudicato per reati di droga, sotto l’effetto di stupefacenti,investe e uccide marito e moglie e ferisce gravemente i loro due figli. Il pregiudicato è marocchino, ha il permesso di soggiorno e c’è la certezza che sia un delinquente. Il ministro dell’Insicurezza pubblica, della Paura e della Propaganda, sforna in dieci minuti un disegno di legge che aumenta le pene per gli spacciatori. Il testo, che è una boutade propagandista, è ottimo cibo per gli urlatori televisivi: linea dura, niente più sconti ai delinquenti!

Siamo ai confini della realtà, e Matteo Salvini – grazie all’inettitudine dei suoi alleati di governo (ben gli sta!) – è il finto marziano.

Un magistrale editoriale di Marco Travaglio, pubblicato sul Fatto Quotidiano il 28 febbraio scorso, spiega perché fa il marziano, cioè il finto tonto.

In carcere ogni anno entrano 90mila persone, escono 80mila persone. I ladri, per decisione del Parlamento, restano in cella non più di due o tre giorni. Le condanne inferiori ai 4 anni(cioè il 90 per cento del totale) sono infatti affidate a misure alternative alla detenzione. In questo modo l’Italia riesce ad avere uno tra i minori numeri di detenuti in rapporto alla popolazione (89,3 ogni 100mila abitanti). Per farci un’idea: gli Usa ne hanno 693 ogni 100mila, la Spagna 130 ogni 100mila, la Francia 102,6 ogni centomila, l’Austria 95 ogni 100mila.

Ci sono troppi ladri a piede libero, dice il ministro della Paura, cosicché – invece di stabilire che qualunque pena, se definitiva, vada scontata, aggiunge altre norme a quelle esistenti e teorizza unanuova ulteriore misuraArmare i cittadini di pistole per rendere ai malavitosi pan per focaccia. La strabiliante iniziativa, nota come la nuova legge sulla “legittima difesa”, dimentica che ogni anno in Italia i processi per “eccesso” di legittima difesa sono quattro. Quattro in tutto. Infatti tutti coloro che difendono legittimamente i beni e le persone dalle incursioni dei ladri sono tutelati dalle norme sulla legittima difesa già riviste al rialzo durante il governo Berlusconi per mano del ministro della Giustizia di allora, il leghista Castelli. Non è meraviglioso?

Al ministro dell’Insicurezza non viene neanche in mente la ragione per cui sono state approvate leggi come il cosiddetto “svuotacarceri”, che è servito ad alleggerire la popolazione carceraria in sovrannumero rispetto ai parametri decisi. L’Italia infatti impone che ogni detenuto abbia almeno 9 metri quadrati a disposizione se ristretto in una cella singola, e almeno 14 metri quadrati se in una doppia. La capienza minima decisa dalla Corte di giustizia europea è di 3 metri quadrati pro capite, mentre la soglia sotto la quale non si può andare, secondo il Comitato per la prevenzione della tortura, è di 4 metri quadrati procapite.

L’Italia prima alza i parametri vitali della vivibilità di ogni detenuto (giustissimo!), poi però dimentica di costruire nuove carceri e – condannata per violazione dei diritti dei detenuti – risolve la questione lasciando i condannati a casa, nella comoda soluzione dei domiciliari.

Ora il fantasmagorico Salvini, risolve la questione, non riuscendo ad arrestare i cattivi, né a tenerli in carcere, delegando noi a farlo.

E’ bravissimo, vedrete che presto ci dirà: “Avete voluto la pistola? E adesso sparate!”.

da: ilfattoquotidiano.it

Con Renzi il Partito democratico perde ogni reputazione pubblica e la sinistra smarrisce l’orizzonte e il suo popolo

Gli arresti domiciliari ordinati dalla magistratura nei confronti di Tiziano Renzi e Laura Bovoli, i genitori di Matteo Renzi, con l’accusa di bancarotta fraudolenta ed emissione di fatture false, sono molto di più di un fatto privato, e vanno molto oltre la stessa vicenda politica di cui è stato ed è protagonista il figlio. Con Renzi il Partito democratico perde completamente ogni reputazione pubblica e la sinistra smarrisce l’orizzonte e il suo popolo. Cosicchè ogni possibile alternativa è giudicata migliore e più accettabile. Alle politiche i Cinquestelle sbaragliano il campo in ragione del deficit di credibilità del loro avversario. E guadagnano consensi oltre misura e oltre gli stessi meriti. Oggi il governo nato per cambiare è sempre più intonato ai colori leghisti, che in poco tempo hanno scalzato i grillini nell’hit parade del consenso, con una attrazione pericolosa verso un linguaggio estremo e violento ed idee confuse, piani spesso caotici e incerti. L’arresto dei genitori, al di là dell’evoluzione giudiziaria della vicenda, obbliga tutti a riannodare i fili della memoria, a ricordare le ragioni profonde di un dissenso di larga parte dell’elettorato che è poi esondato verso il campo alternativo, l’unico appena praticabile. Il disastro, se vogliamo dire così, è che se la maggioranza è questa, l’opposizione resta quella.

da: ilfattoquotidiano.it

Il suicidio assistito del Sud

Esiste il suicidio assistito. E’ una scelta legittima, a patto che se ne sia consapevoli. Il Sud dell’Italia sta affidando le sue speranze a Matteo Salvini e alla Lega. Le scelte di ciascuno non si giudicano e ci saranno ottime ragioni. Perché altrimenti scegliere massicciamente, come il meridione si prepara a fare, un movimento che negli anni scorsi ha detto del Sud, vado a memoria: “terun de merda” con il capostipite Bossi, “topi da derattizzare” (Calderoli), “colerosi che puzzano più dei calzini” (Salvini) sarebbe da pazzi. Mettiamo dunque che la Lega, cambiando vocabolario, abbia convinto tanti meridionali che non solo non è più certo ciò che cantava Pino Daniele (“La Lega è una vergogna”) ma anzi che la proposta politica di Salvini restituisca a tutti, quindi anche ai meridionali, l’orgoglio di essere italiani (“Prima gli italiani!”).

Ma un meridionale come può anche solo ipotizzare che la Lega del “prima gli italiani!” teorizzi, attraverso  la cosiddetta autonomia differenziata delle regioni, “prima i veneti!”.

Il Veneto, la punta di lancia leghista, ha infatti chiesto e ottenuto dal governo, nel silenzio imbarazzato e anche un po’ inconcludente dei b, un pre-accordo, fino a ieri secretato, nel quale le risorse pubbliche future verranno trasferite a quella regione per un numero assai ampio di materie (23 in più) non solo in ragione degli abitanti ma in parte dal gettito fiscale pro capite.

E’ chiaro che le regioni più ricche godranno di maggiori trasferimenti e quelle più povere di minori risorse. Ed è chiaro che domani tutte le regioni più ricche, iniziando dalla Lombardia e dall’Emilia, chiederanno il medesimo trattamento.

Ora è vero che il Sud ha le sue responsabilità. E’ vero che ha sprecato, è vero che la sua classe dirigente si è piegata a un clientelismo senza pari ed è maggiormente permeabile alla corruzione.

Ma se un papà, in questo caso lo Stato, ha due figli e premia sempre di più colui che più ha e toglie a chi ha meno, commette l’ingiustizia finale. E invece di unire, sfascia la famiglia.  Salvini a parole vuole tenere unita l’Italia, nei fatti la disunisce.

Il Sud già è mezzo morto. Demografia a picco, economia a picco. Il Mezzogiorno è la regione d’Europa più grande e più povera. Con questa riforma, la secessione dei ricchi, si avvia al suicidio assistito. Il Sud lo sa?

da: ilfattoquotidiano.it

Sanremo 2019, se il Festival aiuta l’Italia a cambiare

Per una volta il festival di Sanremo è più avanti dell’Italia. Per una volta è Sanremo che aiuta l’Italia a capirsi, conoscersi, cambiare. Ieri le chiamavamo canzonette per classificare un genere e anche uno stile di vita lontani dalla realtà, dai problemi che essa ci pone. Sanremo negli anni scorsi era divenuta una parentesi dal sapore indistinto, un allegro ma scemo karaoke dell’Italia più pop.

Il merito di Claudio Baglioni, tra gli altri, è di aver svolto con impegno e cura il compito opposto: far vedere il nuovo, mostrare – attraverso una canzone – come l’Italia cambia. E la vittoria di Mahmood contiene questa bella novità, perché allinea un ragazzo nato e cresciuto a Milano, quindi come lui con orgoglio ha specificato, “italiano al cento per cento”, ma anche un figlio di migrante, come il cognome dimostra, venuto dall’Egitto a cercar fortuna, all’altra decina di volti nuovi che hanno portato nelle case ritmi nuovi, tonalità, modi di pensare e di suonare.

Sanremo fa conoscere l’Italia a sé stessa, la fa scoprire più ricca e complessa, più viva e più aperta al mondo proprio nel tempo in cui la paura le consiglia di rinserrarsi in casa nella speranza che il sovranismo, parente dell’isolazionismo, la renda magari più egoista, anche più cattiva, ma più ricca e sicura. Sanremo mostra l’abbaglio e non perché ha vinto il ragazzo dal cognome egiziano ma perché su quel palco, mai come ora, sono sfilate generazioni nuove che per mestiere condividono, contaminano, hanno bisogno di aprire porte e finestre e respirare il mondo intero.

Chi doveva mai dirci che la direzione artistica di Claudio Baglioni, il cantante dell’amore, del sentimento anche mieloso, dovesse darci questa lezione di innovazione competitiva, di illustrare il nuovo che già c’è e che forse non conosciamo bene. Sanremo aiuta l’Italia a cambiare. Questa è una buona notizia.

da: ilfattoquotidiano.it