Roma, il pane calpestato a Torre Maura e la storia che ritorna

L’immagine del pane calpestato a Torre Maura alla periferia di Roma pur di non farlo arrivare alla bocca dei settantasette rom accolti in un centro d’accoglienza, rimanda al latte versato sui binari della stazione di Bologna il 18 febbraio 1947, dove era atteso un treno carico di profughi istriani, pur di non farlo bere ai loro bimbi malnutriti.

Ieri Casapound e Forza Nuova, l’estrema destra, violenta e ribelle. Nel 1947 militanti della Cgil e del Pci.

Ecco quale forza feroce, quale atto sacrilego sono in grado di produrre le idee quando si ritrovano spogliate dalla ragione e trasformate in sola ossessione.

Con l’aggravante che l’episodio di Bologna è dentro il disastro del dopoguerra, in un’Italia ancora immersa nella ferocia del conflitto armato e questo del pane calpestato è invece e purtroppo il ritratto dell’Italia di oggi, ignorante al punto che questi fascisti violenti non conoscono nemmeno la preghiera del loro amato Duce (“Italiani/ amate il pane/profumo della mensa/gioia del focolare”).

da: ilfattoquotidiano.it

“Io la Lucania non la conosco, per fare la giunta vedo le facce”

Vito Bardi – L’ex generale è il nuovo governatore della Basilicata (ma viveva a Napoli): “Mi farò dare una terna di nomi per ogni incarico. E leggerò le carte”

“La cosa curiosa è che ti danno subito del tu”.

Tipico caso di esborso emotivo. Il politico viene riconosciuto dalla sua gente e dona confidenza e vicinanza.

Mi chiamano ancora per la mia funzione, dicono generale ma danno il tu. E vabbè.

(Vito Bardi è neo governatore della Basilicata, guida una coalizione di centrodestra, dopo cinquant’anni trascorsi nei ranghi militari e una carriera terminata al più alto grado di comando).

“A 15 anni entrai nella Nunziatella, tutto mi è nuovo”.

Ha affrontato la dura prova della campagna elettorale senza un alito di ansia.

Tre comizi in piazza, due con Meloni, uno con Salvini (quello con Berlusconi al chiuso).

Non ha preso neanche un chilo, in genere i politici si abbuffano durante i tour.

Un pasto al giorno, bere molta acqua.

La domenica sera prima del voto lei era in pantofole a riposare mentre la Lucania ribolliva di trattative e cene.

Fatto quel che c’è da fare, si torna a casa. Non è che dimenandosi si produca granché.

Un generale della Finanza candidato da un condannato per frode fiscale. Fa strano.

Questa è vera cattiveria.

Sembrerebbe la realtà.

La proposta è venuta da Forza Italia, non è detto che sia stata specificatamente avanzata da colui al quale si riferisce la sua maliziosa notazione.Continue reading

Di Maio e la fidanzata: il parco e le foto rubate: se Luigi copia Silvio

Anche lui aveva un grande parco nel quale era spesso ritratto, anche lui aveva una fidanzata, anzi più di una, anche lui aveva un fotografo personale che lo illustrava nelle posizioni meglio riuscite. Anche lui ha avuto le copertine di Chi, il settimanale di gossip più noto (in effetti lui era anche il proprietario del giornale). Anche lui voleva rifare l’Italia, e far divenire ricchi i poveri.

Consiglieremmo a Luigi Di Maio di non accettare più di farsi ritrarre con la fidanzata, men che mai steso nel parco a fare cip e ciop con la sua neoamata Virginia Saba, che sarebbe la quarta ragazza del suo cuore e che adesso, dopo il primo confronto fotografico, sogna di “divenire mamma”.

Non è necessario copiare Silvio Berlusconi e nemmeno fare a gara con Matteo Salvini a chi fa più conquiste di carta.

Fa anzi un po’ tristezza, lo spieghi anche a Rocco Casalino, promoter del bacio a gettone.

Da: ilfattoquotidiano.it

 

 

Ecco cosa unisce gli italiani. I terremoti da Nord a Sud

Le terre sono tremule e gli italiani sono innanzitutto terremotati perché i terremoti hanno unito l’Italia. Nel 1980, quando la Campania e la Basilicata furono scosse da un sisma di magnitudo 6,9 della scala Richter, provocando 2914 morti e novemila feriti, un bilancio di una guerra, le file dei connazionali che si diressero in quelle zone per dare una mano furono chilometriche. E non c’è italiano di una certa età che oggi non ricordi quel che fece. Fuori dai confini nazionali si mobilitarono decine di associazioni e molti furono i governi che ci diedero aiuto. Perfino Saddam Hussein staccò per l’Irpinia un assegno di alcune centinaia di migliaia di dollari.

Dopo il 1980, o forse grazie a quella sciagura nazionale, nacque la Protezione civile sotto la spinta illuminata di un parlamentare varesotto, Giuseppe Zamberletti, democristiano, a cui il governo decise di affidare le funzioni di commissario straordinario dell’emergenza. Ma l’Italia prima di quella botta che incenerì un centinaio di paesi e squarciò la terra e le mura tra Napoli e Potenza, aveva già conosciuto e patìto il dolore, le morti e i danni delle catastrofi.

Era il 1908 e Messina fu colpita da un sisma di grado 7,2 della scala Richter che letteralmente spazzò via la città. La conta dei morti, approssimativa e problematica, indica solo una forbice potenziale: tra i 90mila e i centoventimila, migliaia dei quali nemmeno hanno avuto la fortuna di un ricordo, di un fiore. Dispersi, nebulizzati.

Quello che chiamiamo progresso aiuterà, negli anni del secondo Novecento, ad erigere un minimo argine alla forza della natura. È il 1968, altra data cruciale di questa speciale storiografia, quando il Belice, a sud di Palermo, viene trafitto da una lama che taglia in due la terra. Trecentosettanta i morti (6.4 gradi della scala Richter) per un terremoto che si trasformerà nel primo esempio di una ferita che non trova cura.

Gli sfollati vagheranno per anni, quei paesi vivranno provvisoriamente nei decenni che seguono fino a quando, in Friuli, la natura si sveglia di nuovo, miete ancora più vittime (990) perchè la botta è ancora più tremenda (6.5 Richter). Gemona del Friuli è la capitale del dolore, ma da lì parte anche una rivincita dell’uomo, della sua classe dirigente. Perchè il Friuli sarà l’esempio di una ricostruzione veloce e larga, di uno spreco che non esonda, di soldi che si dirigono, fatte le dovute eccezioni, verso gli obiettivi prefissati. In dieci anni, il tempo tecnico per ricostituire le comunità, quella grande ferita viene suturata e lungo il Tagliamento si ripropone, utilizzando nella maggior parte dei casi le pietre cadute, la tipologia urbanistica preesistente adeguata ai criteri antisismici, alle prime prove di un cemento davvero armato di ferro.Continue reading

“Mi hanno umiliato e mandato al confino, ma la gente sta con me”

Per il governatore della Calabria è appena decaduto l’obbligo di dimora durato 3 mesi

Foto LaPresse – Adriana Sapone

Anche se nessuno se ne è accorto, il governatore della Calabria Mario
Oliverio è stato…

Sono stato obbligato al confino. Scriva così.

Ha subìto l’obbligo di dimora nel suo paese, San Giovanni in Fiore, ai piedi della Sila.

Dal 17 dicembre al 20 marzo sono stato vittima di una grandiosa, esecrabile ingiustizia.

Ha dovuto astenersi dalle funzioni per un po’.

Ferito, umiliato, maltrattato. E per cosa poi?

La Procura di Catanzaro ha valutato esistessero gravi indizi.

Ma ha sentito il procuratore generale della Cassazione? Ha chiesto e ottenuto l’annullamento d’un provvedimento abnorme.

Obbligo di dimora.

Per un appalto di una pista di sci da 4 milioni neanche erogati. Accusato d’abuso d’ufficio. Ha dell’incredibile.

È ancora scosso.

Una processione di gente, amici, conoscenti, elettori si son stretti al loro presidente perché sanno che ha il volto e le mani puliti.Continue reading

“Abbiamo dato tutto a Matteo e lui ci caccia senza dirci una parola”

Molise – Dopo il boom elettorale, le consigliere Romagnuolo e Calenda espulse dal partito: “Siamo annichilite”

Dopo appena un anno dal boom in Molise, la Lega fa sboom! Aida Romagnuolo e Filomena Calenda, le due neo consigliere regionali che tingevano di rosa il simbolo di Alberto da Giussano, sono state espulse da Matteo Salvini. Lega azzerata, entusiasmo sotto i piedi.

Aida Romagnuolo, prima delle elette.

1.700 preferenze su 11 mila voti, pari all’8 per cento. Capogruppo e militante instancabile, ipercinetica. Una trottola. Se glielo dico, mi creda.

Anche Filomena Calenda, la seconda eletta, è stordita.

Piena di voglia di far bene, di far avanzare Salvini ovunque. E invece lo stop, il brusco risveglio.

Aida: Annichilita prima che affranta.

Filomena: Vilipesa, svilita, delusa.

Aida:È venuto uno da Milano, il signor Panza, e ci ha detto: siete espulse.

Filomena: Cose da pazzi veramente.

Aida: Il tessitore di questa fosca manovra è Luigi Mazzuto, coordinatore regionale e assessore regionale al Lavoro. Un signor nessuno che ha preteso un posto in giunta che non gli spettava.

Filomena: La sua è invidia pura. Noi donne del fare, lui assente, dormiente.Continue reading

Ops, gli italiani sono più ricchi di quel che si diceva. Troppo furbi, cioè fessi

Tredici milioni di italiani non pagano le tasse. Ed è una bellissima notizia. Tantissimi, ma proprio tanti, riescono però a spendere più di quanto guadagnano senza rimetterci né la faccia, né la casa. Incredibilmente, come per magia, l’Istat si avvede che per ogni cento euro che dichiarano di guadagnare questi nostri concittadini ne spendono 114. Gli altri vanno in banca.

Sarebbe una bancarotta miliardaria se le dichiarazioni (di quegli italiani che pagano le tasse) fossero vere. Ma non sono vere, e infatti quest’anno il conto è di 108 miliardi di euro di tasse e contributi evasi.

108 miliardi in meno significano meno servizi sociali alle famiglie disagiate e alle persone disabili, scuole fatiscenti, ospedali in disarmo, strade sterrate e bucate, ponti arrugginiti. E anche meno lavoro, e persino meno sicurezza, meno cultura, meno teatri, meno sport. In definitiva meno civiltà.

La scelta che presto dovremo compiere è se continuare ad essere così furbi. Cioè fessi.

Da: ilfattoquotidiano.it

“Mi hanno umiliato e mandato al confino, ma la gente sta con me”

Per il governatore della Calabria è appena decaduto l’obbligo di dimora durato 3 mesi

Foto LaPresse – Adriana Sapone
21/10/2016 Reggio Calabria

 

Anche se nessuno se ne è accorto, il governatore della Calabria Mario
Oliverio è stato…

Sono stato obbligato al confino. Scriva così.

Ha subìto l’obbligo di dimora nel suo paese, San Giovanni in Fiore, ai piedi della Sila.

Dal 17 dicembre al 20 marzo sono stato vittima di una grandiosa, esecrabile ingiustizia.

Ha dovuto astenersi dalle funzioni per un po’.

Ferito, umiliato, maltrattato. E per cosa poi?

La Procura di Catanzaro ha valutato esistessero gravi indizi.

Ma ha sentito il procuratore generale della Cassazione? Ha chiesto e ottenuto l’annullamento d’un provvedimento abnorme.

Obbligo di dimora.

Per un appalto di una pista di sci da 4 milioni neanche erogati. Accusato d’abuso d’ufficio. Ha dell’incredibile.

È ancora scosso.

Una processione di gente, amici, conoscenti, elettori si son stretti al loro presidente perché sanno che ha il volto e le mani puliti.

La Calabria è piena di disgrazie politiche.

A chi si riferisce?

Sbaglio o il suo predecessore è ancora in carcere?Continue reading

Tutti pistoleri, hip hip urrà!

Evviva, da oggi tutti con la pistola! Entra in casa qualcuno? Sparo. Aleggia un’ombra in giardino? Chiedo chi è, e poi sparo. Sbuca un malintenzionato nel retro della mia fattoria per fregarmi la benzina del trattore? E’ già la quinta volta che accade, ora basta: sparo.

E’ legittimo difendersi, è sacrosanto tutelare la propria tranquillità. Chi può essere in disaccordo? Chi può pensare che sia da tutelare il ladro e non il derubato, colui che ci mette paura, che usa violenza?

Prima di arrivare allo sparo, prima di alleggerire la nostra coscienza mettendoci in tasca un’arma da fuoco con la quale non abbiamo mai avuto dimestichezza e grazie alla quale potremmo far più guai di quelli previsti, il Parlamento avrebbe dovuto mostrare il medesimo impegno nel ricercare e punire i delinquenti, di piccola come di grande taglia.  L’ha fatto? Riesce a garantire la sicurezza, per la quale noi siamo chiamati a contribuire economicamente? Riesce a individuare e soprattutto a rendere efficaci le sentenze? Riesce a punire chi delinque?

Per dare una logica al pensiero, bisognerebbe chiedersi, prima di gridare urrà a questa nuova legge, perché le vecchie leggi non sono osservate, perché intere zone sono sottratte al controllo, perché oggi sia divenuta una pura formalità, senza seguito alcuno, andare in commissariato a sporgere denuncia per furto.

Insomma, se il ministro dell’Interno ce lo vuole dire, spieghi perché la percentuale delle forze dell’ordine in rapporto agli abitanti sia tra le più alte d’Europa, ed esiste tutto questo disordine.

Da: ilfattoquotidiano.it

Poste e Caf deserti: in Basilicata nessuno ha chiesto il reddito

Basilicata – Nei Comuni lucani un elettore su due aveva scelto i grillini Ma lo “scambio” col sostegno targato M5S non c’è: domande zero

Milioni e milioni di voti di scambio: tu dai il reddito di cittadinanza a me e io faccio la croce sul tuo simbolo. Siamo a Bella, poche migliaia di abitanti ma con un festival di cinematografia formidabile, davanti alle gole del Platano, il fiume che segna il confine della Lucania con la Campania, il territorio montano e disperso dove i Cinquestelle alle scorse Politiche hanno mangiato voti come fossero lupi d’inverno. Percentuali del 50%, in alcuni casi anche di più. Ora sarebbe dovuto arrivare il giusto ristoro. “Sono andato all’ufficio postale e ho chiesto. Per ora zero domande, zero carbonella. I miei dati sono parziali ma l’impressione è che non solo non c’è stata folla, ma nemmeno un’esile fila, nemmeno uno dei crocchi che si vedono in piazza. Magari è ancora presto, però boh…”.

Così verbalizza Vito Leone, assessore alla Cultura, che ha una sua idea: “Dal reddito sono esclusi coloro che possiedono proprietà o soldi in banca. I nostri paesi sono spopolati, quel che non ci manca sono le case. Ed è costume familiare custodire buoni postali, il dono del nonno al nipote, del papà alla figlia. È un tesoretto di poche migliaia di euro che però ostacola la richiesta. Il limite fissato a 6.000 euro spesso è superato e così anche coloro che certamente avrebbero diritto, restano impigliati ed esclusi”.

La Basilicata è stata una delle casseforti pentastellate. Mezzo milione di abitanti, fortilizio democristiano poi passato al Pd e infine ai grillini. La clientela come sistema, la mano tesa come postura. E allora? Tra le montagne e le vallate del Platano e del Marmo, l’area interna più occidentale della Regione, lo scambio previsto, anticipato, illustrato fin nei dettagli dalle analisi giornalistiche, dai commenti, nei talk show, semplicemente non esiste. Anche Anna Maria Scalise, la sindaca di Ruoti, una comunità sistemata più vicino al capoluogo, non vede corse, ansie, entusiasmi alle stelle. “Hanno pesato le restrizioni, che per alcuni hanno avuto il sapore di una presa in giro. Non ho dati certi, ma finora dico che non mi risulta nessuno che si sia presentato alle Poste ad avanzare domanda. Dobbiamo però dirci la verità: il voto ai Cinquestelle non era legato allo scambio quanto a una voglia, spesso impulsiva, di un cambiamento. Non tenerne conto nelle analisi ha significato approssimare sia le indicazioni che le soluzioni e consegnare il Sud all’idea stereotipata della clientela, dei fannulloni che attendano l’assistenza dello Stato”.Continue reading