Olimpiadi e basta

olimpiadiFLAVIA PICCINNI

C’è chi aspetta da anni le Olimpiadi di Pechino. C’erano atleti, appassionati di sport, giornalisti e, poi, il mondo intero. Tutti ad attendere, con il fiato sospeso, la cerimonia iniziale. Splendida e disturbata dai commentatori Rai che hanno forse dimenticato, per più di una volta però, come debba essere lo sport centrale in una manifestazione del genere.
Adesso i giochi sono al loro sesto giorno, le medaglie italiane stupiscono meno delle non-medaglie e c’è sempre, ancora, una scusa per parlarsi addosso. Può essere il flop annunciato di Rosolino o quello di Montano, la svista della Pellegrini sui 400 stile libero, la determinazione della Vezzali che spiazza tutti dicendo “Fra quattro anni ci sarò ancora”. E poi ancora il caso Rocchi, la vittoria della Pellegrini sui 200, un giornalista malmenato dalla polizia durante una protesta pro-Tibet.
Sembra assurdo ma è così e ieri iun giornalista britannico che cercava di assistere a una protesta filo-tibetana nei pressi del principale stadio olimpico di Pechino è stato bloccato e trascinato a terra dalla polizia cinese che gli ha sequestrato tutto il suo equipaggiamento.
Sembra assurdo, sì, ma a Pechino succede anche questo.
E sembra, questa volta naturale, chiedersi dove sia finito lo sport, che rimane sempre velato anche nelle sue massime esposizioni, oscurato da proteste e da aggressioni che dovrebbero avere altri palchi e altri sipari.