(…) Una delle maestre della scuola Vittorio Alfieri deve avere disgraziatamente bisogno delle cure del prof. Vescica. Potrebbe darsi che fosse stata a scuola dai frati, oppure che avesse perduto tre quarti della sua vita a cercarsi invano un marito. Se cosí fosse, si potrebbero spiegare in parte le ragioni del suo cretinismo; (…) Giudicate voi. La maestra in parola ha dato agli alunni di terza classe il seguente tema da analizzare: «Gli scioperanti meritano il biasimo e il disprezzo delle persone oneste». Siccome molti padri degli alunni chissà quante volte saranno stati costretti a scioperare, ne viene di conseguenza che gli alunni dovranno disprezzare i propri genitori e amare svisceratamente i loro padroni che consentono ai proletari di vivere. Gli insegnamenti della signora maestra sono edificantissimi. Siamo cosí entusiasti del suo metodo che ci permettiamo di venirle in aiuto suggerendole alcuni temi che potrà sfruttare a sua volontà:
— I veri benefattori dell’umanità sono i ricchi, perché tenendosi tutta la loro ricchezza per sé, impediscono ai poveri di procurarsi dei vizi.
— Tutti devono essere contenti del proprio stato, ma non è giusto che qualche maestra invecchi senza trovare marito.
— I fornitori militari sono degli esempi viventi di onestà e di disinteresse.
— Il dovere di un buon cittadino è quello di lasciarsi fare, senza strillare mai, quell’operazione che fanno alle oche.
— Il caro viveri e il caro affitti sono stati mandati da Dio sulla terra per premiare gli uomini.
— Il comune paga la maestra perché educhi gli scolari, la maestra li incretinisce; gli amministratori comunali sono contenti.

Antonio Gramsci
Sotto la Mole, Avanti!, 5 febbraio 1916

Bisognava celebrare il 150esimo anniversario dell’Unità d’Italia. Con la solennità dovuta. Ma sobriamente. Nel solco di questo ossimoro la coda dei funzionari addetti alle cerimonie, dei dirigenti chiamati a monitorare le spese, gli appalti decisi, i fondi già stanziati (opere per circa 262 milioni di euro), è andata allungandosi e poi restringendosi. Poi ancora stiracchiamndosi verso l’alto. Anche i garanti, coloro che devono dare il timbro culturale ai vari appuntamenti che da qui al 2011 raccoglieranno la memoria collettiva, la radice comune, il segno dell’identità nazionale, hanno preso quota in corso d’opera. E vari comitati sono sorti, e strutture operative o di solo supporto tecnico. E poi commissioni di verifica, di ottimizzazione e di “garanzia”. Un po’ di tutto, si potrebbe dire. E di più. Il rospo si è gonfiato al punto da convincere il governo a decidere una cura dimagrante. Meno opere, meno celebrazioni edilizie dell’unità d’Italia.
Nell’attesa di verificarne i propositi, illustriamo l’ampia catena di comando e di controllo. Leggi tutto