Molise vuol dire famiglia. Indagato il nuovo re Frattura

Non è un’inchiesta penale ma uno scioglilingua familiare, con un’addizione di parenti e cognati, e soci ed ex soci che compongono la più straordinaria rete di interessi in conflitto che l’Italia post berlusconiana in qualche modo ha preparato e benedetto.
Con l’accusa di malversazione al governatore del Molise la procura della Repubblica di Campobasso non apre un fascicolo solo su Paolo di Laura Frattura ma illustra la matrioska politica dentro la quale la più piccola delle regioni italiane ha ficcato il suo destino. L’attuale governatore è un facoltoso pluri-imprenditore: quindici aziende nel curriculum e fatturati diversificati (dall’immobiliare all’energia). Paolo è figlio di Ferdinando, anch’egli naturalmente è stato presidente della Regione e oggi felice pluripensionato (un vitalizio da consigliere regionale, uno da parlamentare). Il cognato di Paolo è il capo dell’ala sinistra della maggioranza, un vendoliano duro e puro, si chiama Nico Ioffredi. La sorella di Paolo e moglie di Nico si chiama Giuliana, è capo di gabinetto del Questore, anch’egli nel fascicolo giudiziario. Il capo di gabinetto e segretaria generale della giunta di centrosinistra, è invece l’ingegner Mariaolga Mogavero, già socia in affari di Gilda Maria Antonelli, oggi compagna di Paolo. Profondo respiro, e ripartiamo. La procura accusa l’attuale governatore di malversazione in quanto, ai tempi in cui era solo imprenditore, avrebbe ricevuto dei finanziamenti pubblici (266mila euro) per la costruzione di un impianto di biofuel (trasformazione di biomassa in carburante) a Termoli.
IMPIANTO non più costruito ma soldi mai più restituiti. Al punto, ed è qui che la vicenda si fa epica per i suoi tratti indiscutibilmente comici, che la Regione, oggi retta da Paolo ha aperto un contenzioso con la Bio.com, società al tempo del finanziamento posseduta da Paolo. Paolo contro Paolo. Nel contenzioso, ora all’esame del Consiglio di Stato, ha fatto capolino la procura della Repubblica con l’avvio dell’inchiesta che prima ha portato nel registro degli indagati per abuso d’ufficio il questore di Campobasso accusato di aver disatteso all’ordine del procuratore di affidare alla Digos le indagini e anzi averle “abbastanza sbrigativamente” concluse con un nulla di fatto. Il questore si è dichiarato innocente, il governatore addirittura “sbalordito”. Il pm, nient’affatto sazio, ha invece proseguito con i suoi cattivi pensieri e due giorni fa è giunta la notizia dell’iscrizione nel registro degli indagati del governatore con l’accusa appunto di malversazione e appropriazione indebita. “Se le accuse saranno confermate sono pronto a dimettermi”, ha comunque dichiarato Paolo. Nell’attesa dell’esito dell’inchiesta conviene concentrarci sulla figura di Paolo, il governatore. È un uomo del fare, ha le stimmate dei protagonisti della rivoluzione berlusconiana. E infatti è un politico duale, un esempio freschissimo di come le larghe intese si possano ricomporre in un unico corpo, farsi spirito e disegno costituente. Ha simpatizzato per Forza Italia fino a divenirne candidato alle regionali nel 2000. Ed è stato amico di Iorio, il magnate molisano del partito del Cavaliere, l’ex governatore, l’asso pigliatutto. E da vero amico tentò di fregarlo una prima volta nel 2009, quando Frattura voleva divenire sindaco di Campobasso, agganciando direttamente Berlusconi grazie alle entrature dell’eurodeputato Aldo Patriciello, un campione di interessi stratificati, produttore infaticabile di voti e di nuovi clienti (specialmente nell’area napoletana e casertana) re delle cliniche private meridionali (dalla Neuromed di Pozzilli alla Malzoni di Avellino). Non ebbe successo quello sgambetto, ma aprì la strada alla nuova stagione di Frattura. Da berlusconiano ad esponente del centrosinistra senza mai perdere gli amici dell’una e dell’altra sponda. Questa è la meraviglia, in qualche modo il senso della modernità molisana: i partiti sono uno scivolo continuo, un luogo da cui, lo dice la parola stessa, partire. Partito da Forza Italia si è trovato vicino ai Democratici. Oggi è un renziano coraggioso. Oggi è il governatore. Perchè quando le elezioni si sono tenute, figlie del ricorso elettorale che aveva ribaltato la vittoria di Iorio nel 2011 (la prima firma del ricorso indovinate di chi fu? Ma di Mariolga Mogavero, l’ex socia della compagna di Paolo e oggi suo capo di gabinetto) la regione ha cambiato colore e il nuovo, cioè il vecchio Frattura, ha sostituito il vecchio, cioè la nuova opposizione.
L’abbiamo detto e lo ripetiamo. Il Molise non è una regione ma uno scioglilingua, un inestricabile affare di famiglia, un sistema dove i voti non si contano ma si pesano, una rete di condotte sottomarine di clientele, dove il merito non vale e neanche i bisogni, dove resistono sistemi di finanziamenti a scomparsa, strabilianti aspiratori di soldi. Il Molise è il nostro domani?

da: Il Fatto Quotidiano 8 febbraio 2014

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