Accompagnato alla porta Letta sbotta: “Filibustieri”

L’ANALISI DI CIVATI: “GLI HANNO FATTO FARE LA FINE DELLA GIRAFFA DI COPENAGHEN”
Da notevole uomo di Stato Renzi non ha atteso neanche la pubblicità per licenziarlo. In venti secondi la vita politica di Enrico Letta è stata sciolta nell’acido e il suo corpo è divenuto gas. A Palazzo Chigi, dove ha indossato la fascia di capitano per l’ultimo pomeriggio, sono giunte le prefiche: Alfano, Quagliariello e Lupi. Espulso dal centrosinistra, fantasma a largo del Nazareno, il premier è stato consolato dal centrodestra, e così la visione in streaming della sua decapitazione è stata più sopportabile. Se Renzi si nutre di sé, Letta ha purtroppo il corpo fragile e la digestione delicata. La gastrite, la più temuta nemica, si è subito riacutizzata quando sono apparsi i capelli dritti come chiodi al vento di Luigi Zanda, il capogruppo al Senato. Un perfetto ex amico. Che ha ricordato il governo attuale come un incidente remoto, e con un tale rispettoso distacco… “Che filibustieri”, ha sibilato Enrico, ed è stato il massimo della virulenza mentre Angelino Alfano commiserava, da par suo, il vizio del tradimento. E a proposito di ex amici o presunti tali Dario Franceschini ieri ha sbottato: “Sul Corriere leggo di un litigio totalmente inventato tra me e Letta”. Ma intanto il premier è divenuto fantasmino, esonerato da Renzi come quei mister del calcio: “Grazie per la sua generosità, e anche per il suo contributo”. Il contributo, proprio così. Solo ieri Enrico era riuscito a presentare decine di fogli con date, importi, investimenti, risparmi. Un librone cestinato. “Notevole impegno”, gli ha detto Renzi. Ma il segretario e futuro premier sembrava che scherzasse. Anzi, sembra sempre un burlone professionista.
L’ACCOLTELLAMENTO è durato circa tre ore, Letta si è spento da premier intorno alle 18, ma solo per ragioni di burocrazia. Perché bisognava votare la sua decadenza: “Vi prego di attendere il voto”, ha raccomandato la presidente dell’assemblea. Cosa superflua perchè, come detto, Renzi aveva già impegnato tutto il primo minuto del suo messaggio alla nazione per licenziarlo. E Stefano Fassina si era rammaricato che bisognasse andare alla conta: “Spero che Letta non ci costringa a votare”. Alla tribuna citazioni di poeti e letterati, e soprattutto invocazione al senso di responsabilità. Qui Enrico non ha retto per la seconda volta, perchè la parola “responsabilmente” è la sua fatina turchese, il gancio a cui appende ogni fatica, ogni disegno, ogni virtù.
NON GLI È RESTATO che raccogliere le foto dei bimbi, quella di sua moglie Gianna, ricevere via cavo la solidarietà di zio Gianni, e chiudere bottega. Stava per andare via, quando ha saputo che i suoi fedelissimi, in tutto quattro, avevano lasciato la direzione senza partecipare alla sepoltura, cioè alla conta. Ci ha pensato l’impertinente Pippo Civati a suggerirgli di spegnere tv e computer e correre a casa toccando continuamente ferro. Pippo, riflettendo, ha detto: “Gli hanno fatto fare la fine della giraffa di Copenaghen”. Si chiamava Marius: uccisa con un colpo di pistola alla tempia, è stata vivisezionata davanti a una platea di ragazzini. Che forse erano più dei 101 dirigenti del Pd che accoltellarono Prodi nella corsa al Quirinale, ma meno dei 136 che ieri sera hanno salutato Enrico, nipote di Gianni. da: Il Fatto Quotidiano 8 febbraio 2014

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