Diceva don Milani ai ragazzi che definiva “i sovrani del futuro”: Che te ne fai delle mani pulite se poi le tieni in tasca? E noi, ditemi, cosa ce ne facciamo dell’Europa se si benda gli occhi e si lega mani e piedi pur di non prendere posizione, di non scegliere, di non aiutare, di non risolvere le contese tra gli Stati membri?

Cosa ce ne facciamo di questa Europa che nel verbale di intesa dei capi di Stato non coniuga mai all’indicativo il verbo dovere? Nessuno deve fare: se gli va, potrebbe anzi “dovrebbe”. Il “dovrebbe” è la resa alle nostre paure e ai nostri egoismi, è la premessa per il disastro prossimo venturo.

Nessuno Stato ha l’obbligo di accogliere e dividersi i migranti. Nessuno Stato  ha l’obbligo di solidarizzare con l’altro. Nessuno Stato ha l’obbligo di attuare politiche di rallentamento dell’ondata migratoria attraverso aiuti verso le terre di provenienza di questa umanità disgraziata né l’Unione europea si obbliga di coordinare urgentemente un piano straordinario di finanziamento e cooperazione allo sviluppo. Non vogliamo aiutarli a casa nostra, non vogliamo aiutarli a casa loro. L’unica decisione presa è che nemmeno le Ong, le uniche barche pronte al salvataggio, dovranno aiutarli.

L’Unione europea ha semplicemente stabilito che se vanno in mare e poi muoiono non è colpa di nessuno. Ha reso ufficiale il genocidio di Stato, il crimine collettivo contro l’umanità. Sono tanti i Salvini, che almeno mette le sue parole truci nel vocabolario dello sterminio organizzato: Macron, il fringuello riformista francese, il socialista spagnolo Sanchez, la conservatrice tedesca Merkel, il fascista ungherese Orban, i clericali polacchi.

Ciascuno provvederà al suo benessere curando che i disgraziati del mondo – se provano a fare i furbi – abbiano la sepoltura che meritano: in bocca ai pescecani. Rubo a Matteo Salvini la sua parola d’ordine: che schifo!

da: ilfattoquotidiano.it

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One thought on “Cosa ce ne facciamo dell’Europa se mette le mani in tasca?

  1. Scrivo qui non per commentare il suo scritto, come sempre condivisibile, ma per dirle grazie. Grazie per tutte le volte che ho sentito il mio pensiero rappresentato ascoltandola. Grazie per il libro (Matteo Salvini ministro della paura) che ho acquistato su Amazon, ricevuto due ore fa e sto letteralmente divorando… Grazie per le analisi, le considerazioni, le conclusioni che esprime… Sono una nonna di 63 anni, ho due nipotini e mi chiedo con grande sgomento in che mondo vivranno, in che tipo di società. Sono stata in Parlamento per due legislature, prima nel gruppo PRC, poi PdCI, e ho cercato con grande impegno di mettere in pratica quei valori (eguaglianza, giustizia sociale, solidarietà) che mi hanno avvicinato alla politica. Mi sono occupata, con grande passione del fenomeno migrazione e credevo e speravo di aver visto il peggio con l’insipienza, l’pportunismo e la viltà del PDS e con analoghe caratteristiche oltre a xenofobia e istigazione al razzismo della Lega… Invece Salvini è ben peggiore di Bossi e dei suoi sodali di allora e di oggi. Ho lasciato l’impegno politico istituzionale da otto anni per ragioni di salute e di crescente disgusto per l’inarrestabile, anzi, crescente degrado che connota molti esponenti e forze politiche… Ma la passione rimane, l’indignazione e la preoccupazione aumentano. E non vedo, soprattutto, segnali che possano generare speranza di superare il declino/degrado culturale in cui questo Paese è precipitato… Il senso comune della maggioranza degli italiani è spaventoso, i rigurgiti di fascismo e razzismo angoscianti. Ho a lungo sperato che si arrivasse ad un’aggregazione dei soggetti di sinistra (non sedicente tale) ma anche l’ultimo di un qualche interesse e spessore, avviato da Tomaso Montanari (autore della bella prefazione al suo libro) e Anna Falcone è rimasto senza seguito… Ma non voglio fare di lei il destinatario del mio malessere, pur profondo. Perciò la saluto con grande stima e con l’augurio che possa continuare a scrivere (e dibattere) con l’onestà intellettuale e la capacità analitica che la caratterizzano. Ancora grazie. Rosanna Moroni

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