“Nelle inchieste sulle ecomafie ci sono nomi, indirizzi, itinerari”

Sono decine le pagine dedicate all´attraversamento dei rifiuti tossici da nord verso sud. Precisi i dettagli, puntuale la geografia dei luoghi in cui la “merce” viene impacchettata e le località dove essa approda. I laghetti del litorale domiziano, le terre casertane, poi, proseguendo verso est, la piana di Foggia, infine le caverne della Murgia barese. Paolo Russo è parlamentare del Pdl, dopo esserlo stato di Forza Italia. Per cinque anni (2002-2006) ha presieduto la commissione d´inchiesta sulla gestione dei rifiuti.
Il Pdl è alleato della Lega. I leghisti ritengono evanescente la prova che gli imprenditori del Nord abbiano potuto intossicare il Sud.
«Gli amici della Lega hanno reagito tradendo una qualche apprensione elettoralistica, secondo un puro istinto territoriale. Si sono sentiti punti».
Il nord è invece un´ape laboriosa.
«Hanno ritenuto che si volesse sollevare la Campania dalle responsabilità del proprio ceto politico».


Esistono due tipi di rifiuti. I primi, quelli industriali, non solo puzzano ma sono anche tossici.
«Ci sono grandi inchieste giudiziarie oramai note. Ne cito due: Re Mida e Terra Mia».
Note a lei!
«Nomi e cognomi. Città, indirizzo dello stabilimento, sede sociale. Gli inquirenti hanno scoperto e anche arrestato».
Facciamo un ripasso veloce.
«Prenda l´Italia e la immagini come l´imbuto».
L´imbuto è largo all´imbocco.
«L´imbocco è il nord produttivo. Del resto i rifiuti si producono dove si effettuano le lavorazioni. Scendendo giù troviamo un´area geografica, orientativamente interna al territorio della Toscana, dove c´è un´alta concentrazione di imprese che trattano i rifiuti pericolosi. Imprese che stoccano, altre che diluiscono, sminuzzano, sigillano. Hanno regolare licenza per farlo».
E siamo a metà dell´imbuto.
«Tra gli anni ‘80 e ‘90 la fine dell´imbuto è costituito dalle aree della Campania e della Puglia».
Perché lì?
«Perché lì c´è un´organizzazione che garantisce il controllo assoluto del territorio, promette il silenzio delle popolazioni, assicura la totale impermeabilità e riservatezza dell´operazione. Ma prima di tutto: offre lo smaltimento a prezzi inarrivabili».
Quell´organizzazione si chiama Camorra, c maiuscola. Camorra imprenditrice.
«Il differenziale tra il costo medio dello smaltimento lecito e quello illecito genera la portata dei flussi. La tratta è possibile perché alcune delle imprese situate a metà dell´imbuto, quelle per intenderci impegnate nel trattamento e nello stoccaggio, operavano fuori dalle norme».
Certificavano pulizia dov´era sporcizia.
«Gli inquinanti venivano trasformati, ma solo per via cartolare, a qualcosa che, in fondo, faceva meno male della marmellata».
Certificazioni false.
«Totalmente. Queste imprese intermediavano: lassù la domanda, quaggiù l´offerta».
E i camion si riempivano.
«Inabissamento dei rifiuti nei laghetti del litorale casertano»
Interramento tra i carciofi.
«Anche nell´area dove più ricca e intensa è l´attività agricola».
Hanno riempito gli anfratti cavernosi della Murgia barese.
«La quantità dei rifiuti da smaltire era tale… «.
Appena l´anno scorso il nostro sistema delle imprese ha prodotto circa 7 milioni di tonnellate di rifiuti speciali che non si ritrovano nella contabilità ordinaria delle sostanze smaltite.
«Misurando la quantità di lavorazione effettuata si ha la quantità dei rifiuti speciali da smaltire. Lo smaltimento dev´essere certificato. Tutta quella roba oggi manca all´appello».

(da Repubblica del 6 giugno 2008 – Pagina 9)

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