Per il governatore della Calabria è appena decaduto l’obbligo di dimora durato 3 mesi

Foto LaPresse – Adriana Sapone
21/10/2016 Reggio Calabria

 

Anche se nessuno se ne è accorto, il governatore della Calabria Mario
Oliverio è stato…

Sono stato obbligato al confino. Scriva così.

Ha subìto l’obbligo di dimora nel suo paese, San Giovanni in Fiore, ai piedi della Sila.

Dal 17 dicembre al 20 marzo sono stato vittima di una grandiosa, esecrabile ingiustizia.

Ha dovuto astenersi dalle funzioni per un po’.

Ferito, umiliato, maltrattato. E per cosa poi?

La Procura di Catanzaro ha valutato esistessero gravi indizi.

Ma ha sentito il procuratore generale della Cassazione? Ha chiesto e ottenuto l’annullamento d’un provvedimento abnorme.

Obbligo di dimora.

Per un appalto di una pista di sci da 4 milioni neanche erogati. Accusato d’abuso d’ufficio. Ha dell’incredibile.

È ancora scosso.

Una processione di gente, amici, conoscenti, elettori si son stretti al loro presidente perché sanno che ha il volto e le mani puliti.

La Calabria è piena di disgrazie politiche.

A chi si riferisce?

Sbaglio o il suo predecessore è ancora in carcere?

Ma lì siamo in un’altra situazione, lì c’è una sentenza definitiva. Per me invece la faccenda è solo inquisitoria, un processo alle intenzioni.

Siamo così abituati alle brutte notizie dalla Calabria che non ci facciamo più caso.

Perché è una Regione denigrata, vilipesa, tenuta sotto il tacco. Io mi batto per rendere la pariglia. Non mi fermerò, mi opporrò con tutte le forze, spingerò perché le cose belle saltino fuori.

Obbligo di dimora.

Decaduto, prego. La libertà profuma, è una sensazione bellissima.

Ha subito tracolli psicologici, la depressione?

Niente di niente. Riempito d’affetto, ho sempre risposto alle telefonate, alle visite nel tran tran quotidiano: da casa al bar alla piazza. Ogni giorno un susseguirsi di benefiche pulsioni emotive. Un sostegno di una tale dimensione come mai mi era capitato.

Non ha perduto serenità.

Un po’ dispiaciuto. Ma la famiglia…

I suoi figli. A proposito, dove vivono?

Tre a Roma. Una in Calabria.

I giovani scappano.

È un trend da invertire.

Il futuro è nero.

Non direi. C’è tanta gente che vuole rimboccarsi le maniche, le nuove leve devono poter esprimere le migliori energie. Largo ai giovani.

Inviti anche i suoi figli a fare ritorno a casa.

Bisogna crederci, sì.

Presidente Oliverio, se dovessero dubitare della sua onestà? Se il provvedimento giudiziario dovesse instillare il dubbio che anche questo governatore….

È corrotto? Diciamocelo chiaramente: mai un euro, mezzo cent entrato nelle mie tasche. Neanche uno.

Le credo.

Assolutamente, scherziamo?

Assolutamente.

L’appalto per il quale son stato inseguito da quel provvedimento ingiusto non s’era neanche perfezionato. Soldi zero.

Eppure, e pare incredibile, dicono che lei sia un sepolcro imbiancato. Da tempo immemore al potere. Un pidino dell’eterno governo.

Io misuro ogni giorno il gradimento. Ho fatto le primarie, ho vinto. Vogliamo mettere in discussione la democrazia?

Sindaco.

Solo un anno. Di San Giovanni in Fiore, il mio Comune.

Deputato.

Per sole tre legislature.

Presidente della Provincia di Cosenza.

Due volte.

Vede? Attaccatissimo alla poltrona.

La mia vita politica tutta dedicata ai problemi della gente. È il popolo la mia stella polare. I suoi bisogni, le speranze.

Dovesse lasciare la politica?

Dovessi cosa?

Se Zingaretti le dice: Mario, fai un passo indietro.

Mi dedicherei al popolo e ai suoi bisogni.

Finora la sua amministrazione ha realizzato zero.

Zero? Il Pil è cresciuto, del turismo già ho detto.

Il turismo sanitario è cresciuto.

Sa la novità? Prima del commissariamento per gli ammalati che si curavano altrove, spendevamo 200 milioni. Ora 300.

Ospedali colabrodo.

Perché i commissari sono ancora qui? La verità è che la Calabria soffre dello stereotipo negativo della regione che spreca, della regione viziosa.

Terra del malaffare.

Sì.

Con una classe dirigente inquinata e corrotta.

Sì, tutto l’armamentario della propaganda anti-calabrese.

E purtroppo la sua vicenda… quell’obbligo di dimora.

Ho misurato la dimensione dell’ingratitudine.

I suoi avversari hanno festeggiato.

Cattiveria propria degli uomini.

Ma ora è ritornato in sella.

Libero: anima e corpo nelle funzioni, e fra la gente.

Tra il popolo e i suoi bisogni.

E le sue speranze.

 

 

Da: Il Fatto Quotidiano, 31 marzo 2019

 

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