È il bastone a disturbare il passo di Sergio Zavoli, a tenergli impegnate le mani e a consegnare i pensieri all’età. “Non sto bene, dovrei operarmi. Ma i medici nicchiano, mi consigliano cure palliative, mi spiegano che dovrei dedicarmi alla fisioterapia. Li comprendo, la medicina contempla il rischio ma non l’azzardo. E forse quest’operazione è un azzardo”.
Lei è uno straordinario novantenne.
Sto rileggendo delle lettere di gioventù, scritte da me. Non le ricordavo, non le riconosco, non mi rappresentano più. Sono un’altra persona, ho un’altra vita, e altri incredibili difetti.
Mi ha colpito la sua mano alzata insieme alla maggioranza del Senato per decretarne la fine e approvare un pasticcio più che una riforma… Lei, il senatore eletto più anziano, maestro di giornalismo, potrebbe dire una parola, sentirsi libero di esprimerla. Invece tace.
Io non sto bene, non mi sento in forma. E vivo questo periodo con qualche angoscia.
Ma avrebbe il dovere di parlare, se ritiene che la riforma costituzionale sia cattiva.
È spaventosa, lo so.
Lo sa, però, è silente.
Siamo sotto ricatto. Se casca questo governo è la barbarie, il disordine politico. E c’è un alito di verità in questa paura. E questo rafferma i pensieri, riduce i propositi e consegna tutti noi stancamente a quel dopo che non vorremmo.
Ricordo che i senatori a vita, assumendosene ogni responsabilità, fecero nascere il governo Prodi.
Ricordo anch’io. Perché mi dai del lei?
Perché è un maestro. Lei ha avuto tutto dalla vita, e forse una sua parola in questa aula così depressa, screditata del suo onore, contribuirebbe almeno a mitigare gli errori.
Non ce la faccio, purtroppo.
Ciampi ce la fece da senatore a vita e votò il governo perché giudicava giusto farlo. Berlusconi lo definì un personaggio “immorale”, al pari di Levi Montalcini. Le ricordo che altri senatori della destra li denigrarono portando in aula i pannoloni per la terza età.
Che vergogna.
Cosa sarà questo Senato di consiglieri regionali?
Senti: io alle primarie ho votato Cuperlo, non Renzi. E chiesi a lui di darsi da fare. Mi sembra scomparso dalla circolazione. Cos’è il Pd adesso? Non oso immaginarlo. Hai ragione a dire che stiamo approvando una riforma spaventosa.
Calderoli si è appena intestato il merito di ritornare sulla scena del delitto: “Sono un serial killer”.
È una delle sue solite boutade. In questo giro la sua verve eccentrica è tenuta a freno dalla Finocchiaro.
Anna Finocchiaro? Colei che Renzi irrise per la scorta armata che la difendeva tra i pacchi dell’Ikea? Si disse disgustata dal trattamento subito. Oggi fa con cura il lavoro richiesto.
Anna è una brava parlamentare e anche buona. Tenta di ridurre il danno, agisce per il bene comune. Ne sono certo.
Lei crede?
Io sono spaventato da quel che ci capiterà tra poco. Sono spaventato –per esempio– dal fatto che Napolitano se ne andrà. Con tutti i suoi difetti che voi gli dite e con l’instancabile tagli e cuci è riuscito a tenere l’Italia sull’orlo dell’abisso. L’abisso non l’abbiamo conosciuto per suo merito. Aspetta un po’ e vedrai questa destra come si ricompone. Avrà tempo di divenire cattiva e si presenterà ai nastri di partenza con la faccia che oggi non vogliamo vedere.
Anche Renzi è cattivo. Sa essere cattivo, sa essere anche cinico.
La politica è fatta di questi sentimenti. La ferocia ha la medesima forza dell’amore.
Li vede questi senatori con la testa china che ci stanno passando davanti?
Certo che sì.
Cosa pensa del presidente del Senato?
Non conosco Grasso.
Si permise di obiettare che forse bisognava riflettere prima di liquidare questa assemblea e tener presente che senza l’elettività è un corpo vuoto, un guscio di nullafacenti. Ricorda Renzi cosa rispose?
Non ricordo.
Gli fece rispondere che lui non doveva mettere becco. Il presidente del Senato non ha titolo.
In questa legislatura sto facendo meno cose. Ho dato di più e fatto meglio nella scorsa.
Qui sembra una esecuzione funebre. Sembra che dobbiamo darvi il consuolo.
Tu sei meridionale?
Sì. Consuolo sta per consolazione. Vi dobbiamo consolare noi cronisti. Ai funerali si porta il caffè, lo zucchero, i pasticcini. Le lacrime si asciugano con una bevanda calda.
Ho conosciuto bene Gaetano Afeltra. Voi meridionali avete un modo così teatrale, illuminato, prezioso di dire. Una volta mi racconto di un tizio che improvvisamente morì. Cosa aveva, chiesero. Nulla, era sola raffreddato. Raffreddato? La morte cerca una scusa, risposero. Frase straordinaria… la morte cerca una scusa. Una densità di immagine incomparabile. La vostra lingua è un’opera sacra.
È in corso una gran tappa al tour. Cinque scollinamenti, due gran premi della montagna di prima categoria…
Nibali è un giovane promettente, delizioso. Ma Contador (ieri poi caduto e ritirato, ndr) è già un campione affermato. Voglio donarti questo libretto: “La società libera e la libertà d’informazione. Giornalismo, etica e responsabilità”.
È prezioso il suo dono.
Sai che in Rai mi hanno detto che a settembre riprendono Le notti della Repubblica?
È una bellissima notizia.
Bella sì. Eppure quei due consiglieri che Bersani indicò per Viale Mazzini non si sono mai fatti vedere, né sentire. Un po’ mi è dispiaciuto.
Zavoli è la televisione.
Adesso mi concedo delle poesie.
Saranno bellissime.
Aspetta a leggerle.
Aspetto di vederla con la mano a alzata prendere la parola nell’aula del Senato prima che questo palazzo venga dimesso.
Sono vecchio e stanco.
Tutte le persone sagge sono vecchie e stanche.
È il bastone che mi infastidisce.


da: Il Fatto Quotidiano 15 luglio 2014

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One thought on “Sergio Zavoli: “È un disastro, ma io sono stanco e malato…”

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