raffaele_lacapriaCosa ci rende muti? Qual è la malattia che ci affligge e ci fa guardare il mondo a braccia conserte, senza un alito di passione, di partecipazione, neanche di stupore? Forse lo sa Raffaele La Capria che è narratore meraviglioso delle fatiche e dei piaceri quotidiani, anche delle minuzie della vita, non un teorico della lotta di classe ma un maestro del Novecento che ancora oggi – alla bella età di 93 anni – osserva e annota il sentimento collettivo di resa.

“Uso una parola larga: decadenza. Quando prendevo in mano il libro sulla Storia della decadenza dell’Impero romano non sapevo cosa esattamente volesse dire. È come una malattia sottile, un dolore nemico che si insinua nell’anima. L’inerzia sale dentro di noi e ci fa sentire inadeguati, non ci spinge a competere, non ci induce alla critica, all’osservazione utile, al coraggio, alla sperimentazione. Come se la società italiana fosse stata presa dalla consapevolezza che una forza maggiore, più grande, incomparabile, le si è parata davanti e non è possibile fronteggiare”.

Ieri si chiamava riflusso, oggi indichiamo nella crisi economica la brace dove tutti i nostri desideri, il nostro spirito libero finiscono in cenere.

Dostoevskij diceva che Dio è morto e quindi tutto è possibile. Navighiamo in un mare in cui non c’è più nessuna certezza, tutto è opinabile, tutti parlano e ai nostri orecchi le sillabe degli uni si mischiano con quelle degli altri, e si accavallano, si sovrappongono, si fondono. Un vocìo da mercato. Leggi tutto

Il portavoce del premier irride Varoufakis su Twitter. E il linguaggio dice tutto

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(foto Olycom)

“A Kiss For Spoke”. Anche a Filippo Sensi, il portavoce di Renzi, è parso possibile, anzi ineludibile, prendere un po’ in giro Varoufakis, l’ex ministro greco, chiamandolo come un protagonista di Star Trek. “Kiss”, ha scritto. Per sfotterlo col solito tweet. Ora: il dottor Filippo Sensi è capo ufficio stampa del Pd e portavoce del premier. Due incarichi in uno, come il suo capo. Ha scelto, al pari del suo capo, di non prendere lo stipendio dal Pd ma dallo Stato. E ha fatto bene. Ora è un alto dirigente di Palazzo Chigi, e la sua retribuzione è prestigiosa, come il suo ruolo. Che però non gli permette queste libertà. Non può dire, anche se forse vorrebbe: “Ciao gufi”. C’è già il capo che lo fa e altre decine di sottoposti che aggiungono e soggiungono.

Nello striminzito vocabolario dell’età renziana conosciamo il saluto d’ordinanza al nemico: Ciao e le sue variabili dettate dall’umore e dalla dimensione del personaggio da infilzare: ciaone, un abbraccio, un grande abbraccio. Ora Sensi aggiunge, perché la cultura vuole soddisfazione, il kiss. Un bel kiss a Varoufakis, e, già che c’è, un altro kiss al leader laburista Corbyn, o alla Merkel, oppure, chissà, un domani potrebbe succedere di doverlo schierare anche contro Obama. Il linguaggio racconta chi sei, cosa hai fatto, cosa hai letto, magari cosa hai visto al cinema ma soprattutto da dove vieni. Abbiamo capito chi è Renzi, cosa ha letto (o cosa ricorda dei forsennati studi). Sappiamo da dove viene, se ha mai trovato un lavoro, e chi gliel’ha pagato. Le fatiche compiute e i cinema che ha frequentato. Ha visto Rambo, questo è sicuro, un film caposaldo nella storia della sinistra italiana com’è noto. Alla direzione del Pd, composta (anche questo è noto) da dirigenti che non hanno paura di dire pane al pane, il richiamo a Rambo è stato uno dei passaggi più partecipati, la discussione si è animata e la platea si è divisa: più attuale Rambo o Gramsci? La minoranza ritiene il secondo, la maggioranza punta le sue fiches sul primo. Ma nessuno aveva fatto i conti con Sensi, che dal cilindro ha tirato fuori nientemeno che Star Trek. Filippo non l’ha detto, ma forse l’ha pensato e chissà che non abbia proposto ai direttori di rete una contro programmazione ai talk show che tanto affliggono il suo capo. Con Star Trek, che pure è una pellicola del secolo scorso, dunque nemmeno costerebbe ai contribuenti, si prenderebbero due piccioni con una fava. Si annienterebbe l’ascolto di Ballarò, del programma di Floris e di quello di Formigli, i tre della lista nera, e ci faremmo due risate ancora su Varoufakis e magari Corbyn, i due sinistri d’Europa. E poi, per concludere in bellezza a fine serata, un tweet. Ciao gufi. O anche Ciaone. O meglio: un abbraccio. O addirittura: kiss.

da: Il Fatto Quotidiano, 24 settembre 2015

aldo_masulloAvanza l’odiatore. Un particolare tipo di umano che va espandendosi al punto da costituire il partito di maggioranza relativa nella società. Al filosofo Aldo Masullo, napoletano, sentimentalista e raffinato studioso della morale collettiva, la richiesta di una diagnosi e – possibilmente – una cura civile.

L’odiatore prolifera nel disordine. Non conosce il limite del suo agire, è come il calciatore che non sa stare in campo. Non tiene la posizione perchè nessuno gli ha imposto di tenerla. Non avendo regole da rispettare non conosce limite. Il suo e quello dell’altro. In genere è un debole.

È un odiatore professionale.

Il poveretto assolutizza. E anche se si dibatte di fragole, un frutto nel quale depone ogni speranza del suo benessere e ogni possibile virtù, egli affronterà lo scettico, colui che invece dubita o addirittura tradisce una qualche disistima per la fragola, con l’arma dell’aggressione verbale e infine dell’odio. Figurarsi se si parla d’altro.

L’odio è figlio della paura.

Mi permetta: la paura la riterrei un sentimento intermedio, più sofisticato. L’angoscia è la madre dell’odio. L’angoscia di perire, di finire.

L’angoscia è un sentimento umanissimo.

Esprime un’impotenza, ci racconta di un complesso di inferiorità. L’angoscia è anche differente dall’insicurezza.

L’Africa ci invade.

Ecco. Il timore di veder svuotata la nostra casa, di dover competere con l’altro, uno sconosciuto. Anzi, uno straniero. Estraneo ai nostri affetti, alla nostra vita e persino, così immaginiamo, ai nostri bisogni.

La nostra è una società dell’odio?

Assolutamente sì. Avanza massiccia una ferraglia umana, una massa che nella sua povertà culturale e una incipiente povertà economica, sviluppa come difesa primordiale l’odio, l’ultima barriera. Leggi tutto

bacciMassimo Livi Bacci è il più noto e accreditato studioso italiano di demografia. Scienza che illustra il futuro con i numeri e non predice…

No, la Sibilla predice! Il demografo, che deve conoscere bene i meccanismi e le cause dello sviluppo della popolazione, si limita a fare delle ipotesi ragionevoli circa il futuro e trarne le conseguenze numeriche. In genere, data la relativa gradualità dei fenomeni demografici, si riesce a fornire un ragionevole quadro previsivo a qualche decennio di distanza. Diciamo per l’intervallo di una generazione, spingiamoci pure fino alla metà del secolo. Andare oltre non si può. O meglio: si può, ma è bene non crederci!

Sappiamo che gli italiani nel 2050 saranno più vecchi e più soli. Quanto più vecchi e quanto più soli?

Le ultime ragionevoli previsioni delle Nazioni Unite (rese note alla fine di luglio) assegnano all’Italia, nel 2050, una popolazione di 56,5 milioni di abitanti (3,5 milioni meno di oggi), nonostante una modesta ripresa della natalità, e il proseguire di una consistente immigrazione (anche se ridotta rispetto agli anni trascorsi) e un ulteriore aumento della speranza di vita. Saremo sicuramente più “vecchi”; l’età media crescerà dai 46 anni di oggi a 52 anni nel 2050; oggi una persona su 14 ha più di 80 anni, nel 2050 una su sei, Sicuramente il fortissimo aumento dei molto anziani implicherà anche una crescita delle persone che vivono sole. Leggi tutto

A Enna corso di laurea in accordo con la fondazione di cui è Ad emerito

crisafulliVladimiro Crisafulli nelle vesti di Ippocrate. L’indimenticato (e indimenticabile) ras di Enna, la splendida città al centro della Sicilia che ha donato la sua vita all’esponente politico di sinistra (curriculum vasto e militanza eterna: dal Pci al Pd) poi giudicato “impresentabile”, grazie alla sua straordinaria fantasia (infatti ha detto: “sapete com’è, sono fantasioso”) è riuscito a produrre una facoltà di Medicina in vitro. Il seme è dell’università rumena di Galati che grazie a un fruttuoso accordo con la Fondazione ennese Proserpina, di cui Crisafulli è l’emerito amministratore delegato, e l’assessorato regionale alla Sanità, registrerà come studenti di lingua rumena i ragazzi italiani che desiderano sottrarsi ai rigorosi test d’ingresso nazionale. La via della furbizia è infinita e Vladimiro, conosciutissimo alle cronache – politiche e non – due giorni fa, come riferisce Repubblica, ha tracciato il solco della laurea made in Romania.

“ATTIVEREMO due corsi di laurea: quello in Medicina e Chirurgia e quello in Professioni sanitarie. I locali sono stati messi a disposizione dall’ospedale di Enna. Altre aule sono in costruzione, alcune già ultimate”. Leggi tutto