Matteo sta male e anche Pippo non si sente più tanto bene. Il primo Civati faceva tandem alla Leopolda col primo Renzi. Tutti e due portati in palmo di mano. Poi Matteo prende il potere e caccia Pippo. Pippo si inalbera e fonda Possibile. Matteo perde il potere e Pippo perde la felicità.

Caro Civati, vi ha fregati il renzismo e vi sta fregando l’antirenzismo.

Non riusciamo a illustrare un intento distinto, autonomo. Dire dieci cose di sinistra, dieci propositi, realizzazioni, possibilità. Dieci ambizioni. Dopo la decima parola compare Renzi, dopo la quindicesima ecco D’Alema. Chi può ascoltare un soliloquio simile, che diciamo al bar? Parliamo di Pisapia?

Renzi sarà il passato, ma voi un po’ trapassati.

Ho dolore nel darle ragione, mi sembra un’analisi spietata e sincera. Avremmo bisogno di incardinare alcune idee, pensare al mondo che vogliamo e invece per conformismo politico e mediatico stiamo tutto il tempo a parlare di Renzi. Anche ora, anche quando Renzi è un po’ bollito.

Lei aveva utilizzato una parola volitiva e insieme vigorosa (Possibile) per chiamare il suo movimento. Ma il suo Possibile sta divenendo Improbabile.

La consapevolezza non mi manca, il guaio è proprio questo. Sentire su di sé il peso di una dissociazione cognitiva, uno scollamento tra noi e la società, capire che è esiziale e non riuscire a fermarlo.

Dispiace dirlo ma il declino di Renzi viaggia in parallelo al suo. Lui si indebolisce ma lei azzera le possibilità.

Perché il dualismo fa male, perché non sempre e non tutto è colpa di Renzi, perché l’attrito è stato ed è politico non personale. E manca non l’ambizione ma la nostra risposta, l’adeguatezza dell’alternativa come prospettiva, la determinazione nel costruirla.

La reputazione politica.

Anche. Infatti la questione è politica.

Pensa che D’Alema non abbia nulla di personale?

Penso che se siamo sempre ricondotti verso i nomi antichi della sinistra è per la nostra incapacità di muoverci in modo diverso, di divenire adulti e autonomi, di dire cosa vogliamo fare. Lo sconforto ti prende se persino la Falcone e Montanari come prima cosa dicono Pisapia non ci ha fatto parlare, Pisapia è cattivo. Dove andiamo con questo stile?

Aveva alle spalle un futuro glorioso. Dilapidato al pari di Matteo.

Sapevo che lasciare il Pd avrebbe comportato una mia marginalizzazione, sapevo che dopo tanta luce televisiva mi sarebbe capitato il buio ma non ho mai dubitato di aver fatto la scelta giusta. Il Pd era divenuto infrequentabile e la rottura inevitabile.

Adesso che è lontano dai talk show si diverte di più?

Non mi pento, sorrido perché mi chiamano o mi intervistano solo per parlar male di Renzi. E lei ci casca.

Parliamo della sua second life?

Ho messo nel conto di uscire dal Palazzo.

Magari si candida e non viene rieletto.

Magari nemmeno mi candido.

Magari viene rieletto ma fa tappezzeria.

Ho presente la questione al punto che spesso mi chiedo cosa fare. Non ho particolare apprensione sul mio futuro, riprenderò in mano il dottorato di ricerca in storia della filosofia.

Teme di perdere lo stipendio o lo status?

Sono abituato a vivere con poco, i soldi non mi preoccupano. La perdita dello status invece ammetto che potrebbe portarmi dolore. La politica fa somatizzare i momenti brutti. Al tempo dello scontro più aspro, quando mi sentivo solo, sono dimagrito tanto. Il malessere politico trasloca nel fisico.

Simul stabunt, simul cadent.

Ma mica con Matteo è stata questione di carattere? Che balla mostruosa è l’idea dell’odio. Mi hanno diviso da lui le politiche sbagliate, gli zig zag ideologici, gli sfondamenti nel reganismo, le posture familistiche. La simpatia non c’entra, l’amore è tema da soap opera.

Uno vorrebbe pure votarvi, ma poi vedendovi all’opera viene preso dai crampi.

Condivido. Parliamo del sistema solare, scambiamo messaggi in codice”.

Speriamo che cambiate.

Speriamo di farcela.

Finire così è brutto.

Mi sforzo perché le teste cambino, qualche volto nuovo copra la scena, usi espressioni intellegibili e parli di cose reali. L’orario di lavoro, la cura dell’ambiente, la lotta ai burocrati, non so, c’è un mare magnum. Basta volerlo.

Pippo Civati, ex deputato.

“Possibile”.

Da: Il Fatto Quotidiano, 24 luglio 2017

 

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