Da ventidue anni restano loro, uomini a sinistra e donne a destra, seduti su seggiole di plastica, la rosa rossa al bavero della giacca dei maschi, le gambe tornite e i fianchi recinti dentro il vestito della festa, come fossimo tornati di peso dentro gli anni Sessanta, in un garbuglio di dialetti di un racconto di Gadda, in un povero paese del Polesine scomparso alla vista. Ventidue anni quante generazioni fanno? Quanti amori, copiati o solo immaginati, Maria De Filippi ha condotto all’altare televisivo? “È gente terrorizzata dalla solitudine, che trova qui dentro una piccola nuova vita, anche una speranza, e riceve almeno il saldo della propria indomita vanità”, dice mentre naviga – al timone da uno scalino della tribuna ospiti – nel lago dei sentimenti, finti e veri, dal sole al tramonto.

SI REGISTRA a oltranza, sarà poi Canale 5 a dividere e dosare per i pensionati assenti, spettatori mai vinti che da casa, al pomeriggio, attendono la prova dell’amore degli altri. Le ore trascorse dentro gli hangar della Tiburtina, il tutto compreso della gita romana, semplificano gli spostamenti dei nostri connazionali che sbarcano nella Capitale e in una sola giornata possono avere tutto quello che sperano: entrare dentro la televisione, trovare l’anima gemella e anche perderla e ritentare: ogni settimana al giovedì si può fare un giro di giostra. Ci sono i torpedoni che conducono la platea in questa cupola dell’ardore silenziato, anch’essa composta da maschi e femmine di età matura. Arrivano le signore con le loro meches fatte male, la cavigliera sotto la calza di nylon, le dentiere mobili, le gonne a fiori, le nuvolette stampate sulle camicie e la gioia, o soltanto l’invidia, di assistere allo spettacolo della vita: il bacio o il rifiuto. L’Italia di Uomini&Donne, questa versione senior, non è mai registrata all’anagrafe della cronaca politica. Non cerca lavoro e non ne offre (anche se ultimamente nel programma sono inseriti piccoli spazi di vita reale), e non è la crisi economica che la spiazza ma sapere, esattamente, dove finiranno gli amori di Gemma, signora torinese che da qualche anno chiede carezze al suo cuore e domanda al corpo di esultare. Con Gemma ci ha provato Giorgio, glamour attempato ed eloquio inzuppato da massime filosofiche. Si sono baciati, hanno convissuto, si ritiene anche consumato. E poi si sono lasciati. Ci ha provato Marco, un esempio ligure di dongiovanni fuori ruolo e fuori luogo. I capelli fino alle spalle, malgrado i sessant’anni lo attendano al varco. Ha dapprima cincischiato, poi assaggiato, poi rifiutato la pietanza. E allora Gemma?

AH, SA TUTTO Tina Cipollari, formidabile maîtresse televisiva, figlia del format, che vede la sua vita e la sua famiglia, nata, immaginiamo, durante le interruzioni pubblicitarie, felicemente svolgersi in televisione. Tina è la donna procace e verace, pingue ma non grassa, sapida ma non cruenta. Tina è perfetta e la De Filippi, talent scout di primo livello, l’ha rinchiusa nella sua scatola magica. Nel processo del verosimile, dove il falso si incista nel vero e lo intorbida, lo shakera come fanno i barman di Rimini, Uomini&Donne raccontano ogni pomeriggio, e soprattutto nella versione senior, di quanta disgraziata fortuna accompagna la nostra vita. Chi mai avrebbe dovuto dire a Vincenzo, un simil bullo simpatico, acchiappafemmine di provata esperienza, di entrare e uscire dal registro della notorietà? Baciare e poi pentirsi, scopare o almeno tentare di farlo con chi capita, da pescatore che predilige lo strascico in mare. A volte viene a galla un dentice, a volte un’alice. Va bene tutto. È finto Vincenzo o è finta la trasmissione? Sono finte le donne che ci stanno o quelle che lo rifiutano? È finta per esempio Anna, una cinquantenne di Perugia che ha rapito il cuore di Angelo e piano piano, come una scatoletta di tonno, lo sta aprendo? E Angelo, quarantenne di Gaeta, introverso e inesperto, buttato nell’arena come quei cani da passeggio nelle sfilate delle signore bene del Sussex, sta bluffando o ci sta cascando davvero? “Secondo me non dice la verità, secondo me non ci sta”, commenta Gina, del pubblico. Non si capacita del fatto che lui – così bello, virile, fiore con tutti i petali – stia perdendo la testa per una rosa invece appassita, una mamma tradita, una signora già quasi anziana. E Gina tifa, nulla le frega del jobs act, di Berlusconi o di Gentiloni, nulla del lavoro che si perde, delle pensioni che si restringono, delle case che si svuotano. È qui per far festa agli altri, commentare, giudicare e poi tifare. Guardare e anche un po’ invidiare. Non c’è altro da fare che parteggiare. Seguire le indicazioni di Tina e maledire Gemma, la lady delle tre del pomeriggio, e chiamarla in ogni modo, e anche schermirla: Anvedi che seno, ma dov’è? Risate quassù, dalla parte del pubblico, e Gemma quasi piange, si offende, ora replica ora incassa.

STARE DUNQUE con Tina contro Gemma, o con Gemma contro i maschi abulici? Oppure con Giorgio, latin lover dai modi urbani? O aspettare che dopo Vincenzo il gradasso, che piglia e butta via, arrivi un altro Vincenzo e cambi traiettoria e veda che anche in platea c’è l’ardore di scena? Amori di plastica o forse no. Di sicuro amori da cachet delle discoteche che ingaggeranno per qualche serata i più telegenici, oppure, per i perdenti, solo un altro tentativo, disperato e fuori tempo massimo, di fare qualcosa nella vita, di avere qualcosa. E invece di stare a guardare la televisione, occuparla per qualche minuto senza essere per una volta scambiato per un abusivo.

Da: Il Fatto Quotidiano, 21 ottobre 2017

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