Non dovrebbero farci schifo le buone notizie. Il fatto che Atac, la disastrata azienda dei trasporti romani, sia stata ammessa al concordato, abbia cioè trovato un accordo con i creditori storici, ripulisce il suo bilancio (1 miliardo e 400 milioni di euro la massa debitoria concordata) e la fa respirare un po’. L’esercizio di bilancio 2018 si chiude per la prima volta con un utile (2 milioni e 181 mila euro). Il suo amministratore delegato Paolo Simioni promette per questo anno 350 nuovi bus e (intervista al Sole 24 ore) garantisce che i dirigenti sono già stati ridotti del 25% e riallocato in ruoli operativi il 33% dei dipendenti “inidonei”.

In una città allo sbando, molto più sporca e assai più rotta di quanto potessimo mai immaginare, è un piccolo sollievo sperare che almeno qualcosina funzioni meglio e riconoscere, quando sarà, sia il buono che si è fatto come il cattivo a cui si assiste.

da: ilfattoquotidiano.it

Il pubblico ufficiale deve obbedire soltanto alla legge. Chiederne il rispetto e farla rispettare. Il pubblico ufficiale che garantisce l’ordine pubblico ha a disposizione mezzi di coercizione di cui deve fare uso nei casi previsti dalla legge. Chi si trova in pericolo, perché minacciato, aggredito, insultato, deve poter contare sull’ausilio, anche armato, delle forze dell’ordine. Abbiamo la fortuna di avere un sincero democratico a capo della polizia.

Il prefetto Franco Gabrielli si opporrebbe con tutte le sue forze, impugnando la legge, se l’autorità politica per disgrazia dovesse mai chiedergli di violarla. Perciò, prima ancora che interpellare il ministro dell’Interno, la cui disinvoltura a usare i fatti per denigrare le sue stesse parole è ormai nota (una per tutte: selfie con l’ultras violento e poi dichiarazioni contro la violenza degli ultras) bisognerebbe chiedere al capo della polizia perché ieri i poliziotti in servizio per garantire l’ordine pubblico durante un ritrovo commemorativo neofascista, abbiano atteso che due persone venissero prima accerchiate, poi insultate, infine picchiate e venissero loro sottratti e distrutti gli strumenti di lavoro (macchina fotografica e telefonino) senza intervenire. Le due persone sono giornalisti dell’Espresso ed erano lì per compiere il loro lavoro: testimoniare, documentare, raccontare.

Questa inerzia delle forze dell’ordine diviene clamorosa, e fuori dai confini della legge, se confrontata alla sollecitudine, anch’essa frutto di un abuso, di cui hanno dato prova l’8 dicembre scorso due agenti in borghese che in piazza del Popolo, dov’era in corso la manifestazione leghista, hanno prima strattonato e poi condotto fuori dalla piazza, obbligandolo a una umiliante identificazione di polizia, un manifestante pacifico e silente che impugnava il seguente cartello: “Ama il prossimo tuo”. Leggi tutto

Il pubblico ufficiale deve obbedire soltanto alla legge. Chiederne il rispetto e farla rispettare. Il pubblico ufficiale che garantisce l’ordine pubblico ha a disposizione mezzi di coercizione di cui deve fare uso nei casi previsti dalla legge. Chi si trova in pericolo, perché minacciato, aggredito, insultato, deve poter contare sull’ausilio, anche armato, delle forze dell’ordine. Abbiamo la fortuna di avere un sincero democratico a capo della polizia.

Il prefetto Franco Gabrielli si opporrebbe con tutte le sue forze, impugnando la legge, se l’autorità politica per disgrazia dovesse mai chiedergli di violarla. Perciò, prima ancora che interpellare il ministro dell’Interno, la cui disinvoltura a usare i fatti per denigrare le sue stesse parole è ormai nota (una per tutte: selfie con l’ultras violento e poi dichiarazioni contro la violenza degli ultras) bisognerebbe chiedere al capo della polizia perché ieri i poliziotti in servizio per garantire l’ordine pubblico durante un ritrovo commemorativo neofascista, abbiano atteso che due persone venissero prima accerchiate, poi insultate, infine picchiate e venissero loro sottratti e distrutti gli strumenti di lavoro (macchina fotografica e telefonino) senza intervenire. Le due persone sono giornalisti dell’Espresso ed erano lì per compiere il loro lavoro: testimoniare, documentare, raccontare.

Questa inerzia delle forze dell’ordine diviene clamorosa, e fuori dai confini della legge, se confrontata alla sollecitudine, anch’essa frutto di un abuso, di cui hanno dato prova l’8 dicembre scorso due agenti in borghese che in piazza del Popolo, dov’era in corso la manifestazione leghista, hanno prima strattonato e poi condotto fuori dalla piazza, obbligandolo a una umiliante identificazione di polizia, un manifestante pacifico e silente che impugnava il seguente cartello: “Ama il prossimo tuo”.

Gabrielli è un prefetto della Repubblica chiamato a garantire a tutti gli italiani l’incolumità e la libertà di espressione e a fare rispettare la legge anche con l’uso della forza nei confronti di ciascuno che dovesse violarla. Quindi pure di Matteo Salvini, se mai uscisse di senno e chiedesse, mettiamo il caso, di manganellare chi non è leghista. Figurarsi dei neofascisti.

da: ilfattoquotidiano.it

E se dovendo scegliere chi odiare decidessimo, per par condicio, di odiare la mafia almeno quanto i migranti? E i camorristi almeno quanto la Juventus? E gli evasori almeno quanto i clochard? E i corrotti almeno quanto Renzi? Se proprio dobbiamo odiare qualcuno, scegliamo il meglio. Oppure – se non ne siamo capaci – ritiriamoci dalla gara e scegliamo di odiare gli odiatori.

da: ilfattoquotidiano.it

In queste ore l’autostrada del Sole è il luogo perfetto per illustrare l’Italia divisa. Dal lato sud la carreggiata è intasata, una colonna di auto si reca al Nord, torna al lavoro, agli affari o agli studi e conclude il percorso che due settimane fa aveva iniziato: tornare al paese almeno per Natale, per ritrovare i genitori, o i nonni, se ancora in vita. Aprire casa, farla respirare per un po’ e riassaporare il cibo dell’infanzia, salutare le proprie pietre. Una parentesi, in una vita che si svolge altrove. Il Sud ogni anno perde gli abitanti di una città grande quanto Foggia, ogni anno si allontana dal Nord, ogni anno si fa più vecchia e fragile. Il Sud Italia oggi è l’area più grande e più sottosviluppata dell’Unione europea. Tra due mesi, quando il Parlamento suggellerà l’autonomia allargata richiesta da tre regioni (Veneto, Lombardia ed Emilia Romagna) il raffronto sarà ancora più duro perché le risorse non saranno divise soltanto in ragione degli abitanti e dei relativi bisogni (quanti malati, in quale territorio; quanti studenti e quante scuole) ma anche, come chiede il governatore leghista del Veneto Luca Zaia, in proporzione al gettito fiscale. Leggi tutto

Tenere a mente le proporzioni, quando si raffronta un evento con un altro, è come mantenere la distanza di sicurezza quando si guida. Ci preserva dall’errore e dal pericolo. Questa levata di scudi per il fatto che il direttore di Rai Due abbia in mente di sostituire i comici Paolo Kessisoglu e Luca Bizzarri è un po’ fuori luogo e, se vogliamo dirla tutta, anche abbastanza ridicola. Usare il termine epurazione perché la Rai gialloverde si accingerebbe ad oscurare la satira antigovernativa di Luca e Paolo contrasta il principio fisico della gravità. Luca e Paolo, nella loro onorevolissima carriera, non hanno mai infastidito alcuno, e men che mai sbeffeggiato. Neanche un’anatra si è sentita presa in giro dalla loro comicità. E il fatto di essersi trovati a fare la parodia del ministro Toninelli (pure abbastanza riuscita ndr) non li conduce sull’altare del sacrificio. E infatti le giunte di centrodestra della Liguria e di Genova – ambedue a trazione leghista – l’anno scorso hanno tributato a Luca un solenne encomio, nominandolo presidente della Fondazione di Palazzo Ducale.

A Freccero, il bravissimo ex e neo direttore di Raidue (copyright Travaglio), semmai si potrebbe dire che l’ingresso di Daniele Luttazzi, lui sì ingiustamente epurato dalla Rai, è una bellissimaidea ma non ancora un fatto. Resta un auspicio. Mentre un fatto è che i nuovi approfondimenti giornalistici che la seconda rete si appresta a realizzare vengano appaltati a Gennaro Sangiuliano, il direttore del Tg2 (che sarà allungato di altri dieci minuti). Di antica fede almirantiana, dopo appena due giorni dalle elezioni di marzo posta su Facebook una foto che lo ritrae insieme a MatteoSalvini. Tanto per capirci. Sangiuliano, napoletanissimo, ha riverito l’indimenticabile ministro De Lorenzo, poi Gianfranco Fini, poi un pro’ di Berlusconi ed oggi eccolo qua: tanto Salvini. Agiografo di Putin e Trump, si è fatto ritrarre con Freccero e senza sprezzo del ridicolo ha sibilato che loro due sarebbero in lotta contro il “politicamente corretto”. Come Sangiuliano ricorderà, Totò diceva: Ma mi faccia il piacere!

da: ilfattoquotidiano.it