L’Atac di Roma ha messo in bilancio 5,7 milioni di euro pur di garantirsi un servizio efficiente di rimorchiatura: i suoi bus vanno in panne e hanno bisogno di essere trasferiti in officina. Rimorchiare (e non fraintendete!) costa sempre di più. Se quasi tutta la flotta è in cattive condizioni (dodici anni la vita media di ciascun bus) e si blocca, singhiozza e s’intruppa, la spesa si innalza fino ad assumere i contorni parossistici di un buco nero nel già ampio buco nero della spesa pubblica.

L’esempio mi pare perfetto per illustrare il paradosso: serve una mole gigantesca di inettitudine per giungere a simili traguardi. Non bastano piccole dosi di truffe e sprechi, non ce la si fa se si è dilettanti. Bisogna essere proprio organizzati, dei professionisti spericolati, lavoratori del sabotaggio senza requie. A Roma, in decenni di impegno, ce l’hanno fatta.  L’esempio, non ce ne voglia la nuova dirigenza dell’azienda che non porta responsabilità, è la vetta che si può raggiungere, e per di più senza necessità di vergognarsene e persino di dare conto. Di quanta disonestà abbiamo avuto bisogno per erigere questo monumento?

Ps. Buona notizia. Negli ultimi tempi le rotture sono un po’ diminuite e da 90.606 corse perse all’anno (e 17.703 guasti rilevati) si è giunti alla cifra di 49.092 corse in meno. Felicitazioni!

da: ilfattoquotidiano.it

Quando ci dicono “aiutiamoli a casa loro”, facciamoci il segno della croce. Si sia trattato di esportare il benessere o la democrazia, l’esito è stato sempre catastrofico.

Diciotto anni fa, dopo le Torri gemelle, gli Stati Uniti decisero di dare una virile lezione al mondo e chiamò l’Occidente a sistemare una volta per tutte i barbari aggressori.

Furono presi di mira i talebani e quindi fu decisa l’invasione dell’Afghanistan per combattere la “teocrazia del burqa”, arrestare “il ritorno al Medioevo” e ogni forma di terrore. L’Occidente ha speso in Afghanistan (rapporto MILX università di Harvard e Brown) 900 miliardi di dollari (stima al 2016). La guerra ha ucciso 140mila civili, il triplo li ha feriti, sono morti 3500 soldati. L’Occidente, sempre per combattere la “teocrazia del burqa”, ha speso per togliere ogni afgano dal Medioevo 28mila dollari all’anno, quando i suoi abitanti hanno un reddito pro capite annuo di 600 dollari. L’Italia, per far fronte agli impegni per la civilizzazione dei barbari, ha speso ogni anno della sua permanenza in Afghanistan 411 milioni di euro (“la più lunga e costosa campagna militare della storia italiana”, secondo il rapporto). In totale Roma ha pagato 7 miliardi e mezzo di euro (la ministra della Difesa oggi l’ha ridotta però alla cifra tonda di 7 miliardi) per esportare la democrazia. 53 soldati nostri connazionali sono morti.

E dunque dopo diciotto anni e – quando si tireranno le somme – quasi mille miliardi di dollari spesi, e dopo che l’Italia e l’Europa sono invasi da afgani in cerca di asilo politico,  l’Occidente, per bocca di Donald Trump, annuncia il ritiro dall’Afghanistan grazie a un accordo di pace. Siglato con chi? Elementare Watson! Con i talebani. Sì, quelli del Medioevo, quelli della teocrazia del burqa, i terroristi, i barbari. Che sono i veri vincitori della guerra.

Prossimo obiettivo? Riportare la democrazia in Venezuela.

da: ilfattoquotidiano.it