Alfabeto: A – Amalia Signorelli

Incattiviti ma sempre pronti a perdonarci. Altro che brava gente

Altro che brava gente. Gli italiani stanno prendendo la china pericolosa dei cinici e pure apocalittici, incrudeliti dalla speranza perduta, disorientati e stanchi.

La diagnosi è piuttosto infausta, ma Amalia Signorelli, antropologa combattente, osserva la postura collettiva, questo disordine culturale e politico che conduce all’anarchismo etico. Ciascuno si arrangia. Come può e come sa.

signorelliDunque, professoressa: la brava gente è diventata cattiva?

Spiace dirlo ma un po’ sì. Il contraccolpo della stagione creativa di Tangentopoli ha prodotto una disillusione di massa. Credevamo, forse ingenuamente, che quelle forme di censura giudiziaria avessero liberato energie positive e consacrato alla verità un principio costituzionale. Siamo tutti uguali davanti alla legge. Vedevamo sfilare i potenti e abbiamo creduto che l’uguaglianza fosse un traguardo raggiunto.

Temo che si applaudisse ai processi più come realizzazione di una vendetta collettiva che della palingenesi.

Ci saranno stati tanti felici di vedere il sangue scorrere. Ma al fondo la serie di incredibili furfanterie scoperte furono salutate come una liberazione. L’avvio di un tempo nuovo e di uomini nuovi.

Invece niente.

Invece quel che ne è seguito è stato un lungo rosario di delusioni. Tutto è sembrato ricomporsi nell’usuale dimensione. L’uguaglianza, almeno nel principio, è tornata nella prassi della vita quotidiana a essere una chimera.Continue reading

L’antropologa: Renzi? Fate attenzione, è un baby Berlusconi

LA PROFESSORESSA AMALIA SIGNORELLI SPIEGA IL PARAGONE CON IL CAVALIERE ”VORREBBE FARTI SENTIRE CHE È UNO DEI TUOI. MA PURTROPPO DIETRO C’È IL VUOTO”
Di fronte a profezie che si rivelavano errate, gli Azande mettevano in gioco una serie di meccanismi di giustificazione che impedivano di contraddire l’oracolo, rinvenendo l’errore nella mancata comprensione della profezia” (dagli scritti di Evans Pritchard sul popolo degli Azande)
Te ne accorgi che è nuovissimo da come ti dà la mano. Matteo Renzi usa appiopparla a cinque dita, col palmo aderente sull’altro. “L’ho notato anch’io, dà il cinque. In verità è un costume giovanile, lo vedo fare ai miei nipoti ventenni e lui sarebbe anzianotto per questa pratica. Rientra nella sua linea di estraneità ai rituali istituzionali. Come sa il corpo del Sovrano è sacro, riassume la potenza salvifica, sintesi della società. Poco tempo fa ho visto in tv una scena da un comizio di Berlusconi in Sardegna: una bimbetta che urlava “l’ho toccato, l’ho toccato”. Era riuscita ad arrivare al suo corpo. Continue reading