L’ETERNO RITORNO DEI SOLITI CESPUGLI

verdini-denisSe esiste Denis Verdini è perché in Italia esiste la possibilità di andare contro le leggi della logica e persino della fisica. Sarebbe pensabile un ristorante senza cibo? Sarebbe possibile giocare una partita di calcio senza palla?

In politica esiste lo scambio di ruoli e così Verdini non ha i voti ma ha i senatori, anzi ha l’Ala, che non è un partito e non è nemmeno un acronimo: è pura magia, è la rendita delle infedeltà in Parlamento.

È un vizio che si fa virtù. Si chiama democrazia senza elettori ed è il gradito assaggio di quel che potrebbe capitare con l’Italicum, la legge elettorale che prevede il listone della vittoria, un vincitore comunque e a prescindere.

Un listone infarcito di ogni ben di Dio, come un cappone ripieno, pronto per le urne e appena sfornato tagliuzzato in pezzetti e servito a tavola. A te un’Ala, a te un po’di Ncd, a quell’altro una spruzzatina di Scelta Civica. Giungeremo presto alla svolta della democrazia compiuta: realizzare i partiti senza voti. Con Ala siamo alla formazione in vitro, alla magia assoluta. Ma nel tempo già ci siamo accorti che la corsa al potere senza rappresentanza, avere cioè eletti senza scomodare gli elettori, sarà una pratica formidabile e altamente redditizia.Continue reading

I senatori in fila al patibolo: omaggio a Silvio & Matteo

NESSUN VINCITORE, SOLO ATTORI CHE TEMONO DI PERDERE IL POSTO DOPO AVER AFFOSSATO IL SEGGIO SU CUI SIEDONO. E FORMIGONI SPERA DI STRAPPARE UN POSTO ALLA CAMERA
Il patibolo è in fondo al salone, dietro quella porta di castagno che conduce al seggio di velluto. Entrano per pigiare con l’indice il pulsante della resa. Si vota in aula la sottomissione a Renzi e Berlusconi, più al secondo che al primo. B. è il segno di un potere intramontabile ed effettivamente invincibile. Mario Mauro aveva lasciato Forza Italia pensando che fosse fallita. Era riuscito persino a essere ministro della Difesa di Enrico Letta. Ora è pronto a rimediare: “In fondo in quell’area stavo e lì resto”. Josefa Idem ha capito che la politica è uno sport pericoloso. Aveva annunciato il no a Renzi e la sua adesione alla linea di Miguel Gotor, conducator perdente, ma poi, albeggiando il nuovo giorno, ha scelto di dire di sì al capo. Abbiamo paura e abbiamo famiglia. Domani il Senato non ci sarà più e l’Italicum consegna al capo il potere assoluto di nomina. La fedeltà diviene virtù dell’intelletto. “Io sono uno pratico, e in Parlamento servirà sempre uno pratico”, garantisce Maurizio Gasparri. E servirà anche il pragmatismo di Laura Puppato. Sua la giravolta in limine mortis. Scurdammuce o’ passato.
La smemoratezza, persi gli argini di prudenza, tracima perfino in baldanza. Il senatore Stefano Esposito sarà noto per aver legato mani e piedi ai suoi compagni di cella prima di scappare nelle braccia di Renzi, il carceriere buono. Come quel reporter occidentale che ha concesso ai suoi sequestratori il volto e la voce per illustrare le meraviglie dello Stato islamico, così Esposito, da Torino, dopo aver combattuto a fianco di Cuperlo la battaglia congressuale contro Matteo Renzi, ha firmato l’emendamento che condanna a morte i suoi fratelli. “Ho fatto tutto da me”, assicura dopo aver definito “parassiti” i suoi ex amici.Continue reading