Matrimoni: non cambia niente

fedenuzialeFLAVIA PICCINNI

Ci sono scrittori che non hanno epoca, vivono divincolati dal mondo e ne assaporano la realtà, mostrandola in tutta la loro silenziosa sconvenienza. Rileggendo “La grande sera” di Giuseppe Pontiggia (1989, Premio Strega) mi è sembrato di rivedere la storia di quei silenziosi matrimoni che si consumano lentamente come fiamma di candela o avvampano come incendi estivi. Il risultato, nella realtà quasi come nella finzione, è sempre lo stesso: la fine.
Nel quieto e lacerante rapporto fra Mario e la sua compagna ho riletto quei non detti che ammorbano le unioni di Italia e non solo. Ma se nell’unione raccontata dallo scrittore comasco fra i due personaggi c’era un sentimento profondo, i dati che raccontano l’Italia sposata di oggi sembrano poco rincuoranti.
A mettere in crisi i matrimoni americani è bastato il caro-petrolio che ha fatto aumentare le richieste di aiuto a terapisti e matrimonialisti. A mettere in dubbio unioni di ferro nostrane sono sempre più le incomprensioni o terzi incomodi, amanti.
Penso a quante persone divorziate conosco (la maggioranza) e i dati dell’Adoc non mi sembrano più né assurdi né incomprensibili: la durata media dei matrimoni in Italia è di circa 10 anni e solo un 10% delle coppie separate torna insieme dopo molti anni di lontananza. La durata media di un matrimonio è così sempre più breve (7/12 anni), ma se si tratta di un’unione riparatrice si scende a soli 3 anni. I problemi nascono però quando si deve decidere chi deve restare a vivere dove. E se nel corso del matrimonio i coniugi non hanno fatto in tempo a comprare una casa o se ancora il mutuo non è stato estinto, solo raramente la ex famiglia riesce a condividere lo stesso tetto.Continue reading