Il re illusionista

silvioCARLO TECCE

Versione indifferente. Quel telefonino è così tecnologico che mi fa eccitare, quella tronista è così maliarda che mi fa eccitare di più e quel giornaletto degli scandali, pieno di foto sgranate e mezzibusti, è così interessante che merita una Eccitazione con la maiuscola.
Versione snob. Quel ristorante è così accogliente che sembra casa, quel teatro è così pulito che sembra fresco di pulizia, di quella donna rumena che ha appena pulito da me; e quella donna ha un soprabito così elegante che sembra la Fracci.
Versione militante né snob né indifferente. Quel Di Pietro è così comico che sembra Grillo, quel Grillo è così comiziante che sembra un politico, e quel Veltroni, con l’ombrellone e la pancia, è così vero che sembra finto. Speriamo, sperate che Silvio Berlusconi e la sua corte si rivolgano a una delle tre categoria, forse tanto capienti da contenerci tutti. Speriamo, sperate che siamo in una fase di passaggio, che non è vero, che è una finzione (fiction), una delle moltitudini trasmesse in tv. Qualcosa che, direbbe John Stuart Mill, fa sembrare maiali soddisfatti gli uomini scontenti. Succede con una giornata alla tv.
Sabato mattina sulla Rai c’è un programma che sia chiama “Settegiorni”, un armadio (disordinato) di parole di una testata giornalistica che si chiama Tg Parlamento. Più che comunicazione orizzontale (tra politici e politici), lungi da fare comunicazione verticale (verso i telespettatori), Tg Parlamento diretto da Giuliana Del Bufalo fa comunicazione ad angolo retto (Berlusconi uguale parola di Dio). Questo sabato si parlava di intercettazioni e di altre leggi, annunciate, scritte o meno, durante la settimana. La gentile signorina in rosso, la presentatrice che lancia i servizi della redazione e conferisce la parola, interloquiva con un avvocato da Milano (pro riforma) e un magistrato dallo studio (contro). Alla fine, in questo teatrino dove nessuno dice la verità e non si conosce la verità, i numeri e i pezzi della redazione fanno la differenza. Anche se sono inquietanti. Il servizio dice che le intercettazioni sono troppe, un record sovrumano, più degli Stati Uniti che fanno 300 milioni di abitanti. Dice che costano, che gravano sulle risorse del ministero della Giustizia per un terzo. Dice che sono invasive e durano il doppio, il triplo degli altri. Dice, insomma, una marea di cavolate. Non dice che negli Stati Uniti si intercetta senza chiedere l’autorizzazione al Gip, sbaglia a dire che sono un terzo delle risorse del Ministero, che dovrebbero avere un tempo determinato perché i reati non hanno una scadenza come gli omogeneizzati. E poi, in studio, l’avvocato e il magistrato litigano, mentre la presentatrice insiste sulla domande di durata, costi, riservatezza. E’ un esempio, uno delle centinaia, dove il governo Berlusconi riesce a creare un problema, a ri-creare sensazioni, odori e suggestioni di un’emergenza. In Italia, di eccessivo, c’è la corruzione, l’evasione fiscale, l’abuso di ufficio, la mafia, la camorra, la ‘ndragata, non certo gli strumenti per combatterli. Si fa sera. La vita di Eluana Englaro, il suo nome e la sua storia sono diventate un sostantivo: sono Eluana, sinonimo di caso, di parapiglia istituzional-vaticanista. A Berlusconi non frega un menga di Eluana, e qui si scrive e qui si smentisce, frega provare un presidenzialismo, macché una monarchia costituzionale, ma figurarsi: una monarchia assoluta, infezioni che rievocano l’ancien regiem. Lo scontro politico, gravissimo, tra il governo e il presidente della Repubblica su Eluana, l’accanimento terapeutico, l’eutanasia, non interessa a Berlusconi: la confusione, il cortocircuito mediatico nei 4 telegiornali controllati, gli servono per attaccare la Costituzione e trovare un pretesto – mediatico – per riformarla. Si fa notte, compare Gigi Marzullo. Ricordatevi di pagare il canone.

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