I fattacci in Europa e oltreoceano sono conosciuti, studiati, analizzati. E in qualche modo si è sviluppata nella coscienza pubblica e sulla stampa un’azione di compensazione inibitiva: se fai quello non potrai far questo. Se ti comporti così, devi rinunciare a quell’ufficio. E’ un contrasto che non giudica la morale ma solo le conseguenze pubbliche di una condizione privata particolare. E’ la difesa dell’integrità della pubblica funzione, della impermeabilità a qualunque ricatto che il potere dovrebbe in teoria assicurare. I fattacci italiani, invece, sono stati insabbiati oppure tenuti sospesi nell’alveo magico del gossip. Derubricazione di un fatto da grande a piccino, da politico a personale, da pubblico a privato. Vicenda da buco della serratura. Scandalo rosa, evento futile, roba da rotocalco popolare, rivista per ingannare l’attesa dal parrucchiere. Gossip. Parola fino a qualche anno fa utilizzata soltanto dagli addetti ai lavori e oggi, non a caso, entrata nel lessico comune a discriminare i fatti importanti da quelli irrilevanti. L’universo di questi eventi è stato fatto rientrare in una no fly area, in una zona interdetta al racconto e al giudizio. Una sorta di immunizzazione popolare, complice una stampa e soprattutto una televisione reticente, ha reso incerte e buffe le vicende che hanno riguardato il tragitto dei corpi di tante ragazze dal punto di partenza alla finale destinazione. Leggi tutto

Per evitare che chi volesse leggere ‘Peccatori’ lo prenda quasi per un istant-book, costruito su tutta la ‘robaccia’ che sta alimentando le cronache di questi mesi (e anche, purtroppo, di questi giorni), il suo autore, Antonello Caporale, premette quasi immediatamente che il libro nasce, invece, dalla lettura di un saggio del teologo Vito Mancuso sul fatto che, in Italia, manca una religione civile. Argomento delicatissimo in un Paese che da sempre si vanta di essere sensibile e attento alle problematiche dell’etica e che, invece, si ritrova a doversi confrontare, giorno dopo giorno, con una crisi di valori che riguarda, trasversalmente, tutti gli strati sociali: da quelli piu’ alti sino alla base della piramide della nostra societa’, dove ognuno, guardando alla vita dalla propria prospettiva, si e’ disegnato un canone e pretende che anche gli altri lo rispettino. Il tutto seguendo il filo dei Comandamenti, di come le dieci regole spesso siano interpretate a seconda della convenienza personale e non per quello che dovrebbe essere un comportamento generalizzato. E’, quella descritta da Caporale, giornalista dalla prosa e dalla parole tagliente, una realta’ che e’ difficile non riconoscere in quella che, quotidianamente, si propone all’attenzione di chi la vive. Leggi tutto

Benvenuti a Rieti, «luogo di una delle più resistenti bugie dall’unità d’Italia ad oggi. E’ una promessa elettorale che si rinnova da un secolo e mezzo. Mai mantenuta ma sempre confermata, vidimata, annunciata come prossima». Indovinato di che si tratta?
Bravi, la ferrovia Rieti-Roma. Ne scrive diffusamente Antonello Caporale nel suo ultimo libro “Peccatori”, ovvero gli italiani nei dieci comandamenti a proposito dell’ottavo, non dire falsa testimonianza. Ma magari dal primo che si spericolò a promettere un “ponte tra due mari” – il delegato apostolico di Ascoli Piceno, il 15 luglio del 1846 – per parecchi sarà scattata una prescrizione assolutoria. Gli ultimi però sarebbero ancora perseguibili: «la troika Lunardi-Cicolani-Rositani che nel maggio 2003 illustra uno sfarzoso progetto per avvicinare Rieti alla capitale» e, da ultimo, Fabio Melilli e la sua prima giunta, che nel dicembre 2008 promettono «un treno veloce per la città eterna(mente) lontana in un’ora e 40 minuti» in un orario «scomodo se non proprio inutile per studenti e lavoratori, una presa in giro costata 700mila euro».
Tra il delegato apostolico e l’ecumenico presidente sfila tutta la Rieti che conta da metà Ottocento ai primi del Duemila, già oggetto degli studi (e di due libri) di Roberto Lorenzetti, dal deputato Luigi Solidati Tiburzi – che nella sua Contigliano almeno il treno ce lo fece passare per davvero, il 16 ottobre 1833, anche se andava o a Terni o a L’Aquila – al podestà Marcucci, che con Benito Mussolini perorò la causa “della costruzione ferroviaria Rieti-Fara Sabina fino al “senatore Angelo Cicolani, che nel marzo del 2006 inneggiò al Cipe: «Con i 90 milioni di euro per la Passo Corese-Osteria Nuova la strada è in discesa».
Ma guai a prendercela solo coi politici, come dice la ggente: «Vogliamo credere in qualcosa, odiare qualcuno. Vogliamo sognare o disperarci. E loro ci accontentano». Tutto qua.

(dal Messaggero dell’1 novembre 2009)