Roma non è più ladrona. Bossi: “Processatemi lì”.

GLI AVVOCATI HANNO FATTO ISTANZA PER SPOSTARE NELLA CAPITALE LE CAUSE PENDENTI TRA MILANO E GENOVA. NEI CONTI DELLA LEGA ARMI, DONI E MEDICI

Fu Roma ladrona. Oggi è l’agognata spiaggia alla quale Umberto Bossi attende di essere trasportato per vedersi giudicato. Dottrina e giurisprudenza, cucite in un memorabile ricorso alla Cassazione dai difensori Marcello Gallo e Matteo Brigandì il 29 ottobre scorso, impongono che il Senatùr venga definitivamente spadanizzato, tolto alle grinfie del tribunale di Milano che si ritiene competente almeno per il reato di appropriazione indebita, e sfilato a quello di Genova dove il destino suo e dei suoi figli è sottoposto al giudizio di truffa e legato a quello di Francesco Belsito, il fantastico tesoriere leghista, fenomenale esecutore del magna magna.
È LA NEMESI. Nella riproposizione dell’eccezione di incompetenza, attività che ogni imputato ha diritto di esperire, non c’è solo il processo ma la storia della Lega ad essere capovolta e anche la sua geografia a venire ricomposta nelle forme classiche dell’unità nazionale. La Padania non è mai esistita, e neppure i guerrieri lumbàrd, il popolo del Nord munto dalle clientele sudiste. Umberto Bossi chiede che Roma gli restituisca l’onore che Milano (e Genova) vorrebbero fargli perdere. L’attività giudiziaria del primo leghista si sposa in qualche modo alla nazionalizzazione prevista dal successore, il giovane Matteo Salvini, che ieri ruttava contro i terùn, invocava il buon Vesuvio per Napoli ed oggi chiama l’Italia contro l’Europa e gli infedeli d’Arabia. Tutto si tiene. Riccardo Bossi, figlio di primo letto di Umberto, ha scelto lo studio partenopeo degli avvocati Maiello per farsi assistere nel migliore dei modi. Diciamo subito, a scanso di equivoci, che nell’elenco lunghissimo del traffico di assegni e di altre commissioni illustrato dal Gup di Milano nella sentenza del 17 ottobre scorso (quella che separa il processo in due tronconi) alcune prelibatezze non sono annotate. Non esiste per esempio, conferma dell’acquisto del Viagra che pure fu imputato dai giornali a Riccardo (ma da lui categoricamente smentito: “Fortunatamente scopo senza viagra”) e non c’è traccia dello yacht sul quale il primogenito trascorreva i periodi di relax. Lo Stella Delta di 21,01 metri, due motori da 1.550 cavalli, 45,58 tonnellate di stazza, tre cabine lussuose e tre bagni. Altra storia ed evidentemente altra grana.
NELLA CARTE MILANESI c’è invece documentato l’amore per la cultura dei fratelli Bossi. Renzo più ambizioso e moderno ha voluto togliersi lo sfizio di acquistare una laurea presso l’università Kristal di Tirana: 71.131 euro e la pergamena è stata sua. Riccardo, più ancorato ai valori del territorio, ha cercato un filo logico con la storia leghista e ha staccato, attraverso la Lega, due assegni di circa 3400 euro per i corsi dell’Insubria, l’università di Varese. E anche se oggi fanno i contadini, dando valore alla zappa, i due, Renzo e Riccardo, si sono distinti per stile di vita, interessi, velocità. Renzo per esempio, ha conosciuto tutte le Polizie stradali del nord. Tra Bergamo e Padova, Mantova e Piacenza, negli anni 2010-2011 ha raccolto multe per 7.821 euro, trasferite in conto alla Lega. Giovane contemporaneo, attraversava la Padania ora con un’Alfa 159, ora con un’Audi A5 oppure con una Volvo S80. Sempre di corsa. È riuscito a farsi multare anche guidando un autocarro. È successo a Genova. Invece Riccardo, più stanziale, si è fatto beccare solo dai vigili urbani milanesi. Ai ghisa ha dato 2110 euro di multe presumibilmente per sosta selvaggia. Ventimila euro gli sono serviti per pagare il leasing della Bmw X5, 21.350 per una Mercedes Ml, quasi ottomila per gli alimenti alla sua ex Maruska. Amante degli animali (439 euro al veterinario), tifoso e appassionato di cinema (454 euro per Sky) ha scelto di alleggerire di poco i conti leghisti. 157.933 euro imputati a suo favore contro i 145.524,88 di Renzo. I due hanno fatto meglio del papà Umberto (208.565,30 euro sottratti) che, oltre ai lavori edili in Gemonio, segnala una rivoluzione estetica. Ha speso circa 27 mila euro in abbigliamento (cravatte ton sur ton, camicie verdi, calzettoni, mutande, magliette intime, si presume anche scarpe e scarponi). Dalle effusioni controllate (solo 2200 euro in gioielli), impegnato in una lotta anticarie (1500 euro al dentista), Umberto ha destinato il meglio delle attenzioni alla casa di Gemonio. Ma tra le spese si nota una evidente polemica per il sistema sanitario lombardo, pure a lungo propagandato come il migliore d’Italia. Quando il figlio più piccino Sirio ha avuto bisogno di cure il Bossi si è rivolto a una clinica del Gruppo Iseni (9.901 euro). Lasciamo perdere Francesco Belsito. L’uomo ha fame di successo e di supplì (7.149 euro tra bar e ristoranti), è galante (960 euro per una borsa Vuitton) ama le armi (circa 2500 euro) e la cultura (rate universitarie da 5.436 euro). Però sono piccolezze rispetto al ben di Dio (due milioni e 400 mila) che avrebbe trasportato nelle sue tasche. 

da: Il Fatto Quotidiano 11 gennaio 2015

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