isabella-contiHa trentacinque anni e fa il sindaco da meno di tre. E lo fa talmente bene che, dimenticando di guidare la giunta di San Lazzaro di Savena, rosso su rosso emiliano vicino a Bologna, cippo imperituro al Pci e alla Lega Coop, ha imbracciato proprio con le Cooperative una battaglia corpo a corpo: non solo ha rifiutato di concedere la sua firma per autorizzare quella che le pareva una notevole e sconclusionata colata di cemento, ma ha delegato ai magistrati della Procura di Bologna l’approfondimento dei fatti. L’ha deciso pur avendo in tasca la tessera del Pd e nutrendo verso il partito un amore incondizionato ed eterno.

Fare la guerra alle Coop proprio dove le Coop comandano è medaglia al valore.

È una vicenda tristissima, che mi ha amareggiata molto e sulla quale non vorrei tornare. Avevamo le nostre buone ragioni per negare le autorizzazioni e le abbiamo fatte valere.

Direbbero i cattivi: ma lei non sa come va il mondo? Lei non sa cosa è divenuto il Pd?

Io sono buona e credo nei buoni. Anzi ho fede smisurata nella bontà. A 15 anni, quando mi sono iscritta alla Sinistra giovanile, ho scambiato la politica per una pratica umanistica, da volontariato, tipo Croce Rossa. Aiutare i poveri, dar da mangiare gli affamati. Ci credevo e ci ho sempre creduto.

Poi è cresciuta.

Non sono divenuta crocerossina ma penso che la politica debba avere una relazione empatica con gli elettori. Deve sorridere loro tutte le mattine, deve condurli per mano, fargli capire la propria buona ragione.

Ciò che non è riuscito a Matteo Renzi, che pure lei apprezza molto.

Di Renzi mi è piaciuto il piglio, la voglia di cambiare, e anche la fatica di farlo.

Voleva cambiare insieme a chi?

Agli italiani!

Voleva cambiare l’Italia facendo però a meno di cambiare il Pd, il suo partito.

Io lo so quello che pensa.

Penso che nel suo partito ci siano parecchi cattivi.

Mi ha appena detto che il Pd è irriformabile.

Lo confermo. Leggi tutto