La linea del fuoco che divampa senza sosta nel sud d’Italia, bruciando i suoi boschi, le sue bellezze e le sue residue ricchezze, è tenuta sotto controllo anche dal “vigile discontinuo”. È un pompiere che guarda il fuoco ma non lo spegne. Attende. Attende la chiamata, il suo turno. Se arriva, quando arriva. La burocrazia trova sempre le parole giuste per definire la propria sclerosi. Dovendo distinguere tra precari e precarissimi, tra disperati e disperatissimi, è stata coniata questa ridicolaggine: il vigile del fuoco discontinuo. Un esercito di riserva dei pompieri, che oggi tocca le 16 mila unità, organizzato in una associazione sindacale il cui presidente, Daniele Caccamo, risiede a Reggio Calabria. “I vigili del fuoco in Italia sono 26 mila. Ne tolga mille impegnati nelle postazioni fisse dei 38 scali aeroportuali, ne tolga un’altra quota imboscata, infrattata o solo ammalata, poi divida per quattro, tanti sono i turni di lavoro quotidiani, e troverà in questo momento all’opera in tutta Italia 6.500 vigili attivi”.

Pochino.

La notte del terremoto di Amatrice, il comando di Rieti aveva in servizio cinque pompieri: l’autista, il capo pattuglia e tre colleghi. Nelle prime due/tre ore tanti erano impegnati a fronte del disastro. Però a Rieti vivono molti vigili discontinui, che quella notte sono andati al comando chiedendo di essere impiegati. Gli hanno risposto che non era possibile, perché il comando non aveva previsto turni per loro. Neanche gratis sarebbero potuti andare perché non ci sarebbe stata copertura assicurativa. Cosicché si è dovuto attendere l’arrivo delle varie colonne mobili da Roma e Milano. Anche con le pietre sulla testa della gente noi siamo stati esclusi.

Voi siete vigili del fuoco ai quali lo Stato chiede sempre di meno.

Fino al 2014 eravamo occupati per tre, quattro, cinque mesi all’anno. Poi l’austerità e il taglio dei turni e degli impieghi. Prima ci aiutavamo con le indennità di disoccupazione: metà anno lavoravamo, metà percepivamo l’indennità. Oggi le ore sono così poche che non abbiamo alcun diritto.

Voi siete i pompieri di terza fascia, i precari dei precari.

Infatti chi va in pensione viene rimpiazzato dai vincitori del concorso del 2007.

E voi non siete vincitori di concorso.

Il nostro ingaggio è stato fatto su domanda diretta. Abbiamo seguito un corso di addestramento al quale siamo risultati idonei e chiamati in servizio a seconda delle necessità. In casa abbiamo l’elmo, la divisa, guanti, stivali.

Con tutto questo fuoco avreste dovuto essere super impegnati.

Zero. Per far fronte alle varie emergenze e approntare stazioni nelle aree più marginali sa cos’hanno fatto? Un accordo con consorzi di comuni per costituire drappelli di vigili volontari. Stanno lì, non hanno paga. Se c’è il fuoco partono e timbrano il cartellino.

Il fuoco si trova sempre. E se non c’è a volte si appicca.

Per campare si è costretti a fare anche questo. Nel Ragusano un vigile volontario è accusato di aver dato fuoco.

I volontari lavorano a ore, i vincitori di concorso vengono assunti solo se c’è qualcuno da sostituire, e voi turnisti lavorate se…?

Se ci sono i soldi. Fino al 2014 c’erano 185 milioni l’anno, poi hanno tagliato.

E voi siete rimasti a casa.

E questo è il problema.

Avete la divisa.

Abbiamo la passione.

Ma non avete incarichi.

Non ci possono chiamare. Poche ore all’anno, due o tre settimane al massimo. Poi di nuovo nell’attesa.

Lei avrà un altro lavoro?

Ciascuno trova il modo per mangiare. Però la legge stabilisce che il datore di lavoro è obbligato a darci l’aspettativa se chiamati per l’emergenza.

Più emergenza di ora…

Non capiamo come sia stato possibile. Eravamo pronti, disponibili. Siamo in attesa.

Vigili discontinui.

Molto discontinui.

Da: Il Fatto Quotidiano, 12 agosto 2017

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