Io la ricordo piccino così. “Avevo dieci anni, forse mi ha visto mentre assistevo a qualche comizio di papà”.

Luigi Genovese è candidato a consigliere regionale in Sicilia, ha 21 anni ed è figlio del deputato Francantonio Genovese, è nipote del senatore Luigi Genovese, è pronipote del pluriministro Nino Gullotti.

Come ho più volte ribadito, qui non è questione di poltrone, ma di passione.

La ricordo piccino piccino ma già notevolmente appassionato.

A 15 anni l’ho sentita dentro, forte, tracimante la voglia di misurarmi con la realtà, i problemi della gente. La politica è servizio, e i Genovese sono per Messina una costante, un punto di riferimento.

La politica è servizio.

Ripetiamolo chiaro: i Genovese a Messina sono imprenditori al servizio della città. Non c’è un giorno che un messinese non chieda e non abbia una parola di conforto, un aiuto, un consiglio.

Suo padre ha ottenuto undici anni di reclusione per truffa, peculato e mi pare altro. Il servizio alla città non è purtroppo stato ritenuto all’altezza delle aspettative.

Ricordo solo che è una sentenza di primo grado. Lei avanzi pure le sue certezze, ma il diritto prevede un giudizio d’appello e, se del caso, quello di legittimità.

Trentatré mesi tra carcere e domiciliari.

Senza neanche una condanna definitiva, le sembra giusto? Le pare bello? La storia si fa con le sentenze definitive. Il giudizio si dà quando tutto sarà deciso. E non le ho detto che in queste ultime settimane siamo inondati da assoluzioni di tutti i tipi. In famiglia siamo molto fiduciosi. Io assolutamente certo della completa innocenza di papà.

Anche la mamma condannata.

E allora?

Anche lo zio Franco Rinaldi, deputato regionale.

E allora? Cosa vuol fare intendere? O si tratta di accanimento. Io sono incensurato.

“Abbastanza incensurato”, ha detto a Emanuele Lauria di Repubblica. Bella definizione.

Grazie.

Luigi, figlio incensurato di Francantonio già deputato del Pd e, dopo il carcere, deputato di Forza Italia. E come Francantonio fulminato dalla politica in giovane età. Successe così pure a suo nonno, allo zio, al prozio. Tutti incamminati verso il bene comune.

I primi passi li ho fatti in direzione del Pd, poi mi sono ravveduto. Dentro di me mi sento moderato, penso che Silvio Berlusconi sia per tanti il sole che sorge, l’uomo prudente ed equilibrato, giusto, riformista.

Come diavolo hanno fatto a scovarla quelli di Forza Italia?

Guardi che faccio politica da tempo, che questa passione è davvero sbocciata al liceo e poi è andata espandendosi.

Pensavo avesse voglia di finire l’università.

Ho qualche esame ancora da dare a Giurisprudenza. Per fine anno mi metto sotto e mi presento all’appello di Procedura penale. Papà pensa al resto.

Papà?

Allora non ha proprio capito che è farina del mio sacco?

Rimedio subito: la politica l’ha conquistata che era ancora un ragazzino. Poi col tempo l’ha trascinata nell’agone.

Sono stato presidente delle Consulte regionali.

E quando si è trattato di sfidare la sorte, lei da outsider si è buttato nella mischia.

Credo però che papà mi voti.

Io anche. E credo che la faccia votare. E credo che sarà eletto. Si fosse chiamato Luigi Francese, o anche Luigi Tedesco non ci avrei giurato …

Chi può dirlo?

Lei è un figlio di papà.

Teoricamente sono figlio di papà.

Luigi, figlio di papà.

Il figlio di papà è colui che eredita la fortuna del padre.

Ma non è questo il caso.

Andrei piano con i pregiudizi, venga a vedere la campagna elettorale che farò, venga a vedere la gente, le idee che metteremo in campo.

Forza Italia sceglie tutta gente che viene dalla trincea del lavoro.

È così, e io sono stato molto felice quando mio padre ha scelto di aderire al progetto di Berlusconi. Diciamocelo tra noi, l’unico che ha veramente lavorato per una grande riforma costituzionale. L’unico che ha governato davvero.

La stagione del buon governo. Semplicemente memorabile.

Non concorda?

Luigi, ehm, per fare politica ci vuole anche il fisico, lo sa?

Lo so.

Si corre di qua e di là, si fanno le ore piccole. Lei è smilzo.

Cinquantacinque chilogrammi.

Servono carboidrati e proteine.

A tavola mamma mi dice sempre: mangia di più.

 

Da: Il Fatto Quotidiano, 3 ottobre 2017

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