Forconi o forchette da tavola?

Intuisco dove vuole arrivare. Il pregiudizio, se non il malanimo del suo giornale, è tale che oggi vi viene facile dipingerci come collaterali alla Casta. Ma si sbaglia in un modo grandioso.

Di grandioso, Mariano Ferro, c’è solo la sua sfida alla impenetrabilità dei corpi. Dieci anni fa lei, imprenditore agricolo di Avola, capeggiava la rivolta dei padroncini, degli artigiani, del ceto medio di provincia. Incendiava la Sicilia, la bloccò ostruendo il passaggio navale dello Stretto. Inneggiava alla ribellione con i Forconi. Oggi sta nella lista di Lombardo e Saverio Romano a sostegno di Nello Musumeci governatore: il centro del centro del centro. Democristianeria pura.

Vero, abbiamo subìto un arretramento visivo. Tenga conto però che il nostro movimento, nato per sovvertire le cose, ha dovuto fronteggiare due emergenze: i soldi, perché ci autofinanziamo e noi siamo lavoratori e dobbiamo ogni giorno tirar fuori dal nostro portafogli le finanze che servono per fare politica (quegli altri sanno dove prenderli.)

Seconda emergenza?

I cretini al nostro interno. Troppe teste calde, troppi cretini.

La mamma dei cretini è dei Forconi?

Le dico che ci sono stati troppi guastatori.

Alcuni anni fa, fine 2013, riusciste davvero a bloccare l’Italia. I forconi – arrabbiatissimi e molto aggressivi – giunsero fino a Roma, fu allestita anche la forca davanti al Parlamento. Prendemmo tutti uno spavento: vuoi vedere che Ferro-Robespierre…

Le difficoltà ci sono state, il movimento non ha saputo conservare le grandi simpatie che si era andato conquistando con le ottime ragioni che portava avanti. Ricorderà che abbiamo tentato l’ultima volta di far da soli. Abbiamo però conquistato l’1,6 per cento, troppo poco per entrare a Palazzo.

E allora lei si è detto: meglio allearsi con quelli che già stanno dentro il Palazzo e sovvertire infiltrandovi dentro il male. Perfetta strategia militare: siete come i Comsubin, i sabotatori della Marina. Vi mimetizzate tra le forchette e poi, bum, un colpo di Forcone.

Veda, l’idea è stata quella di trovare una sponda utile per far valere le nostre battaglie.

La rabbia ve l’ha tutta rubata Grillo.

Un po’ sì, un po’ no.

Purtroppo adesso si trova a dover fare campagna elettorale con Musumeci, insieme a Gianfranco Miccichè.

Abbiamo fatto questo sacrificio perché questa lista ha buone possibilità di superare lo sbarramento del cinque per cento.

Giusto.

Cosicché le ragioni della gente vera possano trovar riparo un domani nell’Assemblea regionale siciliana.

Chi si candida di voi?

Io.

Da: Il Fatto Quotidiano, 29 ottobre 2017

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