A Napoli dicono tric trac. Nei palchetti sganasciati dei quartieri popolari anche tricchete e tracchete. Lui, che è nato nelle vicinanze della bocca dell’Etna, e lì ha la vigna, i cani, i mandarini e la scienza esatta del suo talento politico, annuncia: “Il mio governo sarà una moschetteria”. Assessori come fanti col dito sul moschetto dei regolamenti e delle leggi: provvedimenti a raffica, bonifiche, sanatorie, appalti, urgenze adempiute. Saranno fuochi d’artifici e vedremo finalmente lo spettacolo del buon governo.

E IMPRESENTABILI ridotti a “scassapagghiari”, ladruncoli di paese. Insomma: microcriminalità politica. Nello Musumeci, il fascista perbene, l’uomo d’ordine che conosce i bisogni della gente è il vincitore ed è fermo sul ricordo: “Ho guardato negli occhi Berlusconi e gli ho detto: io nomino, io scelgo. O così, o mi dimetto”. Fiducioso, volitivo, pragmatico. Nulla a che vedere con Rosario Crocetta, l’uscente neomelodico, l’affabulatore e il narciso che ieri, via sms, ai giornalisti comunicava: “Tra quattro ore termina il mio voto di castità”. O ringhiava: “Il Pd voleva ammazzarmi e ha finito col suicidarsi”. No, Musumeci è disciplinato come un tedesco, sobrio, asciutto nel fisico, determinato: “Questa vittoria la dedico ai miei tre figli (uno dei quali purtroppo è deceduto), ai figli della Sicilia e a tutti i siciliani”. A Palermo è giunto con le tenebre, e lo attendeva il capo moschettiere Gianfranco Miccichè, ieri suo indubitabile nemico, che si è molto congratulato: “Avrò pure il diritto di consigliargli qualche assessore? Poi certo, lui sceglie”. E Vittorio Sgarbi, teatrante di prima grandezza e vice moschettiere: “L’assenza del mio movimento, Rinascimento, dalla corsa elettorale è stato decisivo per la vittoria di Musumeci. Sarò suo assessore alla Cultura”, etc etc. Leggi tutto