“Sto sgranocchiando i maccheroni, già sapevo che mi avrebbero arrestato”. Il nome tradisce il destino e il ghigno sul volto illustra la scaltrezza di questo Alì Babà dei Peloritani, che si è costruito il centro benessere da cinque piani nell’impluvio della montagna, dentro l’alveo del torrente che rompe le uova nel paniere, e infatti si è fatto finanziare dal ministero dell’Ambiente una muraglia cinese per zittirlo, metterlo a posto ora e per sempre.

A ROMA avevano capito che lui fosse il sindaco di tutto il paese, Fiumedinisi, e che i soldi, alcuni milioni di euro, dovessero servire a mitigare i rischi di esondazione del torrente che taglia le case e almeno una volta all’anno le bagna fino alle ginocchia. Fiumedinisi per difendersi dall’acqua e dalle frane che il costone rilascia a intermittenza variabile, si è sistemato sul fianco sinistro della montagna, guardando di fronte la roccia che incombe, la terra che cede, la spalla di monte che scende a valle. Cateno, da sindaco, si è invece preso la sponda opposta, definendo nei dettagli i suoi sogni di gloria. Cura del corpo, cyclette e relax per i futuri fortunati clienti. E poi, neanche a dirlo, il benessere altrui è un bel modo per dare lavoro ai tanti ragazzi disoccupati: estetista, barman, cameriera di sala. Magnifico. Cento, duecento forse mille nuovi assunti. Direttamente da lui. Avendo voglia di spazio, perché i sogni erano tanti, Cateno ha ristretto il fiume.

Lo arrestarono per via di una concussione della quale lui si dice innocente, anzi perseguitato. E infatti ha ingaggiato un fiore dell’avvocatura, l’indimenticabile Carlo Taormina, per procedere alla ricusazione dei giudici messinesi. Gli è andata male. Ma è vero che il giorno delle prime catene, quel brutto giorno di cinque anni fa, Cateno disse: “Un amico mi ha avvertito che davo fastidio. Questa è roba della massoneria, sono i poteri forti che vogliono zittirmi, io do fastidio”. Concussione? Comunque e purtroppo quattro anni la richiesta del pubblico ministero. I lavori sospesi dalla magistratura, Cateno agli elettori: “Non mi fanno lavorare”.

Ieri la seconda volta delle catene ai polsi. E lui: “Lo sapevo che mi avrebbero arrestato”. Tra una catena e l’altra, un mandato di cattura e un secondo ha fatto anche il sindaco di Santa Teresa di Riva, 5418 abitanti, pochi chilometri più in là. Sindaco ubiquo, itinerante e spassosissimo ai comizi con gli avversari: “Andate affanculo”. Leggi tutto