La foto è stata scattata la sera dell’Epifania all’autostazione diCosenza. Un ingorgo di bus, perché in Calabria non c’è alternativa alla gomma, il treno è quasi scomparso, e di valigie, di giovani e di anziani, di donne e uomini che attendono di ripartire per il nord dove studiano, lavorano, vivono. Uno ogni dieci di coloro che quella sera si accalcano per il lungo ritorno ha scelto dove vivere e come vivere.

Per tutti gli altri si tratta della resa alla realtà immutabile di una regione che non sa cosa dire né cosa dare ai suoi figli. Di una regione che non ha vergogna di sprecare le sue risorse e non ha timore di divenire un ospizio a cielo aperto. Questa foto è anche un atto di accusa a chi ha governato l’Italia e ha lasciato che una parte di essa venisse trafugata, resa disponibile a ogni rapina. Ed è, sempre questa foto, l’istantanea delle nostre colpe, anche delle responsabilità dei calabresi che hanno immaginato la resa ai diritti come scelta improcrastinabile e unica.

Passate le feste si fa ritorno a casa. Una regione intera si svuota – proprio come succedeva quarant’anni fa – e su quei bus intelligenze, braccia, sogni e vita vengano trasportati altrove perché un domani lì non c’è. Proprio come accadeva quarant’anni fa.

da: ilfattoquotidiano.it

Secondo i dati ufficiali il nostro potere d’acquisto aumenta, aumentano i consumi e aumenta il risparmio. Forse è questa la ragione per cui sono aumentate le tariffe delle autostrade, e per far fronte alla ricchezza accresciuta sono lievitate anche le bollette del gas e della luce. Domando: siamo più ricchi o più poveri?

da: ilfattoquotidiano.it

Trentamila euro per il partito grande, ventimila per quello medio, cinquemila per il piccolo.
Sono state fissate e rese pubbliche le tariffe per aspirare ad essere candidato e così aspirare ad essere un eletto al Parlamento per il centrodestra.
Forza Italia chiede, come base d’asta, trentamila euro. Chi offre di più? Salvini si ferma a ventimila, ma certo sarebbe il minimo indispensabile. La Meloni accoglie aspiranti al prezzo di cinquemila euro.
Mettiamo che x abbia in tasca solo tremila di euro, e sia volenteroso e capace, dal curriculum eccellente e dalla competenza indiscutibile. Mettiamo poi che y abbia un curriculum sfregiato dall’incompetenza ma un portafogli ricco abbastanza da superare, e di molto, la soglia dei trentamila euro.
In questo caso Forza Italia chi sceglierà?
Il quadro delle ipotesi neanche fa cenno a chi di soldi in banca non ne abbia. Magari è disoccupato e per di più giovane.
In questo caso la politica non lo abbandona: gli dà la possibilità di andare alle urne e di votare, per il candidato più anziano, forse più incompetente, ma sicuramente più ricco. Penserà a tutto lui.

da: ilfattoquotidiano.it

Due signore di ottant’anni di Modena nei giorni scorsi hanno deciso di siglare la loro unione civile. Stavano insieme da quarant’anni.
Ogni legge di civiltà sprigiona i suoi effetti senza alcun frastuono, giorno dopo giorno. E’ linfa vitale che aiuta a vivere meglio, che dà dignità ai nostri comportamenti e regala rispetto alle nostre scelte. Una legge di civiltà è come l’aria: non ce ne curiamo, e siamo costretti ad accorgercene di quanto sia preziosa e indispensabile solo quando il nostro respiro la cerca e non la trova. Una legge di civiltà non ci impone una scelta ma ci permette di compierla; non ci impone una condivisione ma ci chiede solo di avanzare il nostro rispetto alle convinzioni altrui.
Queste due signore di Modena per quasi mezzo secolo hanno gioito del loro amore ma patìto in silenzio la sua esclusione dalla cerchia di ogni diritto, di ogni virtù. Oggi, quando la loro vita volge verso il tratto finale, vedono il traguardo. Eppure non si fa mai tardi per la felicità.

da: ilfattoquotidiano.it

Siamo davvero il Paese dei peggiori? Un sondaggio Demos di Ilvo Diamanti per Repubblica denuncia l’Italia “in grigio”, un popolo che fa fatica a riconoscere un leader, un programma davvero convincente, una possibilità che il voto del 4 marzocambi in meglio le cose. E reca con sé la convinzione che se la politica ci deluderà, anche la nostra vita non ci farà gioire. Quale sarà? E come sarà?

E’ la realtà che ci spaventa. E’ il passato che continua a rincorrerci e il futuro che continua a metterci ansia. Avremmo bisogno invece di rimboccarci le maniche, di essere finalmente ottimisti, di credere che è possibile non solo fare, ma cambiare. Aver fiducia nel nostro talento, nei meriti di ciascuno, nella disponibilità ad accogliere il nuovo che ci aspetta. Si può fare? Verrebbe voglia di dire che sì, è giusto guardare l’orizzonte e andargli incontro. Poi però viene da pensare che da qui al 4 marzo saremo bombardati dalla richiesta di esprimere un “voto utile”, cioè confermare il meno peggio perché di meglio in giro non ce n’è. Ecco, è questa richiesta così mediocre, e in fondo anche così disonesta, a farci disperare.

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Quarant’anni fa al Carosello sfilava un bell’attore, Armando Francioli, elegantissimo con un cane di nome Lord al guinzaglio: era l’uomo in Lebole. L’Italia che veste bene, annunciava la pubblicità. I Cinquestelle, quando hanno deciso di illustrare le proprie virtù, saranno sicuramente andati negli archivi delle Teche Rai e, fulminati dall’uomo in Lebole, hanno scelto il loro testimonial. Non c’è altra spiegazione infatti alla proposta di candidare al governo più che un’idea una cravatta, quella di Luigi Di Maio. L’uomo in cravatta, giovane per di più, ed educatissimo, spiega all’Italia che anzitutto governerà da solo, forte del 40 per cento dei voti che gli saranno tributati. Lui e il movimento. Dovesse succedere per una disgrazia che la soglia non venisse raggiunta, si troverà in Parlamento chi ci sta a farlo governare. E chi ci sta? L’uomo in cravatta spiega sicuro: ci sta chi ci sta. Le idee non hanno pensiero, non hanno anima ma sono solo materia. Cosicché se ne fa un mucchietto, si pongono al centro dell’aula, e si offrono al palato degli avventori, che sarebbero i parlamentari. Loro assaggiano e decidono. Di destra, di sinistra, di centro. In alto, in basso, di lato. Ciascuno deciderà se votarle. Le idee sono dunque come la cravatta che i maschi indossano. Avete mai visto una cravatta progressista e una conservatrice?

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Avete presente la domanda del parrucchiere: come li facciamo? E noi illustriamo il destino che abbiamo provvisoriamente dato ai nostri capelli. Magari usciti di lì, ci ricrediamo e decidiamo un ritorno al passato.

La sinistra si presenta infatti a noi con la stessa postura del parrucchiere con i nostri ciuffi ribelli. Come la pettiniamo stamattina questa benedetta sinistra? E come la gradisci? La vuoi sinistra-sinistra? Sinistra liberal o chic? Sinistra alla Renzi, cioè un po’ di destra? Alla D’Alema? Presuntuosa ma nobile? Sinistra operaista o riformista? Ti piace la sinistra radicale? E quella libertaria? O gradisci un tocco di liberismo?

La sinistra con le meches, molto mossa quindi massimalista e movimentata? O liscia e lunga, moderata e inclusiva. Con i boccoli, che sembra quasi di destra? O colorata, ambientalista, ecocompatibile: un po’ povera e un po’ ricca. Mille sinistre, cioè nessuna sinistra.

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Quando ci sveglieremo dal lungo sonno sarà tardi. Quando capiremo, tutti, che un nostro clic su Amazon è una sprangata contro il piccolo negoziante sotto casa, il libraio all’angolo, sarà tardi. Quando faremo il conto delle nostre tasse e verificheremo che sono calcolate fino all’ultimo centesimo, mentre quelle di Amazon si fermano al centesimo, sarà tardi. Quando Amazon diverrà il monopolista delle vendite online e detterà lui le regole e i prezzi ai produttori, sarà tardi. Quando, per esempio, non troveremo su Amazon i libri di Elena Ferrante perché la casa editrice non ha accettato di ridurre il prezzo di copertina del suo libro, sarà tardi. Come dite? E’ già successo?

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La riforma fiscale di Trump che abbassa di 14 punti (dal 35 al 21%) l’imposta sulle società (la cosiddetta corporate tax), taglia quelle di successione e riduce la pressione al ceto sociale più ricco avrebbe come scopo di aumentare il Pil di almeno quattro punti, stando alle previsioni degli autori.

Nell’attesa di vedere quanta ricchezza effettivamente si distribuirà, abbiamo intanto una sola certezza: i ricchi si spartiranno da subito alcuni miliardi di dollari. Anzi se li spartiranno secondo la regola proporzionale del più ricco: chi ha di più avrà ancora di più. Del resto il presidente Trump declina la propria teoria del mondo secondo la memorabile frase del nostro Marchese del Grillo: “Io so io e voi non siete un cazzo!”

E così chi vive del proprio stipendio, la cosiddetta middle class, naturalmente dovrà accontentarsi di molto, ma molto meno. Ai meno abbienti e ai poverissimi, zero spaccato. Dovranno attendere ancora un giro, o forse due, oppure arrendersi al destino cinico e baro. Se le previsioni risulteranno, come già sembra, un numero da magia, avranno comunque la possibilità di tentare la carta della fortuna. Alle slot machine c’è la fila.

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Qual è la differenza tra un albero e un bosco? Se non ci fosse Spelacchio di mezzo e la sua disastrosa fine, diremmo che un bosco vale cento volte di più, anzi seimila volte di più, di un singolo albero. E aggiungeremmo che tutta la nostra ammirevole attenzione e anche il dispiacere per l’immatura scomparsa dell’abete donato per Natale dalla Val di Fiemme a Roma, e comunque costato alle casse capitoline per trasportarlo e metterlo in posa circa cinquantamila euro, ci ha distratti dalla piantumazione di seimila alberi sani e belli per rendere verde l’area dell’Expo milanese. Il comune di Milano versò alla ditta appaltante, la Mantovani, 4,3 milioni di euro al fine di dare al tema della Terra, oggetto dell’Expo, le sue foglie colorate. La Mantovani chiamò in subappalto un’altra impresa a cui chiese di fare in sua vece il lavoro, versandole – a quanto è dato conoscere – solo 1,7 milioni di euro. Tutto fu fatto però nel migliore dei modi e così la Mantovani, felice e contenta, ebbe un sovrappiù di 2,6 milioni di euro da mettere in cassa. La procura della Repubblica indaga oggi il sindaco di Milano Beppe Sala per l’ingiusto vantaggio che avrebbe garantito all’impresa. Il sindaco risponde: “Difficile da capire questa accusa”. Difficile, sì.

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