Qui è una questione di puro talento. Volendo organizzare una vita decente per i terremotati di Amatrice, Arquata e gli altri comuni del centro Italia, la Protezione civile s’è affidata a un team di progettisti di notevole levatura. Non per nulla le casette, dotate di ogni comfort e di ultima generazione, sono costate un occhio della testa, sfiorando – nel tutto compreso della realizzazione (urbanizzazione e strutture) – i duemila euro a metro quadrato.
Si è pensato, per rendere più avvincente la sfida dell’uomo alla natura, di sistemare gli scaldabagni, i boiler dell’acqua, sui tetti. Il gelo della montagna ha però purtroppo vinto il primo round. Le condotte incredibilmente si sono ghiacciate e i terremotati di Arquata sono rimasti senza acqua calda. Aspettiamo adesso una seconda prova, senz’altro entusiasmante quanto la prima: la prova neve. Sì perché le porte di ingresso si aprono verso l’esterno. Non sappiamo quante, ma certo ci sono. L’idea farà parte anch’essa del pacchetto sfida: riuscirà il nostro terremotato, quando i fiocchi toccheranno terra e si accumuleranno davanti alla porta d’ingresso, ad averla vinta sulla neve? Il team di progettisti ha valutato che oltre i 1500 metri la forza della natura può sinceramente perdere la partita davanti ai Big Jim dell’appennino. Palestrati, muscolosi, molto virili. Non è stata neanche presa in considerazione l’eventualità che nei paesi di montagna s’invecchi.
E, se proprio, cavoli loro.

da: ilfattoquotidiano.it

Ma perché votare? Al presidente della Repubblica non dispiacerebbe che Paolo Gentiloni restasse premier ancora per molto. A Silvio Berlusconi neanche. A Matteo Renzi dispiacerebbe un po’ ma, visti i tempi, terrebbe il rospo in pancia. E siamo sicuri che i Cinquestelle vogliono davvero governare? E tutti quei parlamentari di centro, di destra, di sinistra, che tra qualche settimana dovranno fare le valigie? Pensate solo a come deve sentirsi Angelino Alfano…
Per questo è stata approvata la sconclusionata legge elettorale: fare in modo che dalle urne esca non un voto ma un boh.
Primum vivere. Votare dopo, per favore. E se proprio si deve, che almeno si faccia per finta. E’ più chic!

da: ilfattoquotidiano.it

La bonifica della bonifica è un caso veramente unico al mondo. Tra qualche mese infatti sarà dato il via agli spettacolari lavori di bonifica dell’area dell’ex Italsider di Bagnoli, compresa quella appena bonificata. Un’opera ciclopica e straordinaria. Per realizzare il miracolo erano però già stati spesi 600 milioni di euro e impegnati venticinque anni di duro lavoro. Purtroppo Invitalia, la concessionaria pubblica che dovrà gestire la bonifica, si è accorta che i precedenti bonificatori avevano bonificato poco e male. E quindi che si fa? Si riparte con la bonifica e si inizia da dove si era appena concluso. Cosicché l’opera si perpetuerà e così serviranno altri venticinque anni, magari altri 600 milioni di euro. E chissà se poi, fatte le analisi…

Monta, smonta, rimonta.
Poi ce la prendiamo con l’antipolitica, eh?

da: ilfattoquotidiano.it

 

A prima vista era parso un nuovo reato, frutto dell’instancabile opera del nostro vituperato legislatore. Avevo infatti intuito che col gelicidio non si scherza, peggio dell’omicidio, quasi a pari merito col veneficio. Qualcosa di orribile. Poi ho compreso che invece l’espressione integra il nuovo codice militare della meteorologia, ed è imparentato con l’allerta. Tutto cambia e anche le gelate di una volta non ci sono più.

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Ora che è stato deliberato anche il bonus nonni, un aiutino al parente che assiste il patriarca in difficoltà, è stato completato l’intero arco delle generazioni e delle funzioni. Bonus bebè se nasci, bonus diciottenne se cresci, bonus scuola se insegni, bonus lavoro (gli ottanta euro, ma a certe condizioni) se lavori (ma a certe condizioni).

Tutte decisioni che prese alla lettera sono anche condivisibili. E’ la parola però a inquietare. Perché il bonus ha il sapore di una elargizione, l’una tantum che non ti assiste né ti solleva eppure riconosce le tue difficoltà. Le riconosce ma non le trasforma in un diritto universale, le tiene sospese nell’occasione del momento, pochi spiccioli e a tempo determinato.

Viviamo nella società in cui i diritti svaniscono e la vita corre sempre più sui binari della fortuna. Se siamo fortunati, se abbiamo il reddito giusto, gli anni giusti, il lavoro giusto, il nonno giusto, quel piccolo bonus è nostro. Altrimenti ne saremo esclusi e ci toccherà – da sfigati – militare nella squadra del malus.

da: ilfattoquotidiano.it

 

Strana questa interferenza russa per sabotare la leadership italiana democratica ed europeista e mandare al governo populismi di tutte le razze e religioni, dai Cinquestelle ai leghisti. Strano che la diplomazia statunitense, sempre super documentata sul commercio di troll paracadutati sui nostri social per boicottare il giovane Matteo Renzi, non si sia accorta che il mandante, il signor Putin, il glorioso comandante che mitraglia l’opposizione, e non sempre in senso metaforico, fino a prova del contrario ha un solo grande amico nell’Occidente: Silvio Berlusconi. Che fino a prova del contrario è stato l’unico e fedele alleato – fino a quando ha potuto – proprio di Renzi siglando con lui il patto del Nazareno che ha permesso al Pd di governare.

E fino a prova del contrario il lettone, ricordate?, è stato il prezioso e più intimo dono che il Cavaliere abbia ricevuto da un capo di Stato estero per rendere memorabili le sue magiche notti, sigillo di un’amicizia indistruttibile e che infatti non è stata mai più messa in discussione. E fino a prova del contrario Silvio Berlusconi da premier ha favorito e/o promosso i migliori affari per la Russia putiniana, dal gas in avanti. E fino a prova del contrario Putin è amico di Berlusconi ma Berlusconi è nemico dei Cinquestelle e tiene un po’ sui coglioni i leghisti populisti del falso amico Salvini. Fino a prova del contrario poi, l’unico esito che questa legge elettorale, concepita da Renzi in accordo con Berlusconi, favorirebbe concretamente – per vasta e pacifica opinione – sarebbe una grande alleanza del Pd con Forza Italia. Fino a prova del contrario, uno più uno fa due.

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Un potente si riconosce subito. Se è invitato a un convegno arriva per ultimo ma parla per primo. Se è in viaggio sull’autostrada ha sempre il lampeggiante acceso e un’auto di scorta, e passa per primo anche se è in ultima fila. Però se si trova in una città del nord fa spegnere il lampeggiante, a volte anzi lo occulta, perché fa troppo kitsch e sceglie di rimanere in coda. Ma non più di due minuti. Se si trova in una città del sud non fa spegnere mai il lampeggiante e a volte anzi chiede che avanzi nel traffico a sirene spiegate. Fa molto potente.

Se è invitato in televisione il potente ha bisogno – prima di andare – di far leggere la scaletta (lui non ha tempo), farla approvare da un tirapiedi (altrimenti che senso avrebbe pagarlo? E poi lui non ha tempo), far scegliere gli ospiti (lui non ha tempo) che lo intervisteranno. Il potente, se è potentissimo, decide anche l’ora in cui dovrà essere intervistato sui temi che sono stati già selezionati e dai giornalisti che sono già stati indicati. Arriva per ultimo e parla per primo, come se fosse nel traffico. Se il potente è invece un conduttore, per esibire il suo potere ha bisogno di sforare con la chiusura. Poco o molto non conta, basta che il suo programma si protragga più di quanto è stabilito dal palinsesto. Se il potente naviga in rete e scrive un post ha bisogno di molti like. Se non li possiede se li fa comprare al mercato libero del web. Se ritiene sconveniente l’acquisto, si fa sponsorizzare e va avanti, nei post, come se fosse nel traffico col lampeggiante acceso, oppure come se a un concorso pubblico fosse candidato un suo fratello o una sorella o un figlio oppure una figlia.

da: ilfattoquotidiano.it

La morte arriva per tutti. Ma quest’anno, e per almeno 14mila italiani, è arrivata assai prima del previsto. Escludendo l’ipotesi irragionevole di suicidi di massa, la morte prematura rispetto alle nuove aspettative di vita è figlia di un dato sconfortante e drammatico: c’è sempre più gente che non si cura. Non riesce a sostenerne il costo economico; oppure non riesce ad ottenere le cure adeguate, una diagnosi tempestiva. Nei primi sette mesi del 2017 – come giustamente riporta allarmato un titolo di Avvenire – si sono registrati 48mila decessi in più rispetto al 2016, con la soglia della mortalità che ha raggiunto tra gennaio e luglio 383.133 decessi, 28 mila morti in più, valore che se confermato e proiettato sul resto dell’anno statuirebbe per il 2017 la cifra record di 663.284 morti con 48 mila in eccesso rispetto all’anno scorso. Con un saldo naturale negativo di circa 200mila unità.
E’ vero solo in parte che si muore di più perché gli anziani aumentano. L’incremento strutturale della mortalità, derivato dal continuo invecchiamento, dovrebbe – ci informano gli esperti – assestarsi a una soglia riferibile alla metà di questo tragico surplus. E gli altri, tutti gli altri? Vecchi e nuovi poveri, vecchi e nuovi morti.

da: ilfattoquotidiano.it

Mi piaci, mi piaci e mi piaci. Non è Raffaella Carrà che lo canta mentre balla il Tuca Tuca, ma una truppa di stranieri del terzo e quarto mondo che applaudono su Facebook con una mole di like le sferzate di Flavio Tosi, l’ex sindaco di Verona, contro il corso buonista della nuova giunta scaligera. L’uomo molle per eccellenza sarebbe Daniele Polato, l’assessore alla Sicurezza, che starebbe riempendo la città di carte e di gente senza fissa dimora, proveniente dal terzo e quarto mondo. “Verona sta cambiando. In peggio”, accusa dal suo profilo facebook l’integerrimo Tosi. In un video le scene del degrado. Polato, curioso, esamina i nomi, forse per conoscere l’identità dei concittadini infuriati. E scopre che gli adirati sono per lo più slavi, russi, ma anche indiani, marocchini, algerini. Vivono a migliaia di chilometri di distanza, scrivono per lo più in cirillico ma capiscono benissimo l’italiano e soprattutto del Belpaese amano Verona e specificatamente FlavioTosi.

Sono i miracoli di Facebook, il frutto del mercato libero dei like.

Dimmi quanti soldi hai, ti dirò a quanti piacerai…

da: ilfattoquotidiano.it

Nell’età dell’odio e del rancore sociale, figlio della paura e di una nuova povertà che avanza, c’era solo un luogo in cui la parola “amore” figurava in testa alla classifica: la casa del Grande Fratello che per fortuna ieri si è chiusa. Un teatro televisivo e tanti teatranti che hanno inflitto a questa parola, testimonianza del più enorme sentimento umano, una umiliazione continua.

Cristiano Malgioglio, capo della speciale squadra omicidi dell’alfabeto, l’ha distribuita come fosse una pizzetta da asporto: amore di qua e di là. Amore a chiunque e a prescindere. Essendo Malgioglio in quella casa il leader (e dunque fatevi due conti) la truppa, soprattutto quella femminile, si è sentita in diritto di prodursi nell’emulazione. Parlavano delle unghie? “Ma tu amore lo sai che…”; della fame: “Amore non ce l’ha fatto più”; dei vestiti: “Amore, ho freddo”; della cucina da rassettare: “Amore, chi pulisce?”.

È finito il Grande Fratello Vip ed è finito anche l’abuso di una parola magnifica ridotta a scarto analfabeta della televisione.

da: ilfattoquotidiano.it