A volte il bene è figlio del male. Grazie al naso rotto, di proprietà del collega Daniele Piervincenzi, lo Stato si è accorto:

a) che esiste Ostia

b) che anche a Ostia esiste la mafia

c) che la mafia del litorale è capeggiata dalla famiglia Spada (ieri arrestato anche il guardaspalle di Roberto, quello della testata).

Noi invece ci siamo accorti:

a) che la Rai benché abbia 1700 giornalisti in organico e due miliardi di introiti l’anno, realizza i suoi migliori programmi affidandoli a ditte esterne;

b) che Daniele Piervincenzi non è un giornalista Rai, come falsamente affermato, ma un precario retribuito da una società terza appaltatrice del programma;

c) che la Rai ingaggia sistematicamente, con la qualifica di programmisti-registi, altri centinaia di colleghi lucrando enormi guadagni ed evadendo in modo clamoroso il fisco;

d) che – infine – lo Stato dichiara di combattere la precarietà e il lavoro nero affidando alla sua più grande società pubblica il mandato di coltivare la precarietà e il lavoro nero.

da: ilfattoquotidiano.it

“Non si fanno figli perché non si fa più all’amore” (Sul grave tema del calo demografico, la deputata Michaela Biancofiore affronta, senza infingimenti, la radice del problema e scava, scava…).

La libido è diminuita notevolmente, penso come lei.

Ma no! È il tempo che non ritroviamo più, il senso della felicità che sembra irraggiungibile, il desiderio oramai riposto nella cassetta dei ricordi. Io mi sto aprendo con lei, ma non vorrei essere fraintesa.

Le sue riflessioni sono rilevanti. L’affettività è questione cruciale.

Siamo persi nelle nostre fatiche quotidiane e finanche l’insegnamento della Chiesa, per chi è cattolico, si riduce a un auspicio. Riproducetevi. Ma dove? Perché fare l’amore per un buon cattolico dovrebbe testimoniare anche la voglia di mettere al mondo una creatura.

Un cattolico ogni volta che fa l’amore dovrebbe badare a riprodursi?

Esistono gli integralisti: il ministro Delrio ha nove figli, si chieda perché.

Lei è cattolica?

Assolutamente, ma non praticante. Leggi tutto

King Jong-un è senza alcun dubbio il nemico più pericoloso dell’Occidente. Lo dice Trump, lanciando il consueto missile nucleare dalla piattaforma parolaia di Twitter. Non volendo dubitare della pericolosità del dittatore nord coreano, e nemmeno della ferocia con cui governa il triste destino della sua gente, ci interroghiamo su un punto: la Corea del Nord ha rotto i ponti con tutti, anche i cugini cinesi mostrano serie difficoltà nelle relazioni. Nel mondo resta solo il nostro Antonio Razzi ad avere frequentazioni di alto livello con quel governo. Non per svilire il ruolo del presidente Usa ma è sufficientemente accertato che il nostro Razzi spara cazzate in un numero infinitamente inferiore di quelle che in tutti questi mesi ha pronunciato Trump. Perché non tentare l’ultima carta?

da: ilfattoquotidiano.it

Un fascista è per sempre. Prima agiva al coperto, preferendo la notte al giorno. Ha provato con la luce e ha visto l’effetto che faceva sfilando in corteo. Ad Ostia ha proseguito con una operazione simpatia, offrendo pacchi alimentari agli sventurati. Successone elettorale! E allora ha ripreso la via maestra e ieri a Como l’irruzione in un’assemblea per illustrare il decalogo del buon patriota. Ha però tenuto le mani a posto. Resta l’ultimo scatto d’orgoglio: la prova del manganello. Chissà domani.

da: ilfattoquotidiano.it

Dj Francesco faceva il deejay.

Ero un bimbetto e già la nonna mi diceva che avevo la forza di una bestia. Sono le idee che mi vengono a trovare, che mi scuotono, mi danno l’energia. Io che ci posso fare?

Il cantante, il musicista, il presentatore. Hai fatto anche il valletto. Hai fatto il produttore musicale, l’imprenditore musicale, l’imprenditore tout court. Ora dai consulenze ai politici.

Ora? Guarda che la mia Newco queste cose le fa da tempo. Sono stato il primo a lavorare per la profilazione su Internet del target identitario. Io ti trovo coloro che vogliono sentir dire le cose che tu dici.

Che bello: con te ogni strada è spianata.

Alt: qualcosa in zucca devi avere. Le idee, servono le idee. Perciò non basta avere la chitarra ma qualche accordo lo devi saper fare.

Idee belle o brutte, populiste o progressiste, vergognose o splendide.

Ciascuno ha il suo target, io faccio incontrare l’emittente col ricevente. Te lo trovo, te lo scovo, ti dico come è fatto e ti spiego che aspetta una tua parolina per aprirti la porta e farti entrare in casa.

Francesco Facchinetti, il figlio dei Pooh.

In famiglia siamo tutti creativi, è una storia che si tramanda. E io esploro nuovi territori. C’è anche la politica nel mio business. Clienti importanti e di diverso orientamento. Oramai nessuno che intende partecipare al grande gioco della contesa pubblica fa a meno di professionalità come la nostra.

Con dj Francesco si vince.

Il supporto di una struttura, al tempo di Internet, è indispensabile. Al mondo non siamo tanti in questo campo. Ci sono gli israeliani, qualche azienda americana, noi… diciamo cinque o sei.

Ho subito pensato a te quando Berlusconi ha immaginato il ministero della Terza Età. Quel diavolo di dj Francesco gli avrà proposto di fare il capo di villa Arzilla. Ormai solo i vecchi votano.

Io non propongo niente. Non decido la strategia, presento al cliente il profilo dei suoi elettori e gli dico: vuoi parlarci? Io sono qua. Leggi tutto

Mazzette formato micro, nei casi più disperati e compassionevoli una fritturona di calamari, un cesto di cozze pelose, qualche riccio di mare e comunque, al massimo, cadeau proletari da 500 a 1.500 euro. Senza strafare, senza lussi da jet set e senza farsi notare.

È LA CORRUZIONE prêt-à-porter, il fascicolo speciale dei giudici ghiottoni chiamati oggi dai tribunali a rendicontare il loro vizietto. Magistrati tout court, o anche e soprattutto professionisti votati alla toga onoraria, delegati a dirimere le controversie tributarie. Cioè i soldi che lo Stato, quando li pretende e non li ottiene, avanza con domanda giudiziale. E Orazio Quintavalle, ex giudice tributario, presidente della commissione regionale, ha elencato proprio due giorni fa al Tribunale di Bari che lo processava insieme ad altri 23, tra colleghi giudici, avvocati e commercialisti, le sue colpe confessando i suoi peccati: “Riuscivo a pilotare l’assegnazione dei fascicoli”.

Il “pilota” Quintavalle elargiva ai sottoposti poche decine di euro, nei momenti difficili e per vertenze complicate si raggiungeva il tetto dei 1.500 euro, trattenendo il resto delle somme a sua disposizione, disponendo e apponendo il suo visto a “sentenze già scritte” dai patrocinanti corruttori. Piacevole e indiscutibile pratica, che sembra conosciuta da Milano a Catania, con la quale l’amministra – zione della giustizia, nella sua versione tributaria, attende ai suoi doveri. Se una rondine non fa primavera, due già annunciano qualcosa di buono, tre confermano l’auspicio, quattro lo irrobustiscono.

QUANTE rondini servono per fare un giudice ghiottone? Parecchie, perché la torta che fa brillare gli occhi e allargare lo spazio della giacca (arrestato tempo fa in flagranza a Milano Luigi Vassallo mentre infilava in tasca cinquemila dei trentamila euro necessari a corromperlo) alla schiera, purtroppo sempre più nutrita, di magistrati un tempo esemplari che sono chiamati a dirimere controversie che nel 2016 costruivano la pila di 581 mila procedimenti per un valore complessivo di 50 miliardi di euro. A Milano si sono accorti che qualcosa non andava e i finanzieri hanno iniziato a truccarsi da avvocati, messo spie, atteso i clienti e soprattutto i magistrati. Cosicché, s’è detto, uno di loro, il Vassallo, è stato beccato con le banconote nel doppiopetto, una seconda, Marina Seregni, chiamata a rispondere dei suoi atti invero sospetti di gestione amicale delle controversie. Una società sarebbe infatti uscita indenne dal procedimento grazie ai servigi offerti, e dunque sollevata dal pagare un tributo di 14 milioni e mezzo di euro. Quando si dice della dea bendata! Questa sì che è felicità… E ai primi due indagati (uno arrestato anche) sono seguiti altri due arresti, altri due giudici tributari, uno di primo e l’altro di secondo livello a cui il gip ha perfino negato il patteggiamento.

SONO PARTICOLARI questi giudici chiamati dalle professioni liberali a svolgere il ruolo di inflessibili terzi, inquadrati nella burocratica rappresentanza delle commissioni tributarie, chiamate a dirimere vertenze fiscali di primo e di secondo grado. Ecco invece il piccolo laghetto di banconote sparse, mazzette dal sapore antico, oppure favori di ordine gastronomico o anche benefit di mobilità. Leggi tutto

Pensavo al proprietario del pisello.

Non intendo rivelare l’identità certo a lei.

Chissà come starà in ansia lui.

Ha le spalle così larghe, certo non sarà impaurito dalle mie parole.

Un grande produttore.

Altri magari saranno più preoccupati. Vuole scommettere che sto qui a fare l’intervista, parlo per più di un’ora e di tutto lo scibile umano e domani comparirà il titolo sul pisello mascherato?

I dettagli a volte illustrano la scena meglio dell’inquadratura principale. In questo caso il pisello del produttore che secondo Nancy Brilli sarebbe il più potente e dunque il più ciucciato d’Italia aiuta a raccontare il cinema italiano e certi suoi talenti.

Ho riferito in tv una confidenza fattami da una persona dai modi piuttosto sgarbati e con un linguaggio piuttosto triviale. Il contesto (a Porta a Porta si parlava delle accuse di violenza sessuale avanzate al l’amico e collega Fausto Brizzi) mi hanno autorizzato a riferirne il contenuto con la medesima crudezza.

Il solito de relato.

Quando la tv si sostituisce allo Stato, un programma si trasforma nella sezione investigativa della Questura. Questo è. E non me ne capacito.

Lei è andata in tv a difendere Brizzi perché è suo amico. L’esclusiva ragione della sua scelta è stata la colleganza, non il merito delle accuse.

È mio amico, lo conosco e lo stimo. Non mi è mai capitato di ascoltare su di lui nulla di quel che ho letto e udito. A lei pare così strano che sia andata a raccontare la mia verità?

Si parla tanto della scarsa reputazione della politica. Ma il mondo dello spettacolo spesso assume atteggiamenti assai più corporativi.

Mi faccia un esempio.

Un’intervista se non è coniugata alla promozione di un suo film. Tecnicamente si chiama marchetta.

Nell’intervista può fare tutte le domande che vuole all’attrice che promuove.

Di lei si dice che sia assai antipatica.

Di me si dice invece l’opposto: mi trovano tutti simpaticissima. Sono io che mi ritengo antipatica.

Insicura e invidiosa della felicità altrui.

Questo sì. Ho avuto un’infanzia non spensierata. Leggi tutto

Matteo Salvini è il Giletti della politica, leader dalla schiena dritta: “Use rei cautela con la definizione”.

Cautela?

Oggi hanno arrestato anche il candidato siciliano dei 5Stelle, quelli dell’o-ne-stà. Quindi meglio la prudenza. Diciamo che mi scelgo compagni di viaggio dalla storia conosciuta. Io, come sa, ho avuto la fortuna di non avere ombre giudiziarie.

Un po’ autonomista, un po’ padano, un po’ sovranista, un po’ siciliano.

Parla di doppiezza proprio a me? Ho dei punti fermi e da lì nessuno mi schioda.

Elisa Isoardi.

No alla riforma delle pensioni, anzitutto. No all’invasione di gente che non possiamo ospitare, no al pietismo di facciata, alla carità pelosa, al clientelismo. No ai barconi.

Togliere dalla sua bocca il barcone è come levare dai piedi di Totti il pallone.

Ma che ci posso fare se questa è l’emergenza, è il tema che più interseca la nostra vita quotidiana. Gli italiani lo sanno e mi danno ragione. Vuole lei gli immigrati? Magari ha una magione di lusso ed è attrezzato all’ospitalità di massa. Si faccia avanti.

Togli gli immigrati dal menu della Lega e Salvini cosa offre? Pane e cicoria.

Sarei il primo a essere contento, strafelice se questo problema non si ponesse.

E poi su Facebook cosa scriverebbe? Niente più ladri, prostitute, stupri, violenze.

Guardi che su Facebook scrivo anche altro (e qualche anno fa nemmeno lo usavo).

Scrive d’altro?

Anche di fatti miei, mi prendo la confidenza di dire cosa mangio, chiedo agli altri cosa fanno la sera, che vino bevono. Uso i social da pari a pari.

Oggi intratteneva sull’Italia di Ventura senza nemmeno aver visto la partita. E ha scritto: Stop invasione.

I vivai dove sono? I ragazzi italiani, i talenti del calcio dove sono? È tutta una depressione, dai. Già sono milanista e con i tempi che corrono…

Ecco il Salvini tricolore! Come va con i compagni d’arme siciliani?

Ho piena fiducia del governatore Musumeci, mi fido. Leggi tutto

“Sto sgranocchiando i maccheroni, già sapevo che mi avrebbero arrestato”. Il nome tradisce il destino e il ghigno sul volto illustra la scaltrezza di questo Alì Babà dei Peloritani, che si è costruito il centro benessere da cinque piani nell’impluvio della montagna, dentro l’alveo del torrente che rompe le uova nel paniere, e infatti si è fatto finanziare dal ministero dell’Ambiente una muraglia cinese per zittirlo, metterlo a posto ora e per sempre.

A ROMA avevano capito che lui fosse il sindaco di tutto il paese, Fiumedinisi, e che i soldi, alcuni milioni di euro, dovessero servire a mitigare i rischi di esondazione del torrente che taglia le case e almeno una volta all’anno le bagna fino alle ginocchia. Fiumedinisi per difendersi dall’acqua e dalle frane che il costone rilascia a intermittenza variabile, si è sistemato sul fianco sinistro della montagna, guardando di fronte la roccia che incombe, la terra che cede, la spalla di monte che scende a valle. Cateno, da sindaco, si è invece preso la sponda opposta, definendo nei dettagli i suoi sogni di gloria. Cura del corpo, cyclette e relax per i futuri fortunati clienti. E poi, neanche a dirlo, il benessere altrui è un bel modo per dare lavoro ai tanti ragazzi disoccupati: estetista, barman, cameriera di sala. Magnifico. Cento, duecento forse mille nuovi assunti. Direttamente da lui. Avendo voglia di spazio, perché i sogni erano tanti, Cateno ha ristretto il fiume.

Lo arrestarono per via di una concussione della quale lui si dice innocente, anzi perseguitato. E infatti ha ingaggiato un fiore dell’avvocatura, l’indimenticabile Carlo Taormina, per procedere alla ricusazione dei giudici messinesi. Gli è andata male. Ma è vero che il giorno delle prime catene, quel brutto giorno di cinque anni fa, Cateno disse: “Un amico mi ha avvertito che davo fastidio. Questa è roba della massoneria, sono i poteri forti che vogliono zittirmi, io do fastidio”. Concussione? Comunque e purtroppo quattro anni la richiesta del pubblico ministero. I lavori sospesi dalla magistratura, Cateno agli elettori: “Non mi fanno lavorare”.

Ieri la seconda volta delle catene ai polsi. E lui: “Lo sapevo che mi avrebbero arrestato”. Tra una catena e l’altra, un mandato di cattura e un secondo ha fatto anche il sindaco di Santa Teresa di Riva, 5418 abitanti, pochi chilometri più in là. Sindaco ubiquo, itinerante e spassosissimo ai comizi con gli avversari: “Andate affanculo”. Leggi tutto

Lei gioisce. “Con 7850 voti ce l’ho fatta. Felicissima sono”. Lui patisce. “11020 preferenze, un’enormità. Purtroppo non avevo previsto l’exploit dell’avvocato Calderone. A Messina è andato fortissimo e mi ha fregato”.

Lei è Luisa Lantieri, nonna tra dieci giorni, da Enna. Luisa, socialista e laica, ha aperto il suo cuore, nella progressione della carriera, alle istanze della moderazione e, per motivi personali, ha subìto una conversione religiosa molto intensa.

Mi chiamano tutti la pasionaria, per via della passionaccia che ho per la politica. E sono una credente sfegatata perché la vita ti porta a riconoscere il trascendente che è in te.

Nino Germanà è figlio d’arte. È stato capo della segreteria politica del suo babbo Basilio, già deputato di Forza Italia e animatore sui Nebrodi di una fantastica “festa del porco”, un pantagruelico campionario delle virtù del maiale nero. Anche Nino come il papà è stato deputato nazionale. Ultimamente da consigliere regionale aveva abbracciato la causa di Angelino Alfano ma, a settembre scorso, è ritornato da Berlusconi.

Ho fatto una campagna elettorale determinata e vincente. Tre mesi in auto, ho battuto palmo a palmo il mio collegio e il risultato è stato straordinario. Con undicimila voti mai mi sarei aspettato di venire escluso.

Luisa, lei è la donna in più che ha galvanizzato il Pd.

Quando ho scelto il Pd ho subito avvertito Gianfranco Miccichè, perché si stava insieme in Grande Sud, la sua vecchia lista elettorale (ora è di nuovo in Forza Italia). Siamo rimasti molto amici e anche ieri mi ha fatto le congratulazioni.

Anche di Germanà si dice un gran bene nel centrodestra.

La passione resta intatta e con Musumeci i rapporti sono veramente ottimi. Leggi tutto