Coronavirus, se Johnson lo avesse ascoltato… Perché ci sentiamo di tifare per Neil Ferguson

 

Avesse ascoltato Neil Ferguson, 51enne luminare dell’Imperial College, scienziato virtuoso dei modelli matematici, membro ascoltatissimo del Sage, il consesso di super esperti che assiste il governo britannico, Boris Johnson avrebbe fatto tre cose buone. Evitato il disastro sanitario, evitato (forse) di infettarsi egli stesso nel modo gravissimo che conosciamo, evitato al professor Ferguson di subìre gli effetti di un amore infuocato e travolgente proprio durante il tardivo lockdown. Il professore è stato infatti trovato a letto con una signora 38enne in due distinte occasioni. La signora ha dovuto lasciare la propria residenza coniugale, così come il professore, durante i giorni della segregazione. E da qui il patatrac. Un giornale li ha beccati in flagranza, durante la fuitina, e lo scienziato teorico del distanziamento fisico ha dovuto rassegnare le dimissioni.

Eppure, malgrado le circostanze, ci sentiamo di tifare per l’illustre infettivologo londinese. Se fosse stato ascoltato subito dal premier, il lockdown sarebbe partito prima, avrebbe fatto meno morti, e la fase due, quella che noi conosciamo come degli “affetti stabili”, si sarebbe aperta prima. Consentendo forse a Neal e Anna, e alle tante coppie nelle loro condizioni amorose, di far ardere il loro fuoco senza alcun turbamento né infrazione.

Congiunto, participio passato del verbo congiungere, e contento.

 

Da: ilfattoquotidiano.it

Ministra Azzolina, facciamo raccontare la storia di questo tempo agli studenti

 

Gentile ministra dell’Istruzione, sappiamo che l’esame di maturità, almeno quello, e limitatamente al colloquio orale, si svolgerà secondo la tradizione. E’ una buona notizia. E ce ne sarebbe un’altra, che lei potrebbe dare, se permettesse – come alcuni studenti stanno già chiedendo – che fosse concesso loro di depositare all’atto del colloquio una riflessione scritta su questo straordinario e tragico tempo.

Mai nella storia dell’Italia unita una tragedia sanitaria, e poi economica e sociale, si è abbattuta con le dimensioni che stiamo vivendo. Dare la possibilità a chi lo voglia di consegnare il proprio diario di questi drammatici cento giorni che hanno segnato il mondo e lo cambieranno profondamente, offrirebbe all’Italia la voce dei più giovani, le riflessioni, le paure, le considerazioni delle migliaia dei nostri ragazzi costretti a vivere un’esperienza così improvvisa, un trauma così grande e potente.

E se il ministero invece che accettare soltanto di riceverla, auspicasse questa prova di scrittura collettiva, stimolasse e riconoscesse il merito di questo diario dei cento giorni, non solo la scuola ma tutta l’Italia godrebbe di un tesoro narrativo, del cumulo di tante giovani intelligenze, delle riflessioni, delle proposte, delle paure e delle ambizioni di chi sta per aprirsi un varco in una vita che improvvisamente deraglia e per tanti, per troppi, si spegne addirittura.

 

Da: ilfattoquotidiano.it

Ponte Morandi, anche in questo caso la prima regola è stata la deroga

 

Grazie alla deroga il ponte Morandi di Genova è stato costruito in un anno. E si sta pensando a una deroga per velocizzare le casse integrazioni in deroga. Sul punto il ministro Gualtieri già sta scrivendo commi adeguati nel decreto legge di prossima pubblicazione.Quel che abbiamo capito è dunque che, essendo noi italiani allergici alla regola, abbiamo bisogno della deroga come necessario sostituto funzionale.

Dobbiamo cioè prima illustrare con dovizia di codicilli la regola base, subirne i ritardi o le contraddizioni e poi, bum, immaginare la soluzione: si fa in deroga e buonanotte!

Derogando dalla regola capiamo anche che quel che diciamo e magari pensiamo e sottoscriviamo addirittura, potrà subire una deviazione nel corso delle giornate successive.

Derogando dal nostro stesso pensiero, che è pur sempre relativo, riusciremo a trovare la ragione anche nel torto marcio, ad essere al centro della scena anche se il nostro peso è ridotto al lumicino, a sovvertire la logica e, quando si può, persino i fatti se ci procurano noia.

 

Da: ilfattoquotidiano.it

Coronavirus, il pigiama party della Lega al Senato e l’ordinanza nottetempo della Santelli: obiettivo centrato: rendere ridicola la tragedia

 

Essendo i presuntuosi in maggioranza, e pure gli analfabeti in buon numero, ci siamo domandati, alla fine della fase uno: adesso che si fa?

La Lega, che è sull’orlo di una crisi di nervi, ha organizzato un pigiama party nel Parlamento. Stanotte sono stati lì, il capitano Salvini e tutta la truppa, a presidiare le libertà costituzionali. Chi non poteva, perché non romano e nemmeno deputato o senatore, ha pensato a un colpo di teatro ancora più formidabile. A Jole Santelli, presidente di una regione – la Calabria – tenuta dalla pandemia ai margini della tragedia – è venuta l’ideona: apriamo tutto o quasi e facciamo presto, anzi prestissimo. Così ieri alle 23 ha firmato un’ordinanza per riaprire già alle sei di stamane bar e ristoranti e dare modo ai calabresi di farsi questo bel ponte del primo maggio: un aperitivo al sole e tanta nduja in corpo. Un modo per tenere testa sia al virus che all’Italia. Soprattutto al centrosinistra, anzi a Giuseppe Conte. Sappiamo che anche l’Alto Adige è sul piede di guerra, e il Trentino non ci sta, figurarsi l’Umbria. Il Veneto già corre, la Lombardia è sul punto di, resta il Piemonte ancora perplesso e la Campania, sempre ai ferri corti con i napoletani indisciplinati.

L’obiettivo, rendere ridicola una tragedia, sta dunque per essere centrato.

Solo per dire: all’ordinanza regionale calabrese ha risposto un battaglione di ordinanze comunali calabresi che invece imponevano la chiusura immediata dei bar appena riaperti, mentre il governo nazionale dichiarava l’illegittimità delle prime e delle seconde.

Resta ora da perseguire il secondo, fondamentale obiettivo: prendersela direttamente col coronavirus, portarlo in tribunale, denunciarne l’egocentrismo e anche chiedere conto, con le mascherine tricolori calate in viso, a Giuseppe Conte (“l’amico di Berlino e di Pechino”, come dice Giorgia Meloni) perché sia così misterioso: chi lo sostiene, chi lo finanzia, e – insomma – chi si crede di essere.

 

Da: ilfattoquotidiano.it

Il Sapientone, il gioco per chi vuole dare lezioni di buon governo

 

Non so se sia ancora in commercio “Il Sapientino”, un gioco per piccini vispi. Vista l’emergenza e i numerosi intelligentoni che giudicano ogni giorno, ogni minuto, ogni dettaglio, si potrebbe ampliare la fascia d’età del gioco Clementoni e realizzare “Il Sapientone”.

Mai come in queste ultime ore abbiamo la possibilità di illustrare una enorme casistica di sapientoni che danno lezione di buon governo a Giuseppe Conte. Vero: è del tutto certo che Conte non sia Mandrake. E’ anche sicuro che dalla sua bocca escano parole indefinibili, misteriose quanto il virus, e che sugli “affetti stabili” (fidanzati del cuore? Amori trascurati ma resistenti al tempo? Affetti occasionali ma focosi e operosi?), enorme letteratura nelle ultime quarantotto ore si è prodotta.

Fatta dunque la tara Conte, resta indenne il quesito che rivolgiamo al popolo dei Sapientoni. Al Sapientone 1, cioè Matteo Renzi, avanziamo questa domanda: premesso che è indiscutibile la compressione delle libertà e dei diritti fondamentali, illustri una modalità alternativa di contrasto al virus senza intaccare le libertà e i diritti fondamentali. Il Sapientone 1 teme che di questo passo Conte ci porti alla “carneficina economica”, gli scienziati invece affermano che il libera tutti già a giugno ci porterebbe a una “carneficina” tout court (“150 mila nuovi ricoverati in terapia intensiva”, una valanga di nuovi morti). Ci spieghi quale delle due carneficine è dunque augurabile. Cambiare Conte, formando un governo con tutti i Sapientoni disponibili (Salvini? Meloni? Berlusconi?) per far ripartire il Paese oppure cambiare gli scienziati troppo apocalittici? O anche – visto che ci siamo – cambiare sia il governo che la scienza?

Esiste, è vero, una terza ipotesi: non cambiare né Conte e né i virologi ma chiedere lumi direttamente al virus.

 

Da: ilfattoquotidiano.it

Coronavirus, l’allergia di Carlo Bonomi per le lentezze dello Stato. Il sistema di elezione a presidente di Confindustria invece?

 

“Vi presento Carlo Bonomi, il nuovo presidente di Confindustria”, ha detto Lucia Annunziata nel suo programma domenicale (Mezz’ora in più). Bonomi ha parlato dell’impresa, delle difficoltà di questo tempo brutto (“economia di guerra”), delle aspirazioni degli imprenditori a veder premiato il lavoro invece che il sussidio, il talento sulla mediocrità, la velocità piuttosto che le lentezze di Stato.Poi ha aggiunto: “Sarò presidente il 20 maggio prossimo”. Ora infatti è solo il presidente designato.

Giusto, una cosa alla volta!

L’elezione del presidente dev’essere votata dall’assemblea dei delegati a scrutino segreto ogni 4 anni e nel mese di maggio (articolo 11 primo comma dello statuto di Confindustria). Ma prima che votino loro, vota il Consiglio generale che sceglie (articolo 11 nono comma) da una rosa di due. Ma prima che la rosa di due giunga al Consiglio generale la Commissione di designazione (secondo comma, stesso articolo) deve vagliare tutti i petali del fiore per scegliere i migliori. E prima di deliberare deve raggiungere un’intesa con il “Consiglio di indirizzo etico”. Raggiunta la quale si procederà ad intendersi anche con il Collegio speciale dei Probiviri (come da quarto comma).

Dopo otto settimane di auscultazioni, inquisizioni, designazioni, deliberazioni e votazioni il nome prescelto giungerà infine al voto segreto dell’assemblea plenaria. Che però, ecco il cavillo, può sempre incaponirsi (articolo 11, comma dieci) e a maggioranza respingere l’uomo designato.

In questo caso si ricorre al gioco dell’oca.

Entro trenta giorni si risorteggia la commissione designatrice che cercherà su una rosa di nomi una nuova intesa con i probiviri speciali e con i membri della commissione etica e tutti insieme andranno dai consiglieri generali che voteranno su una coppia di nomi e il vincente, a Dio piacendo, passerà al voto dell’assemblea.

Semplice e veloce, no?

 

Da: ilfattoquotidiano.it

Il Nord, il Centro e il Sud: tre paradossi e una domanda sulla sanità

 

Cos’è il paradosso? Un’affermazione solo apparentemente contraddittoria.

E dunque grazie alla inefficienza, alla burocrazia e alla corruzione, circa due miliardi di euro ogni anno vengono trasferite dalle regioni del centro sud a quelle del nord per fornire ai meridionali che si ammalano le cure che a casa loro non trovano.

Ogni paziente trascina poi con sé almeno un familiare, se non di più, e per molto tempo. Cosicché il saldo negativo il flusso aggregato del cosiddetto turismo sanitario ammonta alla straordinaria cifra di 4,6 miliardi di euro annui.

L’orgoglio col quale il presidente della Campania Vincenzo De Luca rivendica la buona qualità del suo operato in tempo di Covid dovrebbe essere almeno mitigato dall’umiliazione di dover sborsare alla sola Lombardia ogni anno 320 milioni di euro per le cure che i lombardi prestano ai campani in transito ai quali è imputato anche un ulteriore tassa, appunto quella dell’inefficienza (uguale esperienza per i calabresi, i pugliesi, i siciliani eccetera). Ciascuna famiglia infatti è costretta a coprire i costi aggiuntivi derivanti dal trasferimento del proprio congiunto (il costo dell’assenza dal lavoro, del trasferimento da/per, del vitto e dell’alloggio in albergo).

Questo il primo paradosso.

Passiamo al secondo.

Il presidente della Lombardia Attilio Fontana, per far quadrare i suoi bilanci in tema di sanità, deve sempre augurarsi che i meridionali siano assistiti così male nei loro ospedali da permettergli di fatturare direttamente ogni anno 784 milioni di euro (cifra relativa alla cosiddetta “mobilità attiva”). Stefano Bonaccini, il presidente emiliano, vedrebbe un ammanco di 307 milioni di euro se la pubblica amministrazione del sud fosse in ogni suo ambito onesta e trasparente, il veneto Luca Zaia ci rimetterebbe 143 milioni di euro, il toscano Enrico Rossi 139 milioni di euro.

Il terzo paradosso è contenuto in una domanda.

Chi dovrebbe essere interessato a sprecare di meno, a rubare di meno, ad essere più efficiente? Chi dovrebbe chiedere a gran voce più trasparenza, più rigore, più rettitudine?

Giusto, convengo anch’io: spetterebbe ai meridionali.

Perciò: meno chiacchiere su Facebook e più fatti in cabina elettorale.

 

Da: ilfattoquotidiano.it

Le uscite di Feltri e gli obiettivi di chi lo spinge oltre i confini della misura

 

Non so perché Vittorio Feltri abbia scelto – oramai purtroppo da tempo – un degrado linguistico così acuto da apparire preoccupante. Forse è una forma di sadismo verbale, forse qualcosa di più grave. Ad ogni modo, sarebbero fatti suoi se altri non cercassero, piuttosto scelleratamente, di portarlo oltre i confini della misura. Ieri sera Mario Giordano, nella sua trasmissione su Retequattro, ha scelto che fosse proprio lui a commentare il confronto nord-sud e Feltri lo ha accontentato. La rivalsa dei meridionali contro il nord, oggi in difficoltà per via del Covid, nasce da “un senso di invidia e di inferiorità”. Poi ha aggiunto: “I meridionali sono inferiori”. Più grave di questa affermazione di per sé incommentabile, mi pare la chiosa di Giordano: “No direttore, adesso me li fai arrabbiare davvero… Cambiano canale, è un guaio”. Ecco il guaio: cambiano canale, lo share ne risente, la pubblicità cala. Per me comunque resta un mistero perché i talk show di Retequattro debbano somigliare a un pub a fine serata.

Ps: annoto che Feltri, al tempo dell’elezione del presidente della Repubblica, è stato persino candidato da Matteo Salvini e Giorgia Meloni al Quirinale. Ma si trattava certamente di uno scherzo.

Da: ilfattoquotidiano.it

Il mio smartphone sa tutto di me. Perché ci scandalizziamo per l’app Immuni?

 

Il mio telefonino, al pari del vostro, sa tutto di me. Mi conta i passi, mi indica i luoghi in cui sono stato, anzi me li fotografa. Sa se vado a piedi, se uso l’auto, se mi piacciono le osterie o frequento i ristoranti. Se vado in chiesa o in tribunale. Sa cosa acquisto, conosce ogni mio gusto e spesso mi consiglia, mi propone. Credo che il mio telefonino sappia molto meglio lui di me. E poi cosa scrivo, con chi converso. E stabilisce lui le regole. Facebook per esempio, mi giudica. Ed è insindacabile. Se si accorge che sgarro, nel senso che scrivo cose non di suo gusto, mi blocca. Io so che anche il mio elettrocardiogramma, le analisi del sangue, Psa, radiografie, sono mie fino a un certo punto.

Il mio telefonino sa se sono ateo, se ho malattie, se faccio una vita da balordo, se compro whisky oppure santini. Sa, sorveglia, e quando può sceglie e propone, lui per me. Il dovere e anche il piacere.

Essendo il mio telefonino come il vostro, e il mio computer uguale al vostro, anche voi come me siete accompagnati dal mattino alla sera dal vostro amico di fiducia e supervisore tecnologico.

Se è vero tutto quel che ho appena scritto, chiedo: qual è il motivo che ci fa scandalizzare tanto di Immuni, la app di Stato che dovrebbe tracciare i nostri spostamenti nella fase due del Covid?

Da:ilfattoquotidiano.it

Coronavirus: il decreto del sindaco notificato a Gesù

 

Esaurita la fiducia nella forza delle leggi e nelle azioni pubbliche, il sindaco di Barrafranca professor Fabio Arnaldo Ettore Ricciardi (si firma con i tre nomi di battesimo ndr), comune siciliano angosciato per via del misterioso e letale virus, affida i suoi concittadini direttamente al Crocifisso.

A Cristo in croce, come da nota comunale del venerdì santo, il pubblico ufficiale chiede una particolare tutela. E dunque bambini e donne, anziani e giovani, imprese e famiglie, a cui il sindaco non riesce a garantire la liberazione dal Covid ed evidentemente non ritiene che la scienza e lo Stato siano capaci di risposte concrete, vengono affidati a Lui.

È questo – a ben vedere – il primo atto animista e spiritualista di un politico che, è bene dirlo, sembra recepire la suggestione ultra terrena del leader della Lega. Come ricorderete Matteo Salvini affida (ma senza decreto) alla Madonna le sorti sue proprie e del Paese.

Questo sindaco siciliano chiede al figlio di Maria di risolvere gli affari che per quanto correnti sono davvero straordinari.

Da : ilfattoquotidiano.it