Tutto si può dire tranne che il governo sia silenzioso. Parla, parla, parla. Spesso straparla. Ma nel vocabolario di questo nuovo tempo mancano parole che ti aspetteresti e invece sono presenti quelle che non vorresti mai sentire. Mi sarei aspettato che di fronte alla fucilata che ha sepolto Sacko Soumayla, immigrato regolare e sindacalista dei suo compagni di sventura, braccianti agricolisfruttati e spesso clandestini, tenuti sotto la sferza da imprenditori italiani schiavisti, il ministro del Lavoro che dichiara giustamente di battersi per la dignità di ciascun cittadino, avesse immediatamente preso la parola. Si fosse fiondato in Calabria per confortare gli sfruttati e decidere misure urgenti contro gli sfruttatori. Quel ministro è Luigi Di Maio, il capo politico dei Cinquestelle, la prima forza di governo.

Le parole che sono mancate in onore della morte di Sacko per mano violenta sono state compensate, in una tragica contemporaneità, da quelle del ministro dell’Interno Matteo Salvini che annunciava la fine della “pacchia” per i clandestini.

La pacchia, già.

da: ilfattoquotidiano.it

PIETRANGELO BUTTAFUOCO E ANTONELLO CAPORALE inviati a Vicenza

Di questa terra bianca come il suo baccalà appena spugnato, resta la tradizione: il voto passa per una quota significativa ancora tra le sagrestie, tra chiese e conventi. E il personaggio politico più potente di Vicenza è Achille Variati, sindaco uscente, già presidente della Provincia, parlamentare e, soprattutto, devoto di Mariano Rumor. Lui, il democristiano del dopoguerra, resta il simbolo di una politica con la croce al petto e la “musina” in camera da letto. La musina, cioè il salvadanaio dove mettere gli schei, i soldi, tanti soldi perché la ricchezza che conta la città e la sua provincia non ha eguali in Italia.

Vicenza è Palladio ma domenica prossima più che l’architettura che la rende così lucente e viva, sarà l’onda leghista a stabilire se anche questo piccolo spicchio di centrosinistra in terra veneta verrà assoggettato al dominio di Alberto da Giussano.

I FATTI, se fossero solo questi a dare un senso alla scheda da votare nell’urna, porterebbero a ritenere che l’amministrazione uscente, guidata da Variati, non ha demeritato. Ha anzi offerto a Vicenza, da sempre ossessionata più dal lavoro che dalle sue bellezze, una opzione in più: l’arte, la cultura, il turismo. “La Basilica del Palladio conta i suoi visitatori in milioni, è una realtà oramai prestigiosa sulla scena turistica nazionale. Abbiamo investito tanti soldi per vederla nella sua smagliante beltà e possiamo dire che ce l’abbiamo fatta. Diamo lavoro a 30 persone e i conti sono in attivo: quest’anno chiudiamo con 60mila euro di profitto. La scommessa è vinta”, dice Variati. La scommessa sarebbe vinta se tutti i 110mila residenti abitassero al centro, se la periferia, dalla monotonia delle sue forme grigie di conosciuta bruttezza, non avesse la solita paura. Leggi tutto

Primo giorno da ministro e primo comizio in piazza. Scortato da una pletora di poliziotti e da un corteo di auto blu Matteo Salvini riprende il filo mai interrotto della propaganda: “Per i clandestini è finita la pacchia”. Rende felice Vicenza, che tra una settimana deve andare a votare, e concludente il suo operato spesso intermezzo di parole e proclami. Quello di ieri: “Nessuno deve più permettersi di alzare una mano contro gli uomini delle forze dell’ordine”. Applausi, naturalmente. Ma anche – benché sottintesa – la totale, indefinita e incondizionata fiducia nei tutori della legge (la Lega si è opposta all’introduzione del reato di tortura nel codice), e la garanzia assoluta di una difesa preventiva rispetto alla singola valutazione dei fatti.

E cosa dire delle Ong declassate alla condizione di “vice scafisti”, arruolate tutte nell’esercito dei mercenari che scaricano corpi per fare affari? Non gli sarà più permesso di attraccare impunemente nei porti italiani, ha annunciato. Oggi il ministro sarà a Pozzallo, in Sicilia, a verificare e sicuramente giudicare la presenza degli immigrati nel centro di identificazione. Altre parole timbreranno la sua visita e altre polemiche che in questo caso già anticipano il suo arrivo. Sempre ieri infatti è comparso un video, chissà quando pubblicato, in cui Salvini definiva il sindaco di Riace, autore di un piano di accoglienza ritenuto all’avanguardia (ma i cui costi sono sotto il giudizio della Corte dei Conti), “uno zero assoluto”. D’altro canto il leader leghista coniuga felicemente, e ancora ieri l’ha ripetuto a Vicenza, le funzioni di segretario politico e quelle di ministro dell’Interno. È perfino banale ipotizzare che il suo tempo lo dedicherà alle piazze più che ai dossier del Viminale. Sarà un Salvini al giorno e nessuno potrà dirsene sorpreso.

da: Il Fatto Quotidiano, 3 giugno 2018

Le parole possono essere pietre o carezze. Questo è il tempo delle pietre, quindi le parole si dicono, anzi si scagliano, con il timbro dell’irresponsabilità: di chi non sente su di sé il peso delle parole che pronuncia. Quando se ne fa abuso la forza dello sfregio si riduce, perde valore e consistenza. Infatti Luigi di Maio ha potuto chiedere la messa in stato di accusa del presidente della Repubblicae poi revocarla senza aver cura di riflettere sull’enormità di quanto detto e chiesto. Matteo Salvini usa, almeno fino a ieri è stato così, le parole come lame e anzi ne fa mostra e abuso quotidiano.

Ma la guerra di parole, le pietre scagliate dai due leader che oggi sono ministri, fanno il paio con le altre, ugualmente cruente e ugualmente pericolose che paventano il processo di fascistizzazione della società, la barbarie incombente, l’arretramento di diritti che credevamo messi al sicuro.

Verrebbe da domandare a coloro che ci avvertono dei rischi perché, se la loro è una convinzione così tanto assoluta, hanno fatto di tutto perché i barbari, i fascisti, i razzisti andassero al governo. Perché li hanno accompagnati, col favore di grandi sacchetti di pop corn, alla prova del governo. Perché hanno agevolato, provocandosi una crisi isterica quando è parso che fossero chiamati a fare la propria parte, la barbarie.

Se i barbari sono oggi al potere, all’opposizione ci sono truppe non meno pericolose perché ugualmente irresponsabili. Ma possiamo mai dire che l’Italia oggi sia solo questo? Possiamo mai pensare che non esista più luce, ragione, prudenza? Potremmo almeno sperare che qualcuno colga la propria responsabilità e si faccia da parte o almeno si imponga il silenzio?

da: ilfattoquotidiano.it

Sarà il governo dei sommersi. Per la prima volta in Italia i precari, i disoccupati, le tute blu, i piccoli imprenditori, i giovani, gli esclusi in genere, vedono il loro voto – che il 4 marzo è andato in due distinte direzioni – congiungersi e farsi maggioranza. E per la prima volta in Italia sono i salvati, la media e alta borghesia, e in genere coloro che non sono stati vittime della crisi economica e delle nuove povertà, ad andare all’opposizione. La novità, per certi aspetti clamorosa (diciamo pure scandalosa), è che la sinistra nelle sue varie tonalità di rosso (da Pd a Leu) rappresenta, insieme a Forza Italia, gli italiani scampati, i salvati, coloro che hanno perso le elezioni. L’enorme spostamento di classi sociali da una parte all’altra (gli iscritti operai alla Cgil hanno prevalentemente votato Cinquestelle o Lega) perfora i simboli del Novecento, la divisione del mondo e la stessa concezione della vita tra progressisti e conservatori. La vittoria dei sommersi sui salvati porta con sé un’altra conseguenza: vince la rabbia sulla ragione, la paura sulla logica, la voglia di cambiare tutto e a prescindere. E’ questo il più grande rischio a cui andiamo incontro: un governo potenzialmente vittima del suo stesso destino, stressato già all’atto di nascita, dalla necessità di cambiare, cambiare, cambiare. E magari nemmeno pensare.

da: ilfattoquotidiano.it

Mi è capitato un paziente immerso in una acuta crisi familiare seguita al divorzio. È riuscito a destinare una fetta del nostro colloquio alla situazione politica. Quello mi convince, quell’altro no…

Sul lettino del professor Luigi Zoja, psicanalista di fama mondiale, con ricche esperienze e studi in economia e sociologia, va in onda la tribuna politica.

Per uno psicanalista junghiano è il massimo possibile della fortuna. I problemi personali, le questioni identitarie irrisolte si affrontano anche guardando e parlando al mondo.

La crisi sta divenendo romanzo popolare con innesti da reality show. Il fatto terrorizza o coinvolge?

Può sconvolgere, può anche coinvolgere. Le dicevo che nel mio studio la vicenda è molto sentita.

È anche molto confusa. L’evoluzione della crisi sta assumendo caratteri parossistici. Prima la scena mutava una volta a settimana, poi una volta al giorno, adesso sono minuti. Ti distrai un attimo e qualcosa di nuovo è già successo.

A proposito, Cottarelli ha rinunciato?

Attualmente è in riserva. Avrebbe la lista dei ministri pronta.

Ha fatto il governo addirittura? Stamane pareva che tornasse a casa.

Per adesso non torna a casa né fa il governo.

Scusi, ho trascorso la giornata in studio e non ho avuto tempo di cogliere gli ultimi sviluppi.

Mutano le quotazioni come si fosse al cambio della moneta argentina. Leggi tutto

Qual è il plurale di Mattarella? Chi suggerisce, chi ricorda, chi verbalizza, chi controlla? E chi consiglia il presidente della Repubblica in questa crisi dai tratti fantastici, sorprendente, estrema e, diciamoci la verità, anche un po’ pazzerella (o dobbiamo dire matterella)?

Tutto il contrario del suo inquilino variamente definito: chi lo vede grigio, chi lo trova invisibile, chi schivo, chi incapace di un sorriso, chi dolente e creativo, e anche mite, fragile, e soprattutto pio. Insomma “un monaco”. Un uomo “in bianco e nero” usci to dagli anni 60. In verità il presidente conosce il potere e le sue regole e si fa suggerire il tanto che basta. Divide la sua folta squadra in due: i consiglieri tecnici, a cui si rivolge con il lei, e quelli politici, con i quali usa il confidenziale tu. Il terremoto politico del 4 marzo ha però finito per squassare antiche certezze cosicché, nell’interminabile liturgia della crisi, anche gli assistenti, i consiglieri, i suggeritori hanno preso strade nuove e anche tra loro distanti. Si dice che Ugo Zampetti, il segretario generale, iperpotente, iperfluente, una divinità nella burocrazia italiana essendo riuscito a governare la Camera dei deputati dai tempi di Violante fino a Boldrini, si sia convinto da subito che l’unica via d’uscita fosse il governo del presidente. Scialuppa di salvataggio costituzionale conosciuta ma di fortuna dubbia. L’ipotesi, prima avanzata, poi accantonata infine riesumata si è scontrata al principio con quella, più gradita al gruppo dei cosiddetti cattolici di sinistra (Garofani, Guerrini, Astori, Grasso) di agevolare un governo cinquestelle col Pd. Ma s’è visto com’è finita. Quando è giunta la Lega nella sala dei Corazzieri la situazione è precipitata. Luigi Di Maio ha detto: “Io non ce l’ho col presidente, ma con i suoi consiglieri”.

La crisi s’è perciò bollita al punto che anche il Quirinale è finito lesso, oltraggiato sui social, contestato in Parlamento. E Mattarella. l’uomo invisibile, è divenuto bersaglio fisso di una rabbia crescente, nei flutti di un’onda che monta e inquieta.

da: Il Fatto Quotidiano, 30 maggio 2018

Luigi Di Maio, il giovane capo politico dei Cinquestelle, moderato, equilibrato, sempre a modo, con la cravatta giusta e i pensieri giusti, né di sinistra né di destra, mostra i segni di una debolezza emotiva, una fragilità di carattere che fino al 4 marzo era imprevista. Nel tentativo goffo di restituire a Salvini il cerino acceso che il leader leghista gli ha lasciato tra le mani, ha appiccato l’incendio dell’impeachment al capo dello Stato. Una mossa nervosa, frettolosa ed estrema. Gli errori di gestione di Mattarella sono sotto gli occhi di tutti, ma la richiesta di metterlo sotto accusa per attentato alla Costituzione pareva fuori da ogni logica, prudenza e limite.

Se è stata ritirata un po’ di merito va a Roberto Fico, il presidente della Camera dipinto come leader dell’ala movimentata, battagliera e piazzaiola dei Cinquestelle. Ha curato gli interessi delle Istituzioni prima che del suo Movimento, col suo silenzio ha tenuto custodito il rapporto di comunicazione con il capo dello Stato e ha consigliato i suoi compagni di ridurre i decibel della protesta e ricucire invece di strappare.

La prova di galateo politico di Fico conferma che ciò che appare non è mai ciò che è.

da: ilfattoquotidiano.it

Il presidente della Repubblica Sergio Mattarella oggi dovrebbe fermarsi mezz’ora, sedersi in poltrona e vedere ciò che è riuscito ieri a Chris Froome al Giro d’Italia. Ha scalato le Alpiaffrontando le salite con una azione che gli esperti ritengono “fuori da ogni logica, persino violenta nell’uso del suo corpo” rendendo perciò possibile l’impossibile, lecito il vietato, vittorioso lo sforzo da sconfitto sicuro. Mattarella, se rivedesse l’epica e vittoriosa fuga lunga ottanta chilometri del ciclista britannico, rifletterebbe sul fatto che in questo governo-baillamme l’unico che ha le carte in regola è colui che sembra non averle: cioè Paolo Savona. L’unico prudente davvero è lui, che un giornalismo un po’ macchiettista considera improvvidamente ai confini dell’eversione. E, se proprio un rilievo va fatto, sarebbe quello di ricordare che l’aspirante ministro dell’Economia da mezzo secolo è immerso nella vasca da bagno dei poteri, forti e fortissimi, e sempre meravigliosamente a suo agio, illustre rappresentante di quell’establishment contro il quale è stato chiamato a dare martellate.

da: ilfattoquotidiano.it

Oggi misuriamo la distanza tra l’apparenza e la realtà. Grazie a due preziosi ritratti di Gianni Barbacetto e Marco Lillo comparsi oggi sul Fatto Quotidiano, conosciamo un po’ meglio alcuni dei papabili ministri. Uomini forti dei partiti che comporranno il nuovo governo.

Uno – Vincenzo Spadafora – è stato un fan (“sono un balduccino!”) di Angelo Balducci, quello della cricca degli appalti, condannato a quattro anni per associazione a delinquere.

L’altro, Giuseppe Bonomi, è mister Grandi Opere, un innamorato perso del cemento, persona di vastissimo potere e relazioni.

Indovinate chi è il grillino e chi il leghista.

da: ilfattoquotidiano.it