Il piccolo Rami e i suoi diritti trasformati in un premio

Se il diritto si trasforma in un premio, se il coraggio diviene un lasciapassare e magari la timidezza un guaio, accade ciò che sta accadendo a Rami. Rami, figlio di immigrati, avrà la cittadinanza italiana ad horas per via della scaltrezza, del coraggio, dell’altruismo, del sangue freddo dimostrato durante il drammatico sequestro dello scuolabus di Crema, alle porte di Milano. È il papà che ha avanzata la richiesta, e il Viminale prontamente accoglierà la petizione.

E se Rami, bravo ragazzo, bravo studente, nato in Italia, il Paese dove vivrà, fosse stato appena più timido?

Avrebbe atteso di divenire italiano, come attendono ingiustamente, anni, anni, e anni altri suoi compagni.

Quando il diritto è inquinato dal paternalismo, le regole sono piegate al dominio della morale e non alla disciplina terza di un codice che stabilisca per tutti, a pari condizioni, pari opportunità. Che è l’unica garanzia di ciascuno di obbedire alle regole a cui tutti sono sottoposti.

Invece che chiedersi se sia giusto o sbagliato continuare a negare a chi è nato nel nostro Paese e parla, forse anche meglio di noi, la nostra lingua, ha i nostri usi e costumi il diritto di accedere ai nostri diritti, si conferisce un premio al più coraggioso, come se la Costituzione fosse lo statuto dei boy scout, e si assoggetta il diritto al carattere del premiato.

Chiedo di nuovo: e se Rami fosse stato timido? O solo se non avesse potuto aiutare i suoi compagni? Se fosse stato lui ad uscire per ultimo dal bus, come quella ragazzina impietrita dal terrore che è stata spinta a forza e fatta scendere, il suo diritto a sentirsi cittadino italiano sarebbe venuto meno?

Attendiamo con ansia quale altra prova suppletiva di coraggio debbano superare i compagni di Rami che ancora sono sprovvisti di passaporto. Attraversare nudi un cerchio di fuoco? Sgominare con un colpo di karate una banda di ladri italiani intenta a svuotare il caveau di una gioielleria? Entrare nel Campidoglio e decimare con un abracadabra corrotti e corruttori?

Da: ilfattoquotidiano.it

“Manette a uno di noi mentre salviamo Matteo”

Il volto degli onesti – La giornata del paradosso 5Stelle: “E pure oggi ci siamo guadagnati la pagnotta”

“E anche oggi ci siamo guadagnati la pagnotta”. Nel terribile slargo del disincanto in cui oggi sono confinati i senatori grillini, il cortile a piano terra di Palazzo Madama, il pensiero di Michele Giarrusso, ufficiale laudatore di Matteo Salvini, è comunicato, con il piglio del professionista che emette fattura per il cliente, alla truppa pentastellata particolarmente affranta per le circostanze malefiche in cui il voto si è dovuto svolgere.

La pagnotta è salva, l’alleato e nemico Salvini esce dal processo nel quale il Tribunale dei ministri voleva ficcarlo per merito del Movimento che sul pennone ha issato la parola giustizia. E Giarrusso, che qualche settimana fa mimava le manette col gusto selvaggio del vendicatore seriale, oggi fa i conti con le manette ai polsi di un suo compagno d’avventura, e giunge in aula a liberare dalla giustizia ingiusta “convintamente” il ministro dell’Interno.

Anche la fantasia dovrebbe avere un limite alla propria energia propulsiva, ma invece no. I volti degli onesti, cioè i figli di Beppe Grillo, giungono nell’aula sporcati dalla disonestà domestica: le mazzette che uno di essi, e non l’ultimo della fila, avrebbe intascato. Sulle mazzette hanno costruito l’università della resistenza, contro le mazzette hanno conquistato il governo, dalle mazzette oggi rischiano di venire travolti. “Non è una bella giornata, non leggo serrate analisi, non ascolto riflessioni profonde. Tutto ciò che accade viene valutato con una quota singolare di approssimazione, che è compendio di ingenuità e ignoranza. Oggi siamo a un bivio, ma chi lo sa?”. Nicola Morra presiede la commissione Antimafia ed è dell’ala sinistra del Movimento, quella parte, sofferente e minoritaria, che avvertiva dei rischi: “Mi chiamavano signor Cassandra. Ma è facile prefigurare le disgrazie quando si affronta la realtà senza prima averla studiata, capita, digerita”. Morra è tra i pochi che affronta i cronisti. Gli altri, la folla plaudente e sgargiante che affollava il Transatlantico, è nebulizzata, oppure coperta dal linguaggio della trincea: “Tutto normale, dov’è il problema?”, domanda – stupìto dello stupore altrui – Primo Di Nicola, già giornalista arrembante, oggi senatore prudente.Continue reading

Marcello De Vito arrestato, suona la campana per Di Maio

Come fosse la sceneggiatura crudele di un film i grillini oggi al Senato votano con le manette ai polsi la liberazione di Matteo Salvini da qualunque processo giudiziario. Oggi, proprio oggi che sono chiamati a garantire all’alleato l’immunizzazione dai giudici, un loro compagno di avventura, un nome tra i più noti, il presidente del consiglio comunale di Roma Marcello De Vito, è arrestato per corruzione, il reato principe, nemico giurato un movimento politico nato proprio per liberare l’Italia dalle corruzioni, un movimento lievitato così tanto al grido di “onestà onestà” da divenire la prima forza politica del Paese. È spietata, e persino oltre l’immaginabile, questa legge del contrappasso, così teatrale nella sua dimensione pubblica, così enorme nella sua disposizione scenica. Conosciamo ora solo spezzoni dell’atto di accusa, che però bastano a rimettere Roma sul banco dell’eterna corrotta, della città irredimibile dai suoi vizi, e i Cinquestelle nel pieno di una crisi di nervi, di uno sbandamento così totale da prefigurare scenari ravvicinati di crisi che dalla Capitale raggiungeranno il governo. Forse suona la campana per Luigi Di Maio e il resto della truppa. Forse siamo all’ultimo giro di giostra.

da: ilfattoquotidiano.it

Infiltrati & infrattati: la transumanza dem verso la Lega lucana

Basilicata – Il 24 marzo le elezioni regionali: il crollo del potere dei Pittellas del Pd favorisce il candidato del centrodestra

Le vie della transumanza sono infinite e in Lucania, che si fa accarezzare dalla brezza dell’opportunismo e della clientela, il sentiero è divenuto largo come un vialone. E così chi era di qua, cioè nel centrosinistra a monopolio Pd, corre nel centrodestra, ora salvinizzato, fiutando l’occasionissima. Salvatore Adduce, il presidente della Fondazione Matera che gestisce il budget della capitale europea della Cultura, è titolato a illustrare la questione: “Per fregare me, al tempo in cui ero ricandidato dal Pd a fare il sindaco di Matera, si organizzò una congiura con tanto di notaio. Alcuni dei miei grandi elettori fecero cartello col compito dichiarato di fottermi, deviando i consensi verso il centrodestra. Ci riuscirono. Ora non c’è congiura, ma semplicemente il tradizionale salto della quaglia. Il centrodestra odora di vittoria (anche se invece dico che noi possiamo vincere) e loro si imbucano, si infrattano, si infiltrano”.

Infiltrati, infrattati e motorizzati di ogni risma e colore. Gli imprenditori anzitutto rotolano con nonchalance nel campo avverso. Il presidente uscente delle Coop Paolo Laguardia – grande elettore Pd – è l’ultimo acquisto. In genere si distingue nel trapasso tutta la falange che fino a ieri si era sistemata dietro Marcello e Gianni Pittella, fratelli di famiglia egemone, di pura fede renziana, oggi in ambasce per via dei guai giudiziari che hanno costretto Marcello, governatore uscente, a farsi parecchi mesi agli arresti domiciliari e, infine, a cedere a Carlo Trerotola, farmacista di Potenza, la guida della coalizione.

Il declassamento ha provocato il successivo smottamento. Avvistata la mala parata, ha dato forfait Nicola Benedetto, arrembante assessore regionale con Pittella, e oggi arrembante sostenitore del generale Vito Bardi, un brav’uomo pescato dai berlusconiani nella caserma, per cui l’unica cosa che il militare in congedo prevede per la Basilicata è una sequela di telecamere che sorveglino mari e monti, borghi e villaggi sperduti, e diano sicurezza anche dove l’insicurezza non sembra assai patìta.Continue reading

Suore stuprate dai preti, la direttrice di Donne Chiesa Mondo: “Sono loro le nuove schiave della Chiesa”

La direttrice di “Donne Chiesa Mondo”, il mensile dell’Osservatore Romano, ha affrontato lo scandalo delle religiose violentate

Nell’abisso della propria coscienza la Chiesa ritrova le suore abusate, quelle fatte abortire, afflitte, condotte a una vita di servitù più che di preghiera. È merito di Lucetta Scaraffia, la storica e giornalista che dirige Donne Chiesa Mondo, l’inserto mensile dell’Osservatore Romano, se questo tema, nella sua scabrosità, è divenuto questione pubblica, scandalo pubblico.

“Ne parla il mondo intero. La cosa che più mi colpisce è invece l’incredibile silenzio della stampa italiana, questa assoluta e assai singolare distrazione attorno a un fenomeno così enorme e destabilizzante”.

Le suore serve, in molti casi costrette a soddisfare l’appetito (anche fuori della tavola) dei maschi, sacerdoti o addirittura vescovi.

È la condizione femminile nella Chiesa ad essere drammaticamente il cuore del problema. Per decenni questa prostrazione psicologica e fisica era coperta e negata, avvolta nel silenzio compassionevole delle gerarchie se non dall’omertà.

La Chiesa è come irretita da uno scandalo permanente. Non riesce a trovare una via d’uscita a una situazione che la obbliga a fare i conti con la propria coscienza, il proprio codice, se posso dire, la propria reputazione sociale.

Papa Francesco ha fatto tantissimo. Ricordo il suo ultimo appello al popolo di Dio affinchè sorvegli e corregga, denunci e proponga. Un appello al popolo, ai laici, non solo al ceto dirigente, alla gerarchia, è già esso un fatto rivoluzionario. E infatti l’appello non è stato accolto benissimo da chi vede nei laici una intrusione, da chi patisce indebite interferenze.

La novità, lei l’ha scritto, è che finalmente le suore sono riuscite a far denuncia, a dare scandalo, se così possiamo dire.

Sì, il fatto nuovo è che gli abusi ora hanno la forza di un atto d’accusa, di testimonianze circostanziate che impongono alla Chiesa provvedimenti esemplari e una discussione franca, aperta, sostenibile.Continue reading

Alla Camera arriva Lucrezia Mantovani. La soddisfazione di papà Mario, pluri inquisito

Da ieri la Camera dei deputati ha una nuova inquilina: si chiama Lucrezia Mantovani, ha 32 anni, milanese ed è il nuovo acquisto di Giorgia Meloni. Subentra infatti a Guido Crosetto, appena dimessosi dall’incarico. Lucrezia è figlia di Mario Mantovani, già eurodeputato (due volte), già senatore (una volta) già assessore alla Sanità della Lombardia, già arrestato per corruzione, turbativa d’asta e concussione, già indagato anche da altre procure con accuse similari, già devoto di Silvio Berlusconi. Mantovani, che con la sanità ha affari in famiglia (costruisce residenze per anziani), e nella sanità ha conosciuto le vette in politica, ha salutato la nomina della figliola, che dovrebbe essere, secondo le cronache, attivista del movimento “Noi repubblicani per il Popolo Sovrano”, con parole commosse e definitive: “Avete ridato l’onore alla mia famiglia e alla buona politica nonostante la cattiva giustizia”. What else?

da: ilfattoquotidiano.it

La moglie bruciata, il marito braccato, e quell’aiutino dalla malavita

Qualche giorno fa un uomo, agli arresti domiciliari, raggiunge la sua ex compagna a Reggio Calabria e per vendicarsi del fatto che lei, non sopportando più le violenze, l’ha lasciato, le dà fuoco davanti alla scuola in cui studiano i loro figli. Quell’uomo è statoprontamente arrestato mentre mangiava la pizza, seduto tranquillamente al tavolo. Si è saputo che non si era mai allontanato dalla città. La polizia ha illustrato con soddisfazione le tecniche di ricerca: pedinamenti, appostamenti nonché performanti “pressioni sul territorio” che evidentemente hanno subito fruttato. Tutte le polizie del mondo hanno informatori sul campo, diciamo così. In questo caso esponiamo un cattivo pensiero: non è che la malavita presidi così capillarmente il territorio al punto da valutare anche quando sia il caso – in presenza di un reato particolarmente odioso – di dare un “aiutino” alle forze dell’ordine per fargli fare bella figura?

da: ilfattoquotidiano.it

Primarie, ora Zingaretti faccia scoprire al Pd cosa vuol dire sinistra

Il numero dei votanti e il nome del vincitore costringe il Pd a fare i conti con il suo doppio volto, che è anche la doppia verità che deve affrontare. Nicola Zingaretti è stato chiamato a chiudere definitivamente l’età renziana. Non lo attesta soltanto il numero dei partecipanti alle primarie, oltre ogni aspettativa, ma la percentuale dei voti con cui la base si è espressa a suo favore.

Eppure il nuovo segretario si troverà a gestire una linea politica in dissenso con i gruppi parlamentari, totalmente figli delle scelte del leader oggi rinnegato. Ma prima ancora dovrà esercitarsi alla lavagna, tenere corsi serali di aggiornamento professionale, diciamo così: dovrà infatti far scoprire al suo partito la parola sinistra e dare a questa parola il senso che merita, recuperarla dalla soffitta, dov’è stata riposta, e restituirle la reputazione che ha perduto, difenderla dal dileggio che ha subìto.

Se la destra è così forte in questo mondo è perché la sinistra è evaporata, si è alzata in cielo e si è fatta nuvola. Non a caso pure nel Pd conta oggi parecchi autorevoli nemici.

Zingaretti non dovrà quindi solo dire qualcosa di sinistra, ma, dopo aver spiegato bene come essa si debba tradurre nelle scelte quotidiane, anche fare qualcosa di sinistra.

Serve gente capace e, se non irrita troppo, persino onesta.

da: ilfattoquotidiano.it

La strage dei buoni

Ieri un incidente aereo in Etiopia sono morti, tra gli altri, otto italiani e di essi sette impegnati in attività di cooperazione e assistenza, economica e culturale. Hanno già detto e scritto: è stata la strage dei buoni, perché quel volo era diretto a Nairobi dov’è in programma la conferenza internazionale dell’Unesco.

Diciamo sempre che i buoni sono di più dei cattivi, gli onesti più dei ladri, i generosi più degli avari, i competenti più degli ignavi.

Dovremmo applicare all’umanità il dispositivo del quantitative easing della Bce, inventare una formula per infiltrare i migliori e alleggerire il peso nella società dei peggiori, far prevalere i competenti tra i potenti, e i generosi sugli avari.

Dovremmo trovare un modo per dare una risposta all’assillo primordiale: perché, se i buoni sono in maggioranza, nel mondo la maggioranza degli umani, e dunque dei buoni, vive in povertà, milioni e milioni di persone subiscono la guerra, e tantissimi altri la fame, o l’ingiustizia o l’emarginazione. Per quale diavolo di motivo la bontà deve condurci all’inferno?

da: ilfattoquotidiano.it

“No, non ci sarà la crisi: Matteo deve mangiarsi B. e cambiare la Lega”

Roberto Maroni – L’ex ministro leghista rivela la strategia del Capitano per un “progetto sovranista”

“Matteo Salvini è molto più bravo di me, su questo non ci sono dubbi”.

In molti lo pensano, non soltanto Bobo Maroni.

Ed essendo molto più bravo realizzerà il sogno di Umberto Bossi: tenere a battesimo il partito egemone che copra e inglobi tutta l’area di centrodestra. Lui sarà lo speaker dei sovranisti italiani e quella cosa lì nascerà a maggio.

Quindi figuriamoci se pensa alla crisi di governo.

Per tornare da Silvio Berlusconi?

Dalla padella alla brace.

Finché c’è Silvio ed esiste Forza Italia lui starà alla larga. Figurarsi se si inguaia la vita mettendosi a fare accordi e a negoziare seggi col centrodestra. Con Salvini non esiste più né il centro né la destra. Soltanto, come detto, un’area sovranista che raccolga (in ordine sparso) la moltitudine. E proprio domani ne avremo una conferma.

Domani?

Il Consiglio federale della Lega, a quel che so, deciderà il commissariamento di tutte le sue strutture federali del partito. Bisogna preparare la rivoluzione, bisognerà cambiare da cima a fondo.

Cambieranno anche il nome?

Non mi stupirei di vedere sulla scheda elettorale per le Europee un nome nuovo, anche se non mi sembra per il momento attuale la questione. Salvini ha comunque già cambiato i colori, da verde a blu senza tumulti di piazza.Continue reading