CARLO TECCE

Hanno protestato. Anche con le cattive maniere: botte alla polizia, barricate, cortei feroci. Lotta. In mille e seicento non potevano fare di più. Savignano Irpino si è arreso, dicono per «senso civico», ospiterà l’immondizia della provincia di Avellino e non solo: 500 tonnellate al giorno, il doppio dei rifiuti prodotti in Irpinia. Contrada Pustarza sarà una discarica modello. I cittadini sembrano fidarsi: in cambio avranno 5 milioni di euro e non pagheranno le tasse Tarsu e Irpef.
Savignano e la monnezza convivono da anni, tanto per dimostrare che l’immondizia sta bene in un posto solo, sempre lo stesso, mica in territori illibati e capienti. A Savignano la monnezza stava a destra (contrada Ischia) e a sinistra (Difesa Grande, Ariano Irpino), allora per disperazione nel 2006 hanno provato con un referendum per l’annessione alla provincia di Foggia.Non era un capriccio: il confine con la Puglia dista dodici chilometri, mezz’ora per Foggia, più del doppio per Avellino. E poi sino al 1963 il paese si chiamava Savignano di Puglia. Risultati: 550 sì a Foggia, 48,40% di votanti, per una ventina di persone non è stato raggiunto il quorum. Savignano resta d’Irpinia e per un po’ vive senza monnezza. Fin quando il governo Prodi firma un decreto e individua (ancora) in Savignano il sito perfetto per lo smaltimento dei rifiuti avellinesi: passano Bertolaso e Di Gennaro, ritornano Bertolaso e Berlusconi. E contrada Pustarza riapre. Maledetto quorum.

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