elezioni, la Sicilia nonostante Grillo:“Nessun riscatto”

IVAN LO BELLO: “CI SARÀ UNA MAREA DI VOTI DI PROTESTA, MA NON SPOSTERÀ GLI EQUILIBRI”
I siciliani dondolano sull’orlod ell’abisso mirandolo dall’alto, come giapponesi curiosi che fotografano le rovine di Pompei. È la prima campagna elettorale che si gioca senza“piccioli” in campo, senza soldi da spartirsi, da far scivolare nelle tasche, da disperdere al vento delle promesse. I piccioli sono finiti purtroppo. Non che siano sparite le clientele sull’isola che anzi certamente viaggiano secondo le consuetudini, ma si è inceppato il sistema, rotta la pratica divina dei finanziamenti a fondo perduto, dei corsi fantasma di formazione professionale, il centro di gravità del minimo reddito garantito, l’universo virtuoso dei nullafacenti di professione. La cesta dei soldi è svuotata e gli effetti sono già clamorosi. Undici sindaci del ragusano occupano l’assessorato agli enti locali, i dipendenti dei comuni di Modica, Ispica e Comiso da due mesi non ricevono gli stipendi, a Gela nessun politico, tranne BeppeGrillo, ha potuto tenere comizi. Presi a pernacchie, colpiti dai vaffanculo, dalle urla, dai fischi, tutti hanno dovuto arrendersi a quella che è stata battezzata la piazza della contestazione.


FUOCHI di rivolta, moti di popolo sparsi, ma non così tenaci da far prefigurare l’abisso. “Speravo in un collasso collettivo, nella fine di questo mondo politico. Azzerare tutto e sperare nella palingenesi. Non mi sembra che ci siamo. Per parte mia scelgo il voto di protesta, scelgo Grillo. L’unica rottura possibile”. Sull’arte di annacarsi (cullarsi nel dondolio perenne) Alajmo ha scritto un libro teorizzando il dondolo come carattere fondante dell’immobilismo siciliano: “Fare il minimo movimento col massimo spostamento. Un passo avanti e uno dietro. Uno di lato e l’altro dal lato opposto. Fingere l’andatura,scegliere il perenne surplace”. Oggi a Palermo piove e sembra autunno. Il traffico scorre dentro la tradizionale tappezzeria elettorale: il pizzetto di Nello Musumeci,candidato del centrodestra,l’arancione di Micciché, disturbatore ufficiale del Pdl, l’abito scuro di Crocetta, il candidato del Pd e dell’Udc. Nomi nuovi? Ecco il punto: ogni cosa scorre come al solito, e questi volti che hanno accumulato punti al servizio pluridecennale della poltrona, sorridono al mondo. Perché sorridono? Il taxista non lo sa: “Succede sempre così” dice mentre imbocca la strada dello Zen. Siamo diretti all’istituto comprensivo Falcone, nella periferia più lurida e più ostile: lo Zen 2. Il tassista non c’è mai stato, la scuola è un’isola che si raggiunge accostando una fila di auto bruciate, non c’è un’insegna, solo immondizia ai lati degli incroci. “Perché dovrebbero esserci le indicazioni stradali, scusi? Questo posto non è da visitare, tutto si tiene”, mi dice accogliendomi il preside della scuola, un istituto che prende i piccoli alla materna e li conduce, quando ci riesce, al diploma di scuola media. Un eroe è Domenico Di Fatta per il solo fatto di resistere qui, in questa scuola che ha le sbarre alle finestre, come un carcere.“Sa, abbiamo parecchi ragazzi difficili il cui unico scopo quotidiano era di impedire ai compagni di studiare. Buttavano gli zaini in giardino, tiravano ogni cosa. Abbiamo dovuto difendere chi è figlio di questo quartiere e non ha perso la voglia di studiare”. Zen, per i ragazzi della scuola, significa “Zona con eroina nascosta”. “Hanno scritto così quando abbiamo dato loro un tema libero, e così infatti è. Eroina da tutte le parti, nessun modello di emulazione positiva. Eppure vede i muri? Pulitissimi. Sono stati anche i ragazzi a pitturarli e sono sempre loro che li preservano. Cosa posso votare io, come posso votare? Vado al seggio e scelgo la protesta”. Grillo ha riempito ogni piazza, da Alcamo a Corleone, da Messina ad Acireale. Raccoglierà consensi importanti perché coagula fasce differenti di scontento e modula attraverso la sua voce oramai arrochita e quasi spenta dalle decine di
apparizioni, le speranze più diverse. Buoni e cattivi, volontari e sfaccendati, ragazzi in gamba ed altri più assonnati si rivolgono a lui:ognuno ha la sua speranza e ognuno la sua personale vendetta da realizzare nell’urna elettorale.


SARÀ GRILLO l’acchiappavoti? Le percentuali saranno significative ma non deborderanno verso cifre clamorose secondo Ivan Lo Bello che per anni ha presieduto la Confindustria siciliana. “Si formerà un magna astensionista, una marea di voti bianchi che segneranno la disillusione, l’insoddisfazione, forse la protesta. Ma non sposteranno gli equilibri tradizionali che anzi rischiano di godere della forza d’inerzia. Si divideranno meno voti, ma quelli solo saranno i voti utili. Le parlo da amante rifiutato, oramai sono lontano da Palermo. E le dico che questa situazione non mi piace tantissimo. Non c’è un punto di svolta, non vedo cambi di stagione”. Ha lasciato Palermo anche il regista Daniele Ciprì. “È una città che ti svuota, ti annulla nei suoi riti vacui,nella dispersione delle energie. Sono convinto che i palermitani non si vogliano più bene. Si siano lasciati andare, come la mia Sicilia. I piccioli sono finiti per tutti, e mi sembra che pure la speranza non sia rimasta in tasca”.


da: Il Fatto Quotidiano, 25 ottobre 2012

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