Persino zio Gianni fa lacrimare le erinni di Forza Italia

L’IPOTESI DELLA NOMINA A SENATORE A VITA È VISTA COME UN SIGILLO SULLA STAGIONE DI B.
Le erinni son deste e allarmate. E anche i fucilieri della cinta più vicina ad Arcore pronti a premere il grilletto contro quel che letteralmente è l’uomo del decoro, della tradizione, della fedeltà, dell’equilibrio. Nell’incredibile sottosopra berlusconiano persino la voce plausibile della nomina di Gianni Letta a senatore a vita increspa l’orizzonte e divide i fedelissimi perché, sviluppando un poderoso effetto ottico, l’eventuale chiamata a padre della Patria invece che far sorridere produce lacrime, anziché rasserenare incupisce. Silvio è fuori gioco al punto che Giorgio Napolitano con la nomina di Letta, più che fare gli interessi del Cavaliere, che in questo momento avrebbe bisogno di ben altre parole e telefonate, indirizzerebbe sullo zio dell’attuale premier un falso segno di compensazione e riconoscenza. Sarebbe la prova della trappola. Continue reading

Nella piazza con Ferrara, mignottocrazia in movimento

ADUNATA DI BERLUSCONES PER DIFENDERE IL GRANDE CAPO FRANCESCA PASCALE: “GLI PIACCIONO LE BELLE DONNE, COME ME”
La mignottocrazia si è fatta movimento di resistenza e il berlusconismo ieri è declinato sotto casa di Cesare Previti, in piazza Farnese, in un compendio più teatrale, pittoresco, edonista e vagabondeggiante. Sul palco Giuliano Ferrara col rossetto e sotto Francesca Pascale (memorabile la sua interpretazione di O’ Calippo, esplosione canora estiva purtroppo limitata al litorale domiziano) in un arancio shocking a difendere la propria reputazione di innamorata vera e sincera di Silvio: “Io non mi sento puttana, e lei?”.Continue reading

Eversori di Governo: il PDL attacca i PM e si tiene il suo LETTA

NEL GIORNO DELLA SENTENZA, DAL PDL URLANO TUTTI CONTRO LA MAGISTRATURA. MA NESSUNO, NEMMENO DAL PD, METTE IN DUBBIO LA CONVIVENZA NELL’ESECUTIVO
Urla, parole gravi e ultimative, scene di disperazione democratica, eversione in atto. Come in una grande playstation, la politica gioca con gli effetti ottici, annuncia fulmini accecanti, disegna scenari di guerra, truppe in cammino, sconvolgimenti in arrivo. Una mitragliata di dichiarazioni del centrodestra si inseguono e si sostengono assecondando ogni tono. Il più sentimentale arriva da Angelino Alfano, il ministro dell’Interno in carica: invoca in Silvio Berlusconi che si è appena beccato l’interdizione perpetua dai pubblici uffici, il suo naturale e inestinguibile senso dello Stato. Lo invita a essere mite con i giudici, responsabile con l’Italia, compassionevole con i suoi elettori: “L’ho invitato a tenere duro, ad andare avanti nella difesa dei valori, degli ideali e dei programmi che milioni di italiani hanno votato”. Continue reading

Casini il moderato superlativo disciolto nelle larghe intese

PER IL SENATORE LA MITE PRESIDENZA DELLA COMMISSIONE ESTERI
Pier Ferdinando, Pierfurby o solo Pier. Nel nome modulare (lungo, tronco o sputtaneggiante) si sviluppa e completa la storia del più grande assaggiatore di poltrone che sia mai esistito in Italia. Casini, che oggi vive l’umiliazione di occupare solo due stanzette a Palazzo Madama che appartennero a Giulio Andreotti, e infatti le ha mostrate ai giornalisti – “mi sono state date perché ho rinunciato agli uffici di presidente della commissione Esteri” – con la disperazione di un appiedato sul raccordo anulare, è stato il mirabile esempio di come si viva nel potere anche senza la necessità di affogare nei voti. La virtù casiniana è stata, fino a quattro mesi fa, di sistemare la sua pancia, il suo sorriso e le sue mani nel centro di gravità permanente degli affari politici. Egli era appunto un equilibratore di apparati, connetteva forze opposte situando la sua parola nel mezzo di ogni trattativa, o discorso, o anche e solo lite. “Io c’entro” diceva con l’imponenza della chiarezza un suo pluridecorato slogan elettorale. Centrava sempre la poltrona giusta, anche senza avere nel sacco la mirabilia di consensi che pure, attraverso le sue parole, pareva che effettivamente possedesse. Erano effetti ottici, fuochi d’artificio, promesse vuote come zucche. Ma quando diceva “noi moderati” era superlativo. Faceva apparire il resto del mondo una banda di estremisti zoticoni, pieni di furori giacobini o di mollezze creole. Noi moderati, e zac! Lui si piazzava lì. Oppure piazzava i suoi. A chi vuoi dare il Tg1? Ma certo a un moderato! E un consigliere di Finmeccanica? A un moderato!Continue reading

“Io, incompreso”: il triste declino del Monti dimenticato

LO SFOGO: “NON AVETE CAPITO CHE I MIEI 3 MILIONI DI VOTI HANNO IMPEDITO LA DEGENERAZIONE”
È come se fosse cascata a terra la emme di Monti, patìto un’amputazione sia nella biografia che nella compagnia: da Merkel a Della Vedova, da Berlino a viale Poli, dall’Europa a questa stanzetta di Scelta civica, dove lo incontro in corridoio. Disponibile, sorridente, curioso dell’imprevisto.
A me poi stupì vederla apparire in tv col cagnolino in braccio, da lei non me lo sarei aspettato.
Me lo tirarono addosso, anch’io ne rimasi stupito” (la portavoce Betty Olivi: glielo tirarono!).
Come sia stato possibile che gli italiani l’abbiano così presto trasformata da migliore a peggiore è mistero glorioso.
Indovini il merito di chi è?
Certo che lo so: di Berlusconi.Continue reading

Pure la circolare diventa abusiva

DAL MINISTERO DI PASSERA INVITO ALLA “PRUDENZA” NELL’ESEGUIRE LE DEMOLIZIONI. ERA UN FALSO
C’è il tocco di una mano esperta e sapiente. La collusione evidente di funzionari infedeli, la prova certa che il timbro del ministero è stato utilizzato per frodare non soltanto una legge, ma condurre in porto un disegno eversivo. È il segno che anche l’impossibile è stato raggiunto: pezzi importanti di un ceto politico e/o lobbistico, non riuscendo a soddisfare le richieste illegali, si sono affidati ai falsari, che evidentemente hanno dimora nel cuore dello Stato, per raggiungere il risultato. Se non si possono cambiare gli effetti di una legge, se ne trafuga il timbro, trasformando così la verità in falsità, raccogliendo il presunto consenso attraverso forme finora conosciute solo alla criminalità comune. E la vergogna è giunta al livello massimo, documentato da una circolare della Direzione generale per le politiche abitative del ministero delle Infrastrutture che ha dovuto inoltrare a un gruppo di sindaci un “avviso di falsificazione in atti” disconoscendo una sua nota (“falsificata nel contenuto, nel protocollo e recante modalità di firma non esistenti presso la Direzione”) e diffidandoli dal darne corso.Continue reading

Le fatiche inutili nel “solarium” di Montecitorio

LE DECISIONI SI PRENDONO ALTROVE E LE LEGGI, SENZA SOLDI, NON RIESCONO AD ARRIVARE IN AULA
Il sole si è fatto attendere, ma adesso è insuperabile, inebriante. “Baciami sole” dice Laura Ravetto, cogliendo il raggio più intenso tra quelli che raggiungono il cortile di Montecitorio. Si abbronza e fa bene perché oggi, sono le 15 di giovedì, null’altro sembra urgente, ogni incombenza è stata adempiuta, l’aula è vuota, il corridoio deserto e la vita sembra non avere ulteriori obblighi che una seduta abbronzante. Tonifica il corpo e rende un poco più felici. Il sole è l’unico antibiotico alla democrazia malata. “Il governo non fa provvedimenti perché ogni decisione ha bisogno di denari”, commenta Ravetto, figura di ipercinetismo televisivo, pronta nei giudizi e anche nelle cure di cui avrebbe bisogno il Paese. C’è però che non la mettono alla prova, non chiedono a lei, che è del Pdl, e ai tanti altri legislatori, un parere, un consiglio, foss’anche solo un cenno della testa. Tu che ne pensi?Continue reading

Un marziano a Roma “Voglio vedervi sorridere”

LA METROPOLI DELLA DISILLUSIONE MODERA GLI ENTUSIASMI, MA SCEGLIE IL CHIRURGO. NONOSTANTE TUTTO
Daje e daje Ignazio Marino è sindaco. Nonostante il Pd, le larghe intese, i costruttori romani, nonostante la Chiesa, nonostante Alemanno. È sindaco, nonostante tutto. Sorride come un bambino, un perfetto marziano atterrato a Roma per rinsavirla, anzi per farla sorridere. “Voglio vedere gente che sorride per strada”, dice. Sorridiamo tutti e sorride anche un consigliere municipale rieletto con i capelli anneriti da una tintura troppo decisa. Sorride ma è perplesso. Come sarà questo Ignazio? Se lo chiedono tutti, e principalmente Goffredo Bettini venuto al tempio di Adriano per benedire il suo candidato. Speriamo bene. Il clima è da festicciola riparata, il sindaco sembra un prodotto geneticamente modificato. Lo chiamò Massimo D’Alema in Italia, faceva il chirurgo dei trapianti a Filadelfia, una casistica eccellente (650 casi) e una prova ardimentosa di fede nella scienza con i primi due xenotrapianti della storia, da babbuino a uomo. Regalò settanta giorni di vita ulteriore a un giovane americano praticamente morto, e ventisei giornate a un secondo cittadino. Anche il suo partito avrebbe bisogno di uno xenotrapianto: un po’ di passione al posto di un po’ di tessere. “Vedo tanta gente delusa, e a quella che vogliamo rivolgerci”. Marino è contento se lo chiami professore, ci tiene alla forma e lo fa vedere. D’altronde ci può stare: non millanta nulla. È pignolo e si vede. I suoi collaboratori, con vistosi ecchimosi da contatto, sono sfiniti ma felici.Continue reading

“Nel cibo c’è il destino della democrazia”

Si possono illustrare le ingiustizie del mondo, denunciarne le violenze e anche valutare i crimini del capitalismo partendo da una caciotta. Carlin Petrini è – tra i pensatori del nostro tempo – colui che con più convinzione ha collegato la terra allo scheletro umano, la vita delle sementi alla nostra intelligenza o alla nostra devianza. Ha cioè connesso ciò che mangiamo, e come lo mangiano, con quel che siamo, che pensiamo. E se moriamo di fame, se migliaia di umani muoiono per fame, malgrado cinque miliardi di tonnellate di cibo finiscano ogni anno tra i rifiuti, consumando con le discariche altra terra, è il frutto di una scelta consapevolmente assassina.
Carlin, la caciotta è l’emblema di quanto siamo ignavi, votati al fallimento, alla disperazione.Continue reading

Peggio di Alemanno non c’è nessuno

Si può essere scettici perché questi tempi giustificano il timore che ci si imbatta di nuovo in una promessa farlocca, nel classico dico e non faccio. Si può dunque dubitare, e anche legittimamente, delle promesse di Ignazio Marino di cambiare il volto dell’amministrazione capitolina, una macchina gigante di produzione del consenso e dello spreco, parentopoli perenne in cui legami familiari e correntizi sporcano ogni iniziativa. Non si può però fare confusione tra lui e Gianni Alemanno. Si prenda la biografia di ciascuno, il senso dell’etica e persino il livello degli infortuni occorsi per avere sotto gli occhi la distanza siderale che separa il primo dal secondo. La giunta Alemanno ha mostrato un tale ragguardevole score di insuccessi e di immoralità da restare senza fiato. Continue reading