Gaetano Quagliariello fa il senatore della Repubblica per 3.342 euro netti mensili. Invece Emma Bonino, che è pensionata, ne mette in tasca 7.764. Giampiero D’Alia fa il deputato per 4.673 euro. A Enrico Letta va un po’meglio: 5.884 euro. Abbiamo ricavato queste cifre prendendo in esame la dichiarazione dei redditi di ciascuno, l’imponibile Irpef 2012. Sottratte le imposte e i contributi, e diviso per 12 mensilità (le indennità parlamentari non prevedono tredicesima), il netto mensile conduce a queste cifre miserabili. Spacciare una sostanziale bugia per formale verità è il tratto caratteristico del furbo. Ma la furbizia è una devianza dell’intelligenza, non una virtù. Un distillato monumentale di ipocrisia e reticenza è infatti contenuto in quelle dichiarazioni. Ciascuno, tranne casi isolati, ha risolto la più grande delle questioni che deturpano l’immagine della classe politica offrendo il minimo sindacale. Leggi tutto

STOPPA LE CRITICHE DEI M5S. POI RITRATTA: NON VOLEVO CENSURARE
Se Allah è grande, e nessuno si sogna di discutere qui della questione, anche il presidente della Repubblica italiana deve godere di una propria personale carica trascendente, uno spazio anche extracorporeo in modo che si affermi l’energia di guida che in certi momenti si fa spirituale. É sulla teoria dell’implicito, della prevalenza politica del non detto rispetto al dichiarato, che ieri Piero Grasso ha invitato il senatore Nicola Morra a non citare invano il nome di Giorgio Napolitano. “Non si può citare”, ha detto Grasso con voce rassicurante e persuasiva. Morra, abituato alla batteria di parole che i cinquestelle quotidianamente fanno esplodere per rimarcare la loro diversità, non ha compreso, o così è parso. E dunque al presidente del Senato è toccato riprendere il filo logico del pensiero ascendente e rammentare la evidente proibizione costituzionale: “Non è consentito citarlo senatore, la prego”. Leggi tutto

NON HA I NUMERI PER INCIDERE IN PARLAMENTO E ANCHE I SUOI SI SENTONO ABBANDONATI. LUI: “NON MOLLO”
Corre, sorride, abbraccia. Spiega mentre pensa, decide mentre parla da virtuoso del pensiero mobile, istantaneo, fulminante. Ieri Matteo Renzi, mister Improvvisatore, era irrintracciabile al telefonino e i suoi senatori, costretti a dire sì o no alla difesa di Angelino Alfano, si sono visti persi e come gattini ciechi hanno chinato la testa e accolto l’altolà di Guglielmo Epifani. Non sapevano cos’altro fare, e tutti insieme hanno convenuto che sarebbe stato meglio attendere l’apparizione del leader in tv. “Fossimo meglio organizzati, sbaraccheremmo il ceto dirigente del Pd in due giorni. Ma si va avanti un po’ così, senza un piano, un coordinamento, un pensiero condiviso. Si fa quel che dice Matteo se si riesce a sapere da lui cosa vuole. Altrimenti si procede come stasera, e le figuracce sono assicurate. Speriamo che Matteo in tv ci riscatti con un colpo di teatro. Lui li sa fare”. Così l’anonimo parlamentare (la cautela è principio costituente della politica). Leggi tutto

I CINQUE STELLE CONCLUDONO LA PROTESTA SEDUTI A TERRA IN PIAZZA MONTECITORIO
Oggi il Transatlantico è come i magazzini Zara all’ora di punta. Non c’è una poltrona vuota, una sigaretta spenta, un supplì nel vassoio, un telefonino in tasca. I deputati sono corsi nel Palazzo, ufficialmente per difendere la democrazia. Sembra una fiction di un regista mediorientale o di un virtuoso del cinema fantasy. Invece è vero e te ne accorgi da come trotta Renato Brunetta. L’ora è grave, chiama a raccolta maschi e femmine di ogni ordine e grado. C’è anche Gabriella Giammanco, sorretta da un tacco spaziale, con una bella mise chiara che segna l’innocenza della politica e la durezza del momento. Le parole sono pietre. “Mamma, metti a sessanta grandi la lavatrice, non di più che si scolorisce tutto”. È una figlia che parla, giovanissima, ancora poco nota ma in televisione arriverà presto. Grillina oppure della covata di Renzi. Non è in branco, dunque difficile inquadrarla. Chiedo il suo nome: “Un momento”, risponde. Ha ragione, non si interrompe così un colloquio, a novanta gradi solo i capi davvero sporchi. Leggi tutto

Aldo Busi ha schivato per un soffio una fine orribile: vincere lo Strega.
“Sarebbe stato uno scandalo. Per fortuna non ho avuto la disgrazia di vincerlo. Ho visto che usano gli scrittori come attaccapanni di un marchio. Gli danno una bottiglia in mano con del liquido giallo, dentro una specie di teca. Avrei lasciato cadere a terra la bottiglia che l’anno scorso Piperno si è portato alla bocca. Magari avrà bevuto a garganella”.
Chi ha vinto dice che lei è più bravo.
“Naturale, scontato. E cos’altro potrebbero dire? El especialista de Barcelona è un capolavoro, ha avuto almeno cento recensioni, è un libro fantastico. La vera pena è averlo lasciato nelle mani di un editore che stava per chiedere il concordato fallimentare. Io sono indignato per come abbiano trattato le dipendenze esterne all’editore questa opera d’ingegno. Non si trova in libreria, capisce?”.
Busi è intrattabile, incommentabile, ingestibile.
“Io? Io sono uno scrittore che suscita buonumore, oltre alla rabbia. Il mio nome attira i lettori. Leggi tutto

“Inizio con Parmenide”. Si migliora stando lontano dalla politica. Un bell’esempio di pulizia interiore, riflessione, apertura al mondo classico e recupero della memoria lo mostra Luca Barbareschi, forse ingiustamente e dolosamente chiamato in causa per traffico di fiction da Sergio De Gregorio, il maggior trasformista vivente. “Opinione da un lato, verità dall’altro”.
Il pensiero intramontabile del fondatore della scuola eleatica.
Canaglie, spargitori di merda, lordume.
Eravamo a Parmenide.
Voi giornalisti dovreste stare lontani dalle canaglie. Puntare alla verità dei fatti. Come è stato possibile che abbiate creduto a un uomo che ha venduto la sua anima, come egli dice, e accusa altri senza un perchè?
Il nome di Barbareschi dentro il mercato berlusconiano è parso plausibile. Perchè è successo?
Lo chiedo a lei.
Domandiamocelo insieme.
La politica mi ha ridotto alla fame. Sa a quanto ammontava la mia dichiarazione dei redditi prima di entrare in politica? Un milione e mezzo di euro. Sa dopo? Duecentomila euro. Leggi tutto