Come si può invitare al rispetto per la magistratura e nel contempo raccomandare di proseguire l’alleanza con il partito il cui leader è un pregiudicato? È questa la contraddizione in termini in cui il Presidente della Repubblica fa sprofondare il Partito democratico ingiungendogli di espandere i limiti e la legittimità del potere della rappresentanza politica. Non soltanto l’alleanza di governo deve restare immutabile ma, seguendo le parole del Quirinale, dovrà sviluppare un tracciato di riforma costituzionale, includendo per sovrammercato anche la riforma della giustizia, sulla scia del lavoro preparato dai saggi nominati dal Colle. Come dire che il piatto è bell’e pronto. Basta servirlo a tavola e saziare tutti gli appetiti. È qui che si fa palese il colpo di mano, la forzatura inammissibile al mandato popolare. Ed è su questo punto che il Partito democratico deve interrogarsi. Può proseguire il suo cammino come se nulla fosse accaduto? Può avanzare verso il cambio delle norme costituzionali senza osservare la minima prudenza democratica: in nome di chi? Con quale voto popolare? Leggi tutto