Roberto Formigoni (d’ora in avanti F) è il dc che Berlusconi sopporta di meno.
“Non credo. Ma si spargono piccole cattiverie perché ho la voce forte, l’animo del combattente, la voglia di fare, di dire, di contarmi.
Gianfranco Rotondi (d’ora in avanti R) è invece il dc a cui Berlusconi vuole un bene dell’anima.
“Mi riempie di belle parole. Gli regalo consigli disinteressati”.
È venuto il momento di fare le valigie.
(F): “D’ora in avanti batteremo palmo a palmo l’Italia, promuoveremo incontri con gli amici del Popolo delle libertà. Obiettivo minimo: puntare a stoppare le decisioni prese. Obiettivo massimo: raggiungere la maggioranza del Consiglio nazionale e sovvertire il quadro attuale”.
(R): “La traiettoria di Formigoni è chiara e già segnata. Vola colomba volaaaa. Poi in politica si fa un po’ di frù frù, ma tutto è già scritto.
Per le colombe è davvero un cattivo giorno. Leggi tutto

È LO SCONFITTO DI GIORNATA. IN UN POMERIGGIO IL CAIMANO GLI PORTA VIA TUTTO QUELLO CHE PUÒ. ERA VICEMINISTRO PDL, ORA LE DUE SEDIE TRABALLANO
Tutto resta com’è e come è sempre stato da quelle parti. Silvio Berlusconi proprietario terriero e Angelino Alfano semplice mezzadro. Il quid, questo benedetto quid che avrebbe dovuto trasformare Angelino da boyscout del berlusconismo in un novello De Gaulle, è stato un felice fraintendimento giornalistico che ha dato però vita alla più crudele delle suggestioni. Per tre settimane Alfano ha pensato di essere capo della delegazione al governo, capo del partito e plenipotenziario dalle Alpi alla Sicilia. Due giorni fa, addirittura, in visita guidata al Partito popolare europeo si è fatto salutare dalla Merkel nel ruolo che ha creduto di ricoprire. Leggi tutto

Se Matteo Renzi, come scrive nel suo programma, vuole “spalancare le porte del partito alla curiosità, alla passione”, perciò a militanti veri, senza altra pretesa che l’ascolto della propria idea, il giudizio su un loro pensiero, inizi a dare l’esempio e spalanchi, per farsi capire ancora meglio, pure le porte della sua corrente. Faccia leggere i nomi delle decine di nuovi supporters, e – curiosità per curiosità – inizi a spulciare i curricula di molte decine di essi. Prenderebbe posto forse lo stupore di vedere avviata in contemporanea la rottamazione dei vecchi vizi grazie all’aiuto dei portatori sani e indiscutibili del ciclo produttivo della poltrona arrotolata sotto al mento, teorici delle pratiche illustrate da De Gaulle: il potere non si conquista, si arraffa. Leggi tutto

Beppe Grillo usa il mercurocromo con il suo movimento. Lo disinfetta da ogni possibile contaminazione, lo pulisce dalle abrasioni e dalle passioni della politica svuotando periodicamente (come fosse una bacinella piena d’acqua) la sua rappresentanza parlamentare di ogni senso politico. Da deputati portavoce a cittadini portaordini. Da attuatori ed elaboratori di un programma comune a esecutori muti del disegno d’origine. Succede sempre, ed è successo anche ieri quando Grillo, leggendo forse i giornali, ha scoperto che i suoi senatori erano riusciti per la prima volta a imporre a tutta la politica di interrogarsi se la questione del secolo, il flusso dei migranti dal sud al nord del mondo, potesse essere gestita solo con il codice penale e un variegato bouquet di misure di pubblica sicurezza. Proponendo l’abrogazione del reato di immigrazione clandestina (l’emendamento approvato così statuisce) il Parlamento si sarebbe trovato nella necessità di indicare e promuovere misure alternative e sperabilmente più efficaci di quel colabrodo che oggi è la legislazione di emergenza. Grillo ha allora preso in mano il mercurocromo e disinfettato la ferita provocata dagli incapaci senatori: il tema non è nel nostro programma, non è stato discusso, dunque è fuori dal codice di comportamento dei 5Stelle. Perciò l’emendamento è nullo. La firma congiunta con Casaleggio al post ha alzato il livello di apprensione tra i parlamentari e indicato la strada, la via maestra. Cioè il dietro-front. Leggi tutto

Sigillate le bare dei morti, dovremo scoperchiare quelle dei vivi, degli immigrati detenuti nei centri di accoglienza temporanea. Dovremo domandarci come sia possibile farli vivere nelle condizioni disumane e appurare che la loro disperata esistenza viene mantenuta alla straordinaria spesa media quotidiana di 45 euro. Dovremo pur chiedere conto della congruità della cifra, incredibile rispetto allo standard conosciuto di decenza, di pulizia, di efficienza Per ognuno di questi poveracci, trattenuti (cioè reclusi), spesso al solo scopo di rispedirli nelle terre della morte da dove sono giunti, spendiamo – ci dice l’ultimo e più aggiornato dossier (Lampedusa non è un’isola) curato da Luigi Manconi e Stefano Anastasia – diecimila euro di media. Leggi tutto

L’ECATOMBE DEI DISPERATI PIOMBA SULLA FICTION DA LARGHE INTESE: E LA SPIAZZA
Roma è troppo lontana adesso da Lampedusa. Lo scandalo umano, i corpi mangiati dal mare, un mare divenuto monstrum, i figli lasciati annegare a decine e il dolore di chi li ha pescati, il pianto del sindaco dell’isola di sventura, hanno condotto la politica dal ridicolo di ieri alla realtà dolorosa e epica della morte degli ultimi, degli afflitti e dei diseredati. I protagonisti di quella che s’annuncia come la guerra dei Soprano dentro Forza Italia si sono trasformati in figurine mute, indistinte, inutili. Leggi tutto

GIORNATA PARADOSSALE ALLE CAMERE. BERLUSCONI PIROETTA E ALLA FINE DICE SÌ AL GOVERNO. IL GRUPPO SI FRANTUMA. BONDI SI IMMOLA
Quando Silvio ha capitolato, cioè quando è divenuto transfuga da se stesso, si è parato con le mani le parti basse, come quei difensori in barriera. Le ha tenute strette per i 109 secondi del suo intervento. Poi si è adagiato sulla poltrona in trance da sforzo. Tre senatori hanno cercato di rianimarlo con l’applauso. Non avevano intuito la magia: Berlusconi si era auto deberlusconizzato. Si è scorticato, stritolato, e infine impoltigliato nel tritacarne della fiducia mischiandosi agli altri, derubricandosi da leader a gregario, da Capo a suddito, da Caimano ad agnello. Il suo corpo è riuscito ad entrare, seppur sfigurato, nel sacco dei supporters di Letta il quale ha esclamato, abbastanza stordito dal fenomeno sovrannaturale: “Che grande”.
IN QUEL PRECISO istante, quando la politica è divenuta faccenda psichiatrica, anche Scilipoti, nobilissimo nel suo urlo belluino, stava ancora ripassando le fasi salienti del suo intervento patriottico: “Bisogna bastonare i traditori!”. Berlusconi aveva però riconsiderato per la quarta volta nel giro di quaranta minuti la condizione evolutiva della sua specie. Da oppositori a migranti della libertà; poi da migranti a responsabili del bene comune. Quindi (e dunque!) da sfiduciatori a sostenitori del governo dei mandanti del proprio assassinio: il duo Napolitano-Letta. “Cogli l’attimo”, aveva detto il giovane Enrico ma riferendosi ad Angelino. È stato frainteso. E gli effetti si sono visti. Un capogiro ha steso al suolo Brunetta. Aveva appena annunciato alla stampa nel modo che sa far lui, cioè da vipera attempata, la fucilazione dei ribelli: “Allora vi comunico che il gruppo, all’una-ni-mi-tà ha deciso”. A sua insaputa, ed è purtroppo la quinta volta in cinque giorni, il Capo gli ha fatto lo sgambetto. Fuori Brunetta e ko anche per Verdini. Ieri B. l’ha combinata così grossa, da irripetibile, epico, fantastico voltagabbana di sé stesso, che neanche le lacrime del duro Verdini lo hanno fermato: “Silvio, ti assicuro che così moriamo”. Morte sia! B. è andato incontro alla morte scegliendo in qualche modo la sobrietà. Tutto era così tanto teatrale, così dentro alla commedia dell’arte, che la sua maestosa capriola è stata illustrata da periodi brevi, frasi monche. Qualche sospiro e poi il collassamento. E sì che i dettagli facevano intuire l’evento finale: la Brambilla era uscita di casa con una vistosa smagliatura alla calza della gamba destra. Mai successo in vent’anni. Un effetto ottico orribile che induceva alla compassione e anche all’attenzione di quel che stava capitando perché i segnali di una rivoluzione in corso erano numerosi e assolutamente clamorosi. Beatrice Lorenzin, la ministra della Salute, bianca come un cencio, lacrimosa, inerte, svuotata di ogni considerazione di sé. Ha pianto (lacrime però più contente) Nunzia De Girolamo: “Ti sembra facile fare quello che stiamo facendo?”. Non era facile né scontato: i ribelli erano numerosi e Quagliariello, contatore dei fuggitivi, comunicava a Massimo Mauro: “Ecco le firme, sono 26 se non sbaglio”. Ventisei traditori? Ma Verdini a prima mattina si era fermato a otto, poi aggiungendo i calabresi a 16. Poi ha capito che i numeri lievitavano come il pane degli angeli: “Quelli del sud ci stanno tradendo”. Il sud, maledetti siciliani e calabresi e anche campani. I soliti. Schifani non voleva crederci: la sua isola era divenuta una zattera alla deriva e il conterraneo Alfano si stava impossessando della Trinacria e di tutta la penisola giungendo all’affronto finale: non rispondeva più alle telefonate di Berlusconi, la sua luce, il leader.
ECCO, QUANDO una storia finisce come ieri è finita, l’inquadra tura della disfatta doveva giungere sul volto di Sandro Bondi, il mistico del berlusconismo. Ieri è andato incontro alla sua vaporizzazione nella più assoluta inconsapevolezza. Gli era stato detto di pronunciare il discorso della battaglia. E lui l’ha fatto: “Fallirete, ricordateveneeee”. Leggi tutto

TRADITO ANCHE DAI SUOI, BERLUSCONI TIENE IL PUNTO SULLA LINEA ANTI-GOVERNO E ATTACCA ENRICO LETTA E NAPOLITANO: “SONO INAFFIDABILI”


L’inizio del romanzo nero, l’annuncio delle fiamme che divamperanno nel Palazzo, ha un’ora e una data certa. Sono le 20,20 di martedì, primo giorno d’ottobre, quando Enrico Letta respinge le dimissioni dei ministri ribelli. È il segnale che il “tradimento” si è consumato, il parricidio ha avuto compimento. È la prova che Angelino Alfano ha impugnato la spada contro Silvio Berlusconi. L’unto del Signore ora è un ex. Ridisceso in terra parla da uomo disperato ma ancora potentissimo: “Napolitano e Letta hanno permesso il mio assassinio politico”. Indica il movente e gli ideatori della strage forzista, li accusa di essere i mandanti della ribellione che si consuma con la mortificazione estrema di vedere il suo assistente personale, cucciolo fedele posto al comando del partito, trasferirsi armi e bagagli a palazzo Chigi. Leggi tutto

SALLUSTI AVVISA SUL “GIORNALE”: FARETE LA FINE DI FINI. ALFANO: “IL METODO BOFFO CON NOI NON FUNZIONERÀ”. POI S’AFFLOSCIA DI FRONTE AL CAPO E A TARDA SERA AZZARDA: GRUPPI AUTONOMI
Il quid ribelle sembra essersi afflosciato come un soufflè. Testimoni oculari descrivono Angelino Alfano non proprio giubilante ma “con un volto abbastanza rilassato, di chi ha ottenuto il suo e si dichiara sazio. No, non mi è parso guerrigliero”. Dunque siamo alla straordinaria repentina e per certi versi inattesa retromarcia di quel che solo ventiquattro ore fa appariva come la più cruenta delle prove di scacco al Re.
IL RE È SALDO e ha parlato in una stanza muta. Sul lastrico, letteralmente, solo Fabrizio Cicchitto che, alzando la mano per chiedere conto (“bisognerebbe aprire il dibattito”), si è sentito rispondere da Brunetta e Schifani: il dibattito no. Leggi tutto

Era l’unto del Signore. Oggi ha quattro ministri in fuga e al petto il piombo di una frase irredentista pronunciata da Angelino Alfano, il segretario del partito: “Sono diversamente berlusconiano”. All’orizzonte nitida la foto di una diserzione di gruppo pianificata, secondo i sospetti, tra il Colle e la sala da pranzo di casa Alfano, con un ministro – Gaetano Quagliariello – che ha addirittura accostato Forza Italia a Lotta Continua, esibendo bandiera bianca: “Io non ci sto”. Quagliariello è stato messo alla porta immediatamente: “Tu sei fuori”, bollato come traditore, dipinto come elemento deviato, “uomo del Quirinale”, dunque nemico al cento per cento. Leggi tutto