Sorpresa: i grillini (senza Grillo) sono adulti

Cambio di stagione. L’immagine è di Carlo Freccero: “Oggi paiono dei predicatori mormoni. Tipini sempre ben vestiti, puliti, sbarbati, abbastanza secchioni, piuttosto preparati sul tema che devono affrontare”.

Erano il fondale umano del partito del capo, o del comico o anche del vaffa. La schiera plaudente e generalmente muta di Beppe Grillo. Discepoli del guru, dei riccioli esoterici di Gianroberto Casaleggio, teorici delle scie chimiche, fantastici costruttori di occhi elettronici, dispensatori del bene – se avevi tutte le ricevute del ristorante bollinate – e del male, nel caso ne fossi sprovvisto. Nel volgere di qualche mese una nebbiolina ha schermato il corpo del Capo, piuttosto “stanchino”, e ha sommerso le teorie mondialiste del guru. Il blog perde colpi, il comico smarrisce le battute, le folle spariscono dalle piazze, Casaleggio non è più quello di una volta, ma i grillini, da figlioli adoranti e anche un po’ strambi, sono divenuti parlamentari rispettabili, ascoltati. Di nuovo Freccero: “Paiono più competenti degli altri, Casaleggio ha insegnato loro di studiare i dossier e intervenire quando sanno cosa dire, come controbattere. E paiono disinteressati. Dei volontari laici che dopo un certo periodo di tempo torneranno al proprio lavoro. Fanno un figurone di fronte alla genia degli ineffabili parolai da salotto televisivo. Ti sollevano dal peso di dichiararti di destra o di sinistra. Sono dei pragmatici, non insistono in alcuna speciale narrazione”.Continue reading

Clientele, ricatti e lettere sparite. Renzi e la grana delle Poste

PRIVATIZZAZIONE SEMPRE PIÙ DIFFICILE PER LE RESISTENZE DEL SINDACATO, GOVERNO OMBRA DELL’AZIENDA DI STATO
Esondano e infine scompaiono quintali di lettere al giorno. Passano, anzi trapassano tra i centri di smistamento e le mani dei postini persino le raccomandate. E le ingiunzioni di pagamento di Equitalia? “Ora paghiamo penali per 77 consegne su 100”. Sono le stime entusiastiche della Cisl, il sindacato storico di governo – attualmente all’opposizione – di Poste Italiane, impegnata nell’ultimo furioso corpo a corpo con Francesco Caio, l’amministratore delegato dal quale Matteo Renzi attende con crescente inquietudine per l’autunno dieci miliardi di euro, frutto di una idea di privatizzazione che si fa sempre più incerta, problematica in questa babilonia.
La falange interna controlla metà dei lavoratori
Esondano dal silenzio tombale anche voci di un’ampia depravazione etica conosciuta ma non fino a questi orizzonti, di clientele sparse, assunzioni pilotate, attenzioni sessuali, persino dazioni di danaro come corrispettivo adeguato alla spintarella. “La stagione dei prenditori, dei consulenti e delle tangenti non mi riguarda. Chieda altrove”, dice Mario Petitto, l’uomo macchina, il capo in testa del sindacato Salp, federato alla Cisl, ma costruito come falange interna. Il sindacato omnibus che tessera la metà dei postali e detiene il pacchetto di maggioranza nei vertici aziendali. Petitto non è più segretario, ma Annamaria Furlan, la leader della Cisl (anch’ella è stata dipendente delle Poste) non ha la forza per contenerne l’influenza. “Già Bonanni ci fece dei danni. Speriamo che la Furlan non prosegua nella linea e sappia che noi teniamo alla nostra autonomia”. Continue reading

La paga del giudice: “Me lo merito un Rolex? Mi piace”

ANTONIO LOLLO, DEL TRIBUNALE FALLIMENTARE DI LATINA, ARRESTATO SETTIMANE FA CON MOGLIE E SUOCERA CONFIDA NELLE INTERCETTAZIONI LA SUA PASSIONE PER GLI OROLOGI
Me lo merito un Rolex?”. Ancora: “Vado a vedere un po’ di Rolex per Antonia”. E tre: “Vuoi prendere il Daytona?” E quattro: “Ma un orologio, ti prego, prendilo tu”. E cinque: “Un Nautilus mi piace molto di più”. E sei: “Mamma mia che bello, segna le fasi lunari, il quadrante è blu, vero? Sono eccitato”. E sette: “Mi scoccia darle il Royal Oak (un Piguet ndr)”.
L’amministratore delegato di Rolex non si affligga, ma il migliore testimonial della portabilità, dell’eccellenza e della qualità dell’investimento da polso si chiama Antonio Lollo, 46 anni, nato e residente a Latina, capelli lunghi, dall’aspetto ambivalente: preso da destra assomiglia al cantante Gianluca Grignani, solo un po’ più pienotto, da sinistra è goccia d’acqua di Marzullo, ma meno crepuscolare. Sportivo e perennemente coperto da una selezione di aromi profumati, scia chimica che avanzava prima di lui e segnava il suo passo.
“Qui abbiamo mosso un milione”
L’apparenza inganna però. Il dottor Lollo fino al 22 marzo scorso è stato giudice della sezione fallimentare del Tribunale di Latina. Uomo di diritto ma, come vedremo, soprattutto di rovescio. “Qua abbiamo mosso un milione di euro, tra un cazzo e un altro”. Tra un orologio e un altro, un braccialetto e un altro, un viaggetto e un altro, un fallimento e un altro, Lollo e il suo complice, il commercialista Marco Viola, hanno raccolto un po’ di quattrini. E hanno bisogno di spenderli: “A me frega solo dei soldi, e mia moglie è della partita. Non mi sento affatto sporco”. Le cronache nazionali si sono occupate con superbia di questo straordinario scandalo dell’agro pontino, concedendogli pochi onori. Invece hanno sbagliato. Nell’agro pontino il caso fatto giustamente registrare colonne umane alle edicole: “Abbiamo fatto un balzo nelle vendite”, comunica entusiasta il direttore di Latina Oggi.Continue reading

Mick Emiliano, riciclatore per la vittoria

Non sono soltanto questioni etiche, c’è anche l’estetica a far ritenere che Michele Emiliano abbia oltrepassato la soglia del non ritorno. Le sue liste all inclusive hanno incolonnato le più screanzate facce del centrodestra, fornendo al mercato della politica “che cambia” i protagonisti della conservazione, nella logica che De Gaulle illustrò con una frase illuminante: “Il potere non si conquista. Si arraffa”. “Sarò il domatore di questi qua e userò il frustino se sgarreranno”, garantisce il governatore in pectore e segretario regionale del Pd. Il circo di Puglia è pieno di trapezisti, saltatori all’insù, eccellenze nel movimento carpiato. Forza Italia svuota l’arsenale umano e l’Udc, un rassemblement di devoti nella virtù della famiglia, fornisce braccia e numeri di telefono. Ma lui, Emiliano il domatore, non si spaventa. “Quelli che si oppongono alla mia giunta sono tutti al suo fianco”, dice Paola Natalicchio, sindaco di sinistra di Molfetta, stordita dal fatto che i protagonisti della stagione più torbida della città che lei ha espugnato con un progetto fondato sulla pulizia e sul rinnovamento oggi festeggino all’idea che Michele, il suo candidato naturale, divenga governatore. Non c’è discussione e non c’è da temere: Emiliano stravincerà. Un sol boccone farà del centrodestra, oggi squinternato e piegato nella guerra che Raffaele Fitto ha ingaggiato con Silvio Berlusconi. E non c’è da discutere anche sulla moralità del protagonista di questa campagna elettorale al rovescio: Emiliano è onesto. Ed ha dato prova di essere un buon amministratore. Natalicchio usa la memoria per analizzare il tempo che fu: “Non posso dimenticare che qui a Molfetta lui, al tempo in cui era magistrato, ci mandò gli elicotteri della polizia per sgominare le bande criminali. E non dimentico che ha buttato giù, da sindaco di Bari, la vergogna di Punta Perotti, ha restituito il Petruzzelli alla città, ha realizzato un sistema di trasporto in ferro. Non lo dimentico perciò mi angoscio. Lo voterò, certo, ma ho paura di allestire un palco in piazza. Perché con lui rischio di trovarmi alla tribuna coloro che ritengo i più grandi nemici della mia città”. Emiliano ha invece preso per mano, anzi stretto la mano a Francesco Spina, che qualche mese fa è stato eletto dal centrodestra a presidente della Bat, una provincia nata morta che raccoglie le città di Bari, Andria e Trani.

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Sette ripetizioni a Matteo sulla difficile arte di insegnare

Saliamo a turno sulla scaletta e facciamo in modo che Matteo Renzi ci senta, dice Agnese, professoressa di Storia dell’arte ad Ascoli Piceno. “Mi chiamo come sua moglie, quindi prendo la parola per prima”. Sorridono gli altri sei prof, in tutto 4 donne e 3 uomini, che arrivano ai lati di Palazzo Chigi con l’intento di realizzare un Hyde Park. Saranno 7 piccole lezioni di base, brevi rudimenti ad alta voce di scuola, insegnamento e comportamento al presidente del Consiglio.
AGNESE “Iniziamo dalla cattedra. Intanto non è vero che tutte le scuole abbiano la cattedra. In quelle più sfasciate c’è un banchetto da scolaro che segna il posto del docente. Dà l’idea di come la reputazione sociale di chi insegna sia degradata. Caro Matteo, il luogo comune più becero, qualunquista e falso che ci sia è dire che noi lavoriamo 18 ore alla settimana. Abbiamo un giornalista che prende appunti. Scusi, lei (la voce verso di me, nrd) è pagato per la quantità di tempo in cui scrive un articolo? Mettiamo che lei componga questo articolo in 2 ore, sarebbe corretto se le dicessero che la sua giornata di lavoro si riduce a 2 ore?”.Continue reading

Voglia di manganello. I picchiatori in doppiopetto si sfogano tutti su Twitter

Nel conteggio dei black bloc sono sfuggiti alla polizia i volti di alcuni tipetti in giacca e cravatta che hanno dato prova di quel che vorrebbero fare – o saprebbero persino fare – se avessero tra le mani un manganello.
Paolo Romani, che il mistero insondabile della vita ha condotto in Parlamento e persino al governo di non molto tempo fa e oggi è uno dei nostri padri costituenti (sic!), ha scotennato il suo linguaggio, tradizionalmente devoto, prudente, lezioso, omaggiante: “Mandateli dai macellai dell’Isis… Pestate questi bastardi”.
ROMANI NON ERA AL SENATO a illustrare il suo programma di governo ma elegantemente su Twitter, arena pubblica dove le contumelie valgono il doppio, e infatti ha fatto un figurone.
Prima di proporlo come ministro dell’Interno e seviziatore ad honorem, resta una domanda: era vero il primo Romani, il curato brianzolo di Silvio Berlusconi, o quest’altro in versione black?Continue reading

Il Soviet delle Poste, patria degli “inabili” e regno della Cisl

IL SINDACATO BIANCO FA TESSERAMENTI RECORD. TRA GLI ASSUNTI CHI NON PUÒ ALZARE PACCHI, CHI NON PUÒ FARE LA NOTTE E CHI NON PUÒ STARE NELLA POLVERE
Ogni giorno che Dio manda in terra 14 mila dipendenti delle Poste restano a casa. Sono il dieci per cento dell’organico. Settemila di essi si ammalano: febbre, artrite, mal di testa, di pancia, di gamba, di schiena. Ogni mese 19mila dipendenti delle Poste restano a casa tre giorni extra per accudire, a norma della legge 104, la mamma anziana, la moglie invalida, la nonna immobile. Ogni giorno decine di postini risultano inidonei a fare i postini. C’è chi non può sopportare carichi sulle braccia, e dunque i pacchi restano a terra. Chi non è idoneo a fare i turni notturni. E dunque la posta non la può preparare. Chi non è idoneo a soggiornare in luoghi polverosi, e purtroppo la polvere si annida tra le lettere e dunque la posta non la può smistare. Ogni giorno è una battaglia nel grande Soviet delle Poste Italiane che questo governo vorrebbe privatizzare entro novembre e ricavarne una decina di miliardi di euro, uno dei cosiddetti tesoretti da spendere magari cash. Ma che sarà un capitombolo all’ingiù se il Soviet continuerà a perdere quote di mercato, come gli sta succedendo nella divisione corrispondenza, e di fatturato.Continue reading