“Tutti i giorni penso di rompere e presentarmi da sola alle elezioni, scegliere la mia strada, coltivare l’identità del mio partito, la pulizia, i valori veri. Una grande battaglia nel segno dell’unico valore fondante che tiene uniti tutti: la Patria”.

Quando va a letto Giorgia Meloni sogna la libertà. Poi si sveglia, fa due conti e ritorna a far la brava scolara del centrodestra.

Il mio unico timore sa qual è? Il voto utile.

Sbatté la porta di palazzo Grazioli perché Berlusconi non le aveva concesso le primarie. Dopo qualche anno si ritrova Berlusconi lì dove l’aveva lasciato: un metro e mezzo avanti a lei.

Sbattei la porta soprattutto perché ero contro l’idea di dare il sostegno al governo Monti. E col senno di poi devo dire che ne sono orgogliosa.

Però pensava pure che Berlusconi fosse finito.

È vero, l’ho pensato. Ho ritenuto conclusa la sua storia politica.

E invece… ora resta col dilemma: andare da sola col rischio di non racimolare i voti che contano oppure stare dentro la coalizione ma perdersi nella nebbia.

Con la chiamata alle armi del voto utile ho perso Roma. Chi era contro il Pd, stragrande maggioranza, ha votato Raggi. E chi non sopportava i Cinque Stelle ha digerito Giachetti. Al secondo turno sarei dovuta andare io, e invece: al lupo! al lupo!

Ma oggi questo centrodestra sembra una fake news!

Capisco la sua obiezione. È il risultato della legge elettorale che non premia la coalizione ma i singoli partiti: quindi ciascuno batte sulle differenze, scava, segna il territorio. Eppure le possibilità che si possa vincere ci sono tutte. E sono alte.

Berlusconi fa il solito partito-omnibus, Salvini il fascio-leghista e lei la Bella Addormentata nel bosco.

Mi hanno detto di peggio: sarei Alice nel paese delle meraviglie. Leggi tutto

A volte il bene è figlio del male. Grazie al naso rotto, di proprietà del collega Daniele Piervincenzi, lo Stato si è accorto:

a) che esiste Ostia

b) che anche a Ostia esiste la mafia

c) che la mafia del litorale è capeggiata dalla famiglia Spada (ieri arrestato anche il guardaspalle di Roberto, quello della testata).

Noi invece ci siamo accorti:

a) che la Rai benché abbia 1700 giornalisti in organico e due miliardi di introiti l’anno, realizza i suoi migliori programmi affidandoli a ditte esterne;

b) che Daniele Piervincenzi non è un giornalista Rai, come falsamente affermato, ma un precario retribuito da una società terza appaltatrice del programma;

c) che la Rai ingaggia sistematicamente, con la qualifica di programmisti-registi, altri centinaia di colleghi lucrando enormi guadagni ed evadendo in modo clamoroso il fisco;

d) che – infine – lo Stato dichiara di combattere la precarietà e il lavoro nero affidando alla sua più grande società pubblica il mandato di coltivare la precarietà e il lavoro nero.

da: ilfattoquotidiano.it

“Non si fanno figli perché non si fa più all’amore” (Sul grave tema del calo demografico, la deputata Michaela Biancofiore affronta, senza infingimenti, la radice del problema e scava, scava…).

La libido è diminuita notevolmente, penso come lei.

Ma no! È il tempo che non ritroviamo più, il senso della felicità che sembra irraggiungibile, il desiderio oramai riposto nella cassetta dei ricordi. Io mi sto aprendo con lei, ma non vorrei essere fraintesa.

Le sue riflessioni sono rilevanti. L’affettività è questione cruciale.

Siamo persi nelle nostre fatiche quotidiane e finanche l’insegnamento della Chiesa, per chi è cattolico, si riduce a un auspicio. Riproducetevi. Ma dove? Perché fare l’amore per un buon cattolico dovrebbe testimoniare anche la voglia di mettere al mondo una creatura.

Un cattolico ogni volta che fa l’amore dovrebbe badare a riprodursi?

Esistono gli integralisti: il ministro Delrio ha nove figli, si chieda perché.

Lei è cattolica?

Assolutamente, ma non praticante. Leggi tutto